Il signore delle formiche di Gianni Amelio

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Già vincitore del Leone d’Oro nel 1998 con Cosi ridevano e regista del controverso, poco riuscito Hammamet (2020), Gianni Amelio torna sul grande schermo raccontando una storia apparentemente lontana nel tempo ma capace di riflettere una parte importante del nostro passato che a tratti non sembra così distante.
Nel precedente Hammamet  dietro alla storia degli ultimi sei mesi di vita dei uno dei leader più discussi del nostro passato recente, Bettino Craxi, scavava dentro la memoria italiana disegnando la rapida ascesa e l’altrettanto rapida decadenza del potere.
Anche in questo caso, si parte da un caso singolo, ovvero dal processo per plagio ad Aldo Braibanti, per narrare la realtà sociale, politica e le tante contraddizioni della nostra Italia dal 1959 alla fine degli anni Sessanta.
Il Braibanti interpretato da un bravissimo Luigi Lo Cascio, è naturalmente dotato di un ingegno multiforme: scrittore, poeta, mirmecologo (da qui il titolo del film), Aldo ha il dono del carisma intellettuale e la capacità di affascinare chiunque (o quasi), per le sue idee così libere da qualunque imposizione e per la sua personalità originale e schiva, al tempo stesso.
Con Ettore è immediatamente un colpo di fulmine: Aldo è il suo mentore, ragionano insieme su filosofia e principi morali e il giovane assapora una libertà, soprattutto intellettuale, mai conosciuta prima.
Siamo all’inizio degli anni Sessanta (il processo invece si svolgerà nel 68) e il nostro paese è ancora piuttosto chiuso, rigido, ottuso e retrogrado, a partire dal bigottismo della madre di Ettore alla corte in  tribunale, che ritiene che alcuni istinti deviati vadano ” curati”.
E di fatto, poco più di 50 anni fa, Aldo Braibanti fu condannato a 9 anni di reclusione con l’ accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà un suo studente e amico. Il giovane discepolo, per volere della famiglia fu chiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a torture devastanti, come l’elettroshock e ovviamente, il lavaggio del cervello.
Alcuni anni dopo, esattamente nel 1981, il reato di plagio è stato eliminato dal codice penale e la corte costituzionale dichiarò l’ illegittimità di tale reato.
Dietro la facciata del “plagio” l’ accusa della corte era ovviamente indirizzata alle persone non conformi al sistema, ai “diversi” e Braibanti, il caso da processare. Colpisce, in questa riuscitissima pellicola di Amelio, l’ indifferenza generale e la chiusura della famiglia, non solo quella di Ettore, ma quella delle famiglie italiane in generale, che sembrano nuclei e sistemi di riferimento ancora gretti e molto poco evoluti.

Elio Germano

Nell’ indifferenza generale dell’opinione pubblica e di testate anche importanti, si muove un giornalista illuminato dell'”Unità”, Ennio – con un cappelletto che ricorda quello di Walter Matthau in Prima pagina (1974) di Billy Wilder – interpretato da Elio Germano al solito molto convincente, soprattutto nelle espressioni silenziose e nei controscena che lo rendono umano e terribilmente vero. Durante un colloquio con Braibanti, Ennio, infervorato gli consiglia di parlare in tribunale: “Devi difenderti, devi lottare in aula, questo processo è davvero lo specchio del nostro paese nell’aspetto più retrivo, più meschino, più criminale, è per questo che devi combattere”.
Unica mosca bianca assieme al giornalista e i sostenitori è Susanna, la mamma di Aldo, una donna molto evoluta spiritualmente e mentalmente, nonostante la non più giovane età.
Il processo e le sue conseguenze, generano un interessante racconto a più voci, che prende spunto da questo fatto incredibile, realmente, come sappiamo, accaduto, per mostrare il volto di un pase bigotto e ottuso.
Una pagina di cronaca raccontata magistralmente che ci parla ancora di pregiudizio e chiusura mentale, mostrandoci le sfaccettature e le tante contraddizioni del nostro paese in quel periodo storico che sembra lontano ma di cui l’ eco risuona ancora oggi.

In sala dall’8 settembre


Il signore delle formicheRegia: Gianni Amelio; sceneggiatura: Gianni Amelio, Edoardo Petti, Federico Fava; fotografia: Luan Amelio Ujkaj; montaggio: Simona Paggi; interpreti: Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Leonardo Maltese, Sara Serraiocco ; produzione:Kavac Film (Simone Gattoni), IBC Movie (Giuseppe Caschetto), Tenderstories (Moreno Zani, Malcom Pagani) con Rai Cinema;  origine: Italia 2022; durata: 134′; distribuzione: 01 Distribution

 

 

 

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