Photogame – Autoritratto di un’ossessione di Alex Ruzzi

Photogame – Autoritratto di un’ossessione . Voto **(*).  Luca, un influente imprenditore biellese di mezza età, intraprende un’avventura nel mondo della moda. Quella che doveva essere un’innocua svolta professionale, diventa un pericoloso viaggio dentro sé stesso.

Il mondo attuale è meno attuale di quanto possa sembrare. Trattasi probabilmente di un gioco di prospettive, di sguardi persi in corpi vuoti che non vedono l’ora di essere spinti per cadere pavidamente nel baratro delle scoperte, consegne, moderne. In un coacervo di forti emozioni e stati d’animo dove, senza una vera costruzione dal basso in ascolto verso le nostre fragilità, appesantiti da una tracotanza dell’animo, incapaci del tutto, esperti del niente. La perdita inesorabile dei sensi e delle proprie passioni legate alle percezioni, sono un bersaglio incapace di reagire di fronte all’inesorabile e iper-tecnologizzazione consumistica che stiamo vivendo in pieno, oggi.

In Photogame- autoritratto di un’ossessione di Alex Ruzzi, gran parte del sottotesto si concentra proprio sul trionfo del non essere, incastrato nelle logiche servili di un potere che non basta e di un’ossessione che avanza in preda alle frustrazioni più meccaniche dell’umano.

Veniamo subito catapultati, come a voler ricreare un impatto, una caduta, nella vita di Luca (Stefano Pesce), un imprenditore di tessuti che ha oramai raggiunto una notorietà anche internazionale. Siamo intromessi nelle sue abitudini consumate e sintetizzate all’interno di una fotografia che evidentemente fa da catalizzatore di un mondo perduto e mai dimenticato.  Elemento che più di altri imbalsama il tempo, rendendolo oggetto non definibile ed estremo. Un gesto semplice quello di fotografare ma che lascia nel presente e nel tempo a venire una memoria lucida e viva dell’essere capace di riaccordare armonicamente i sensi disturbati dal dilagare distruttivo della distrazione di massa.

Deciso ad aggiungere un tassello definitivo alla sua carriera, Luca prende la decisione di lavorare anche all’interno della moda attraverso un atelier, modelle e fotografi oltre ad una assistente alla produzione.

Alex Ruzzi attraverso un gioco di colori con un grigio che prevale e di luci e ombre capaci di manifestare la natura reale di personaggi ed in particolare dell’imprenditore che di minuto in minuto nella storia assume i tratti spietati del carnefice vittima di un mondo in cui credeva di avere un controllo, un ordine, una spietata e logorante definizione di sé. Nella logica borghese di una famiglia all’apparenza perfetta si nascondono le nefandezze perverse dell’imprenditore accompagnato dagli altrettanto pavidi compagni di avventura nel settore della moda.

Nel corso della storia di Photogame- autoritratto di un’ossessione, Luca assume una personalità nuova, che sembra ancora più invincibile ancora più incontrastata e libera e nel mentre creata da un’intelligenza artificiale, il protagonista incontra un gioco “Photogame” appunto che prevede la scannerizzazione di chi vuol partecipare fino ad unire a due a due i protagonisti e cercando da loro il superamento di una prova. Qualora uno dei due partecipanti non volesse partecipare alla prova, ecco che scatta una penale salatissima, e così anche il gioco diviene sempre più illogico, spiazzante, perverso, divisivo e distruttivo.

Non capiamo bene in realtà del perché Luca voglia rendere questo gioco partecipe insieme alle sue modelle e fotografi; eppure, nel sottotesto è evidente un senso di insoddisfazione enorme e straborda nel piacere perduto dagli attimi consumati da una vita sacrificata al dovere non solo lavorativo ma anche macchiettistico di società prive della sostanza che lega gli elementi umani e naturali per far posto alle logiche informatiche e settoriali del non-mondo.

Photogame è strutturata in più tableau vivant che rappresentano dipinti di numerosi autori partendo da Escher passando per Magritte fino a La caduta di Icaro di Chagall per terminare con l’autoritratto di Egon Schiele. Indici di una forza emotiva che poco traspare nel film specialmente in momenti a volte richiamati come a rispettare un genere o una forma. In ogni caso rimane un sottotesto e delle dinamiche interessanti in Photogame, che aprono lo scenario ad una regia che ha margini di crescita e sviluppo del proprio linguaggio.

Interessante è proprio il paradosso che si genera con Escher attraverso l’opera Hand with reflecting sphere. Qui, trionfa, il concetto di autoreferenzialità e paradosso logico laddove sono rappresentate due mani, una intenta a disegnare l’altra in un ciclo senza fine. Non vi è almeno in apparenza una origine e una fine dato che una mano disegna l’altra; ponendo in discussione anche la percezione di chi è creatore e chi la vive questa creazione. L’infinito all’interno di uno spazio finito e definito.

Alex Ruzzi apre, attraverso le opere che precedono i mutamenti e stati d’animo del protagonista, ad un linguaggio visivo che si fa vivo, in cui l’arte ci viene incontro nella rappresentazione del mondo e dei suoi cambiamenti, dei sentimenti e delle gentili concessioni della coscienza dell’animo, inerte eppure difficilmente indifferente di fronte ad opere che riflettono e raccontano il sottomondo, attraverso la sostanza della lucida follia in terra. Uno sguardo che guarda al cielo e alla terra, abbracciando orizzontalmente l’umano.

L’intelligenza artificiale, con Photogame, diventa protagonista indiscussa attraverso un gioco di ruoli che può sembrare innocuo, eppure capace di ribaltare lo scenario dell’ipocrisia azzannando come un animale insaziabile, le sue prede, arrivate a lui come devoti non coscienti del tutto della religione che stanno praticando. Un monito all’attenzione non solo verso la tecnologica ambizione di spegnere i nostri sensi ma soprattutto nello sguardo verso l’altro spesso surclassato dall’appiattimento che avanza, aprendo e al contempo chiudendo la percezione vivificante dell’esistenza.

Sospesi e incantati, cadiamo sperando che quel dolore possa riconnetterci al sentire e non rimane altro che l’ossessione di riprovarci e riprovarci ancora. The fall of Icarus.

In sala dal 1 ottobre 2026.


Photogame – Autoritratto di un’ossessione  – Regia:  Alex Ruzzi; sceneggiatura: Nina Monica Scalabrin, Alex Ruzzi, Franco Ferrini; fotografia: Mario Sposito; montaggio: Pietro D’Onofrio; musica: Giovanni Piccardi, Thijs De Vlieger, Fabio Dreamon;; interpreti: Stefano Pesce, Anne Consigny, Clara Ponsot, Elisa Visari, Riccardo Eggshell, Gloria Anselmi, Gian Sessarego, Leda Kreider, Sebastiano Farci, Erika Franceschini, Alice Lepidio, Danni Sampaio, Lígia Vieira; produzione: Giorgio Barchietto per Photogame; origine: Italia, 2026; durata: 112 minuti; distribuzione: L’Altrofilm.

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