Mutiny. Voto: ** La pellicola di Jean-François Richet guarda all’action-cinema di fine anni ottanti e inizi anni novanta, alla figura dell’eroe solo contro tutti visto nella serie Die Hard, ma che non si avvicina nemmeno a Trappola in alto mare (Andrew Davis, 1992) interpretata da Steven Seagal.
Tra il 2008 e il 2009 Jean-François Richet aveva diretto il dittico, tra biopic e noir, di pregevole fattura, Nemico pubblico n.1 (Nemico pubblico n. 1 – L’istinto di morte del 2008, seguito da Nemico pubblico n. 1 – L’ora della fuga del 2009), mettendo in scena la vita del criminale francese Jacques Mesrine. Qualche anno prima, nel 2005, aveva rifatto nientemeno che John Carpenter (Assault on Precinct 13, 2005), sorta di dichiarazione di intenti delle proprie ambizioni registiche.
Dove siano finite queste ambizioni è ora la domanda che occorre porsi guardando Mutiny, sua ultima fatica cinematografica.
Cole Reed (Jason Statham, al minimo sindacale) è un ex agente di polizia, trasferitosi a Bangkok. Lavora come guardia del corpo del magnate Tibu Campallo (Ramon Tikaram), armatore locale che si è fatto da zero, Ceo della KMG, multinazionale miliardaria del trasporto merci via mare. Tra i due esiste un rapporto non semplicemente lavorativo, fatto di stima reciproca e di affetto quasi filiale.
All’uscita da un evento aziendale il CEO della KMG subisce un attentato, rimanendone ucciso, nonostante la protezione offerta dalla propria guardia del corpo. Deciso a scoprire chi sia il mandante dell’omicidio, Cole, cui nel frattempo è stata erroneamente addossata la morte dell’ex datore di lavoro e nonostante avesse dato la propria parola di proteggere Kameron (Chaneil Kular), giovane figlio di Tibu, decide di imbarcarsi sulla nave Artemis, appartenente alla flotta dell’armatore, poiché uno dei mercenari che ha compiuto l’attentato era destinato a imbarcarvisi.
Giunto a bordo sotto mentite spoglie, Cole inizia a indagare e scopre verità nascoste dietro le quali si potrebbe celare il vero motivo dell’attentato. Braccato da una nutrita parte dell’equipaggio, tra cui il comandante Marko Madsen (Roland Møller, faccia azzeccata per il ruolo, la sua), al Nostro non rimane altro che tentare di uscire vivo dalla nave, assieme al medico di bordo Angie Ellis (Annabelle Wallis), suo unico aiuto ed estranea alla vicenda, e tornare sulla terra ferma per assicurarsi che il mandante dell’omicidio riceva la giusta punizione. Più facile a dirsi che a farsi, tuttavia, poiché tra Cole e la terra ferma, oltre ai male intenzionati membri dell’equipaggio, si frappongono diversi giorni di navigazione in mare aperto.

Mutatis mutandis, con Mutiny ci troviamo di nuovo dalle parti del precedente The Plane (2022), modesto survival action diretto da Richet, sempre su sceneggiatura di J.P. Davis stavolta affiancato da Lindsay Michel.
Li avevamo Gerard Butler nella doppia veste di protagonista e produttore, capitano spaccone e muscolare di un aereo di linea, qui invece troviamo Statham ex poliziotto testosteronico e macho con soglia di humor sotto la soglia di guardia: “che cosa vuoi?” gli chiedono, “vendetta” è la risposta perentoria.
Una pellicola, Mutiny, che guarda all’action-cinema di fine anni ottanti e inizi anni novanta, alla figura dell’eroe solo contro tutti visto nella serie Die Hard (interpretata, quella sì con humor efficace, da Buce Willis), ma che non si avvicina nemmeno a Trappola in alto mare (Andrew Davis, 1992) interpretata da Steven Seagal.
Non tutta colpa del regista però: Richet prova a tenere botta e la sequenza iniziale, ambientata in una Bangkok notturna e piovosa (oltre che a successive sequenze di caccia all’uomo tra ambienti claustrofobici e prospettive vertiginose a bordo dell’imbarcazione), lasciava sperare per il meglio.
Ma con una sceneggiatura fatta di personaggi stereotipati, molti dei quali appena abbozzati (il solito membro dell’equipaggio che freme per tornare a casa dai figli), tra buchi logici e personaggi persi inspiegabilmente per strada – senza rivelare nulla, si veda il (non) ruolo della “cavalleria americana” chiamata per radio a salvare la situazione – stavolta, per il regista francese, è davvero difficile portare a casa la pagnotta.
Il finale di Mutiny apre al sequel, ma, forse, per Cole Reed è già arrivata l’ora per il pensionamento anticipato.
In sala dal 10 settembre 2026.
Mutiny – Regia: Jean-François Richet; Sceneggiatura: J.P. Davis, Lindsay Michel; fotografia: Brendan Galvin; montaggio: David Rosenbloom, Joe Rosenbloom; musica: Marcus Trumpp; interpreti: Jason Statham, Annabelle Wallis, Roland Møller, Adrian Lester, Ramon Tikaram, Arnas Fedaravičius, Jason Wong, Ben Cartwright, Chaneil Kular; produzione: Marc Butan, Jason Statham; origine: USA 2026; durata: 95 minuti; distribuzione: Eagle Pictures.
