Moulin – un potente film resistenziale su un eroe della II° Guerra mondiale. Voto ***(*)
László Nemes torna in Concorso a Cannes con Moulin la sua ultima opera filmica. Dopo l’Oscar e il Grand Prix Speciale della Giuria sulla Croisette per Il figlio di Saul nel 2015 , il regista ungherese ha continuato a trattare drammi storici. prima con Tramonto (2018) e poi con Árva/Orphans, presentato l’anno scorso alla Mostra di Venezia.
In questo ultimo film, l’azione si sposta dall’Ungheria alla Francia – e non dimentichiamo che Nemes ha vissuto molti anni a Parigi – per portare sullo schermo un’opera biografica dedicata agli ultimi giorni di vita di Jean Moulin, eroe della resistenza partigiana durante il periodo di occupazione in Francia da parte del governo di Vichy. Punto di partenza di Moulin è il periodo dopo la caduta di Parigi, quando il protagonista è incaricato di unire e organizzare i gruppi partigiani insieme alle forze armate francesi sotto il comando di De Gaulle.

Sotto il nome di copertura di Jean Martel, di professione architetto d’interni, Moulin (Gilles Lellouche) paracadutato in Francia con un volo da Londra, si trasferisce da Parigi a Lyon per portare importanti informazioni su come procedere con l’organizzazione dei gruppi partigiani. Dopo alcuni incontri segreti con una staffetta e membri della resistenza incontra ad una mostra di quadri d’arte la contessa De Forez (Louise Bourgoin) che gli fa delle avance. Nonostante le precauzioni adoperate per un incontro organizzato nello studio di un medico partigiano, in seguito ad una soffiata di un collaboratore finisce nelle mani della Gestapo e viene tenuto in prigione senza che la sua identità sia rivelata. Finito sotto le grinfie del brutale e sadico comandante Klaus Barbie (Lars Eidinger), – soprannominato il boia di Lione, per la sua fama ad essere spietato – Moulin dovrà sostenere e sopportare lunghi giorni di angherie, torture e maltrattamenti, ma rimarrà fedele ai suoi compagni e non rivelerà ma dei piani segreti. Sopravvissuto ad un tentativo di suicidio, soccomberà infine durante un viaggio in treno verso il campo di concentramento. Il suo nome sarà onorato postumo dalla Résistance francese.

Facendo largo uso di elementi di genere quali il noir, il cinema di spionaggio e poliziesco, il regista ungherese rende onore ad una figura mitica della storia dell’occupazione nazista della Francia. E ciò, grazie anche alla scelta di un attore come Gilles Lellouche che conferisce il decoro e la dignità che si addicono ad un personaggio così amato ed importante per la storia transalpina.
Assistente di Béla Tarr per L’uomo di Londra (2007), possiamo dire che László Nemes abbia assorbito un’educazione cinematografica prettamente classica che ritroviamo nella curata messa in scena dei suoi film, nella composizione formale e nell’uso convenzionale, quasi scolastico della macchia da presa – in particolar modo, nella esemplare attenzione all’uso, come in questo caso di pellicola 35mm, per le riprese, oltre all’ottima qualità della fotografia. Quest’ultima in Moulin ci ha colpito in modo particolare, tanto che la potremmo definire straordinaria. Affidata ad un collaboratore ormai di lunga data come Mátyás Erdély non ha rivali fra i film visti sino ad ora in Concorso. Fin dalla sequenza d’apertura, con delle fantastiche scene al chiaro di luna e durante l’atterraggio con il paracadute del protagonista, ma poi anche, via via, che il film prosegue, viene privilegiata una ambientazione notturna di incredibile sensibilità: l’aria, il fumo di sigaretta, persino il pulviscolo, diventano quasi palpabili. E il film riesce in tale intento, utilizzando poche, rare fonti luminose e un’illuminazione minima. Mentre per le scene “a giorno” Erdély utilizza una colorazione che tende al seppia, molto simile alle scene dei cinegiornali del tempo che introducono, con bombardamenti e la presa di Parigi, l’inizio del racconto.

Peccato per la triviale e scontata, rappresentazione un po’ a cliché delle truppe naziste che ad ogni scena, anche se brevi, picchiano, spingono e imprecano in tedesco, fino quasi a restituirci una resa degli eventi narrati troppo esagerata e alla lunga estenuante. Per quanto tuttavia ciò sia avvenuto nella realtà, purtroppo. Perché, ad esempio, la realtà storica ci ricorda come il personaggio di Barbie sia stato veramente un essere spietato e abbia compiuto degli atti atroci e spregevoli.
A parte, però, questa considerazione a margine, Moulin ci è sembrato un film pregevole e riuscito – sarebbe un peccato se almeno la fotografia non potesse ricevere un riconoscimento.
Moulin – Regia: László Nemes sceneggiatura: Olivier Demangel; fotografia: Mátyás Erdély; montaggio: Péter Politzer; musica: Laetitia Pansanel; scenografia: ; interpreti: Gilles Lellouche, Lars Eidinger, Louise Bourgoin, Félix Lefebvre, Marcin Czarnik; produzione: Pitchipoï Productions, Montmartre Films, Studio TF1; origine: Francia, 2026; durata: 130 minuti.
