La natura dell’amore di Monia Chokri

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Sophia (Magalie Lépine Blondeau) è sposata da dieci anni con Xavier (Francis-William Rhéaume), condivide con lui interessi e cultura, gusti e amicizie ma la passione ha perso mordente. Per ristrutturare uno chalet di sua proprietà la donna entra in contatto con Sylvain (Pierre-Yves Cardinal), un tuttofare di bell’aspetto, di diversa estrazione sociale, col quale scherza piacevolmente e verso il quale sente, contraccambiata, una attrazione sessuale difficile da reprimere.

Inizia così una relazione adulterina travolgente che alterna alla quotidianità di una noiosa vita di coppia e alle lezioni di filosofia alla università della terza età. Coinvolta in una girandola di emozioni fisiche, la donna decide di stravolgere la sua vita in base alla relazione che la rende felice: lascia il compagno, si confida con le amiche riguardo al grado di soddisfazione sensuale, Sylvain sta sempre da lei, si nutrono l’uno dell’altra. Sophia durante le lezioni universitarie scandaglia la natura dell’amore (voilà, ecco il titolo della versione italiana): dapprima arriva il desiderio e ci si strugge al pensiero di non potere ottenere l’oggetto desiderato, al momento della corrispondenza di sensi si vive solo dell’altro, alla fine si cerca di ritrovare un proprio posto nel mondo: una tripartizione che si rispecchia nella relazione tra Sophia e Sylvain, l’attraente docente e l’uomo gentile dalle potenti mani capaci, delicato al punto da dichiararsi in ginocchio con un anello di zircone e un biglietto aereo per una meta turistica di seconda classe sotto gli occhi degli amici snob di lei, pronto a portarla a cena in famiglia a mangiar pollo fritto con le mani e a insultarsi bonariamente tra fratelli.

Magalie Lépine Blondeau e Pierre-Yves Cardinal

Nel confronto con i mondi di appartenenza giungono i primi momenti di imbarazzo della novella coppia dovuti a divergenze di pensiero e di espressione: Sophia corregge più volte la grammatica con cui l’amante esprime i suoi sentimenti e lui, genuino e privo di sovrastrutture, minimizza senza prendersela; un’altra volta lei diviene gelosa di una cugina molto ritoccata chirurgicamente che Sylvain abbraccia a lungo al pub e che bolla, prima di conoscere il grado di parentela, come una che fa strip-tease in locali per soli uomini.

Simple comme Sylvain cioè “Semplice come Sylvain” il titolo originale: questa semplicità è tutto ciò che la protagonista cerca all’inizio, stufa della borghesia intellettuale e dei suoi birignao, della cultura esposta facendo a gara a chi ne sa di più, infelice della mancanza di sospiri e brividi.

Mescolando l’alto e il basso, il melodramma e l’erotismo, la cinefilia e la commedia romantica Monia Chokri narra un mondo classista in cui le differenze sociali si finge per estrema educazione che non contino e invece pesano come macigni, in cui una unione bizzarra cozza con le regole del bon ton, in cui due esseri umani poco affini hanno difficoltà a portare avanti una relazione amorosa di fronte al mondo.

Con stile che, a tratti, estremizza il romanticismo e, al tempo stesso, la carica sessuale, con campi lunghi di paesaggi marini e gabbiani che volano su musica enfatica contrapposti a zoomate a stringere l’inquadratura sui primi piani visi dei protagonisti durante l’eccitazione o nel parossismo di un orgasmo, la regista induce lo spettatore a entrare in vibrazione con la trama, con la possibilità di empatizzare con entrambi i protagonisti, ambedue bisognosi d’amore e di comprensione. Cast perfetto.

In sala dal 15 febbraio 2024


La natura dell’amore (Simple comme Sylvain) – Regia: Monia Chokri; sceneggiatura: Monia Chokri; fotografia: André Turpin; montaggio: Pauline Gaillard; musica: Emile Sornin; interpreti: Magalie Lépine Blondeau, Pierre-Yves Cardinal, Francis-William Rhéaume, Monia Chokri; produzione: Metafilms; origine: Canada/Francia, 2023; durata: 110 minuti; distribuzione: Wanted Cinema.

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