Yannick – La rivincita dello spettatore di Quentin Dupieux

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Sul palco va in scena una commedia leggera: una coppia sta discutendo in cucina sulla recente confessione da parte della moglie di amare un altro, il quale si trova al momento in bagno perché ha problemi intestinali. Le battute sono prevedibili, la recitazione allegra ma nulla di memorabile. Ad un tratto dal pubblico si leva un giovane alto dal fisico asciutto: contesta la pièce, dice che sta perdendo il suo tempo, che era di cattivo umore già prima di entrare e ora, invece di riprendersi, si sta deprimendo ancora di più, che per arrivare fino al teatro ha impiegato più di un’ora e davanti a questo spettacolo si sente vilipeso, insomma protesta in maniera diretta ed esplicita. Gli attori dal palcoscenico ribattono, lo mettono in mezzo, dapprima come scherzo, poi con intento offensivo: nessuno si deve permettere di fermare l’arte sacra del teatro, lo sa lui quanto costa una messa in scena? Quanti giorni di prove, quanto tempo ha speso l’autore a scrivere, quanta fatica, quanto sforzo hanno fatto in tanti?

Il paradosso della situazione – la rottura della quarta parete e dell’atto di fiducia da parte dello spettatore nei confronti dei suoi simili che davanti a lui mettono in scena una rappresentazione – ha fatto saltare in aria tutti i parametri. Regna la confusione, tutto è vago, dalla disposizione che si vuole prendere in questa nuova recita che si sviluppa tra il palco e la platea alla reazione nel sentirsi parti in attivi invece che passivi.

Raphael Quenard

Quando sta per perdere il controllo della protesta Yannick – che si è dichiarato un semplice guardiano notturno che lavora nelle periferie – tira fuori una pistola e la faccenda si fa più seria. La presa in ostaggio a questo punto è chiara, qualcuno ha paura, un ragazzo si appisola sulla spalla della madre che probabilmente lo ha trascinato a teatro, gli attori in scena cercano una via di uscita.

Nei toni di commedia si racconta una insoddisfazione umana e sociale: la frustrazione di chi si ritrova a compiere un lavoro senza passione, la tracotanza di chi crede che attraverso l’arte innalzi gli animi, anche in un’opera teatrale senza un testo valido e con una regia lasciata in mano agli attori, la meschina perversione di avere una password volgare e un salvaschermo ai limiti della pedofilia, la semplicità di accontentarsi di essere proprietari di una scuola guida e amarsi ancora dopo tanti anni: storie di cittadini, spettatori della loro stessa esistenza.

Nonostante una scrittura sapiente e una recitazione impeccabile, Yannick – La rivincita dello spettatore non incide un segno forte nello spettatore, malgrado il sottotitolo italiano dell’originale: lo titilla, lo fa sorridere, lo tiene sveglio ma, un po’ come il pubblico che è andato a vedere Le cocu (“Il cornuto”) in sala, si intrattiene senza grandi slanci, non si emoziona, viene lasciato a bocca asciutta con un finale fin troppo sospeso.

In sala dal 18 gennaio 2023


Yannick – La rivincita dello spettatore  (Yannick) –  Regia e sceneggiatura  fotografia: Quentin Dupieux; montaggio: Quentin Dupieux; musica: Guillaume Le Braz, Gadou Naudin, Louis Naudin; interpreti: Raphael Quenard, Pio Marmaï, Blanche Gardin, Sébastien Chassagne; produzione: Chi-Fou-Mi Productions, Atelier de Production, CNC; origine: Francia, 2023; durata: 69’; distribuzione:  Wonder Pictures.

 

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