Il Mistero del Profumo Verde di Nicolas Pariser

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Prendete la suspense e l’intrigo di Hitchcock, l’ironia di Jean-Paul Rappeneau, i treni di Agatha Christie, ed infine lo spirito e le atmosfere di Hergé, il celebre fumettista belga, con il suo “Le avventure di Tintin”, e fate un bel frullato. Ora aggiungete una iconica figura di donna in trench di pelle nera: celebre look androgino che, a partire dalla divina Greta Garbo (Il trench fece la sua prima comparsa sul grande schermo con lei, verso la fine degli anni ’20) sino ad Isabelle Huppert, ha avuto e continua ad avere un irresistibile carisma. 

Mescolate per bene, aggiungete l’immancabile Macguffin, ossia un oggetto misterioso che non deve assolutamente cadere nelle mani sbagliate, ed otterrete Il mistero del Profumo Verde (Le Parfum Vert), la nuova opera di Nicolas Pariser: un film di avventura e mistero, una commedia di spionaggio che pare sempre sul punto di spiccare il volo, ma che, infine, rimane placidamente appollaiata sul suo trespolo.  

Tra le note positive, sicuramente, figurano le interpretazioni dei due attori, soprattutto Sandrine Kiberlain, che infonde di irresistibile sensualità ogni scena in cui è presente: naturale e spigliata, in perfetta sintonia con il bravo Vincent Lacoste, che abbiamo visto anche nei panni di Etienne Lousteau ne Le illusioni perdute di Xavier Giannoli. 

Nel bel mezzo di uno spettacolo alla Comédie-Française, un attore muore sul palco, avvelenato. Martin (Vincent Lacoste), membro della troupe e amico della vittima, giunge al suo capezzale appena in tempo per sentirgli proferire una misteriosa frase. Ora Martin è sospettato dalla polizia, ed è anche inseguito da una misteriosa organizzazione, il “Profumo Verde”, che sembra aver ordinato l’omicidio. Mentre conduce le proprie indagini, riceve l’aiuto inaspettato di Claire (Sandrine Kiberlain), un’eccentrica vignettista bisognosa di avventura. L’improbabile duo attraverserà l’Europa per sventare i piani del misterioso Profumo Verde.  

A illustrare l’origine del progetto, riportiamo le parole dello stesso Pariser: 

“A un certo punto ho pensato che in Hitchcock e Hergé ci fosse qualcosa di caratteristico: negli anni Trenta le loro opere parlavano della salita al potere del fascismo e del nazionalismo, senza però mai evocare la questione dell’antisemitismo. Erano due artisti cattolici che percepivano la deflagrazione futura non vedendo semplicemente quel problema. A dire il vero, per Hergé ciò è un po’ inesatto e soprattutto insopportabile: nei suoi albi ci sono degli ebrei, ma sono quasi sempre delle caricature antisemite. In Hitchcock, a mia conoscenza, gli ebrei non ci sono proprio. Dopo avere accertato questo punto cieco, mi sono chiesto che cosa avrebbe significato mettere dei personaggi ebrei al centro di una narrazione di spionaggio del tipo «hitchcockiano-hergéana». Il progetto ruotava su questa idea: scaraventare due personaggi ebrei nell’Europa tormentata del XXI Secolo. Volevo cercare di filmare l’Europa come un territorio che, storicamente e politicamente, esiste e non è soltanto un capriccio di neo-liberali post-democratici. Intrecciare Hitchcock e Hergé mi offriva un punto di partenza: la commedia di spionaggio. E mi interessava «darci dentro» su quei codici. Poi, man mano che la storia si sviluppava, era necessario che me ne allontanassi, che quei riferimenti non fossero per niente il motore della finzione. Bisognava spostarsi verso il motivo centrale, che è l’angoscia fisica degli ebrei in Europa, presente ancora oggi. Filmare l’Europa è filmare un territorio più che mai infestato dal fascismo e dall’antisemitismo.” 

Sebbene solamente alla sua terza opera, Nicolas Pariser mostra un notevole mestiere nel condurre il gioco, ma la padronanza, da sola, non basta a creare coinvolgimento. L’allontanamento dai riferimenti menzionati sopra, produce un’incertezza che non si risolve, come si auspicava il regista parigino, con uno spostamento verso il motivo centrale. La tavola è ben apparecchiata, ma, a metà del pasto, ci si accorge che le pietanze sono insipide, e freddine. La curiosità che la vicenda suscita è appena sufficiente per tenere a galla l’interesse. Se non fosse per i due protagonisti, il film perderebbe gran parte del suo carisma. Si percepisce una certa inconsapevolezza nell’utilizzo di un’ironia, che evidentemente il regista apprezza, ma non gli appartiene, dunque lavora per imitazione, ed i risultati sono piuttosto rigidi.      

Certe parti, poco credibili, lasciano leggermente interdetti: l’inverosimile, quando non è riscattato da una potente stilizzazione, rivela l’assurdità della storia, aprendo così ad un irrealismo che si perde alla ricerca di una connotazione. Si potrebbe dire che l’ispirazione fumettistica si fa troppo invadente, a livello narrativo, ed entra in contrasto con la vena hitchcockiana, rendendo, di fatto, il film inaccessibile a livello emotivo. 

La pellicola di Pariser strizza l’occhio ad Hitchcock (primo periodo, quello inglese) in più di una sequenza, e non solo: i titoli di testa sono elaborati con uno stile che omaggia Saul Bass, il celebre illustratore che ideò i titoli di testa di Psyco, la locandina richiama lo spirito di quelle di Caccia al ladro e Il Club dei 39 e nel film sono disseminati ovunque riferimenti alla sua filmografia. Pariser gioca con elementi che gli sono evidentemente cari: c’è la misteriosa organizzazione, rapimenti, i fumetti, il treno ed i suoi interni, gli inseguimenti, cadaveri, omicidi. In tutto questo trambusto risultano perfettamente a fuoco solo i due protagonisti, gli altri appaiono elementi di carta che si muovono sullo sfondo. La caratterizzazione del malvagio antagonista poi, è piuttosto fumosa e poco sviluppata, avere nel cast un attore come Rüdiger Vogler, e non sfruttarne il carisma, è un vero peccato. 

Ottima la fotografia del fidato Sébastien Buchmann, collaboratore di Pariser sin dal primo film, in questa occasione, lavora maggiormente sul colore e sui toni e dona all’immagine uno spirito vintage. 

Non un brutto film, semplicemente un dignitoso esercizio di stile, meno interessante rispetto alle sue premesse, ma ben confezionato e ottimamente realizzato. Se non vi è dispiaciuto, e volete approfondire la filmografia del regista, vi consigliamo di recuperare Alice e il Sindaco (2019), a nostro avviso opera più riuscita, reperibile su Prime Video 

In sala dal 20 luglio 


Il Mistero del Profumo Verde (Le Parfum Vert) – Regia: Nicolas Pariser; sceneggiatura: Nicolas Parisier; fotografia: Sebastien Buchmann; montaggio: Christel Dewynter; musica: Benjamin Esdraffo; cast: Sandrine Kiberlain, Vincent Lacoste, Rüdiger Vogler, Léonie Simaga, Arieh Worthalter, Jenna Thiam, Alexandre Steiger, Lucie Gallo, Pascal rénéric,Thomas Chabrol, produzione: France 2 Cinéma, France Télévisions, Canal+, Cine+, origine: Francia, durata: 101 minuti, distribuzione: Movies Inspired.

 

                                                                                                                                                                      

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