Nouvelle Vague sul Tevere (Roma, 2-6 luglio 2026): Les Immortelles: intervista a Léna Garrel

Les Immortelles
Léna Garrel

In occasione della proiezione di Les Immortelles per la regia di Caroline Deruas presso l’ultima edizione di Nouvelle Vague Sul Tevere, abbiamo avuto modo di conversare con l’attrice Léna Garrel, la piccola di “casa Garrel” già comparsa sul grande schermo in Les Amandiers/Forever young (2022) per la regia di Valeria Bruni Tedeschi. Les Immortelles è un lungometraggio ambizioso che si presenta come un racconto di formazione servendosi tra l’altro di parti cantate e frame onirici, parlando in punta di piedi di perdita ma soprattutto di coraggio.

Quando è nata la tua volontà di cimentarti con la recitazione?
Ho maturato l’idea di recitare subito dopo la maturità, dopo l’esame scolastico. Non sapevo cosa fare esattamente e ho intrapreso gli studi letterari, specializzandomi sul teatro. In quel momento ho compreso che il corso che mi interessava maggiormente era proprio quello teatrale. Ho deciso di fermarmi e dedicarmi unicamente ad esso: ho pertanto seguito 4 anni di conservatorio a Parigi. In particolare, ero attratta da un tipo di teatro che si inserisce nella lotta femminile, con dei personaggi estremamente forti. È stato così il mio inizio come attrice: tutt’ora ho ancora delle paure e dei dubbi, ma nonostante ciò proseguo dritta sul mio cammino. Non è sempre facile lavorarci. Inoltre, non esiste un metodo giusto per divenire un bravo attore o una brava attrice. È un lavoro in cui si lavora nell’ incertezza: bisogna apprendere ad abbracciare con gentilezza le proprie paure e i dubbi che ne derivano.

Quali sono invece i film italiani contemporanei o passati che ti hanno segnata?
Recentemente non ho guardato troppi film italiani, ma per quanto riguarda i classici amo Umberto D. diretto da Vittorio De Sica o anche C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. In quest’ultimo, apprezzo particolarmente le scene in cui i personaggi guardano in macchina. Le trovo incredibili!

Com’è stato lavorare al fianco di tua madre, Caroline Deruas?
È stata una troupe veramente gioiosa ed erano presenti molte donne sul set. Caroline ci tiene molto che la gente stia bene sul set. Non avevamo molto tempo per girare: è stata realmente una bella esperienza. Le emozioni che ho provato sono state estremamente forti.

Cosa ti ha invece insegnato la tua famiglia per quanto riguarda la recitazione?
Mio nonno, Maurice Garrel, ha lavorato molto col teatro e lui diceva sempre che nel fare teatro non bisogna essere geniali e a furia di essere bravi e giusti, magari si diviene geniali. È già molto essere tutto ciò! Concordo decisamente con lui…

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