Solo di passaggio [libro]

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«In un paese di meschini, l’eroe é il malato»
(Andrea)

GIÙ LA MASCHERA

Perdere la memoria equivale a perdere se stessi. Stavolta no: perdere la memoria equivale a trovare il vero sé.
Alessandro Izzi firma un nuovo racconto, breve ma profondo e pressante; un atto unico mascherato da fiaba nera, dal titolo Solo di passaggio, che racchiude nel palmo di una mano serrata a pugno il cinismo e l’impotenza contro i quali il lettore si ritroverà a combattere.

Cinismo e impotenza che ricoprono come un sudario i protagonisti della vicenda, personaggi messi a nudo in un contesto più che reale, più che attuale: così il giovane Andrea, adottato da due genitori all’inizio infinitamente amorevoli, si ritrova a scoprire se stesso e la sua identità sessuale, nel pieno della indecifrabile crescita adolescenziale che accomuna i ragazzi più sensibili e introversi; Andrea dà forma all’imbarazzo e alla sincerità di un corpo in cambiamento, nell’atto univoco di mutamento quotidiano, contrapposto alla staticità del genitore adottivo Angelo, uomo alla fine autoritario ed egoista, in grado di soggiogare l’evoluzione individuale di Andrea e la volontà fragile della madre Elisabetta, ago della bilancia oscurato da una nebbia di celata ritrosìa.

Izzi compie un tuffo silenzioso nella psiche dell’uomo borghese e nella sua bramosìa dell’apparenza: Andrea non è, in verità, il protagonista della vicenda, mentre lo è lo stesso Angelo, il bandolo della matassa da districare – e l’autore ci riesce con costanza, sfruttando a meraviglia il personaggio dell’assistente sociale Marco, in realtà una sorta di alter-ego dello stesso Izzi – e dal quale si dispiegano tutta l’ipocrisia e la paura nell’accettare come meritevole d’affetto qualcuno “diverso” da sé. Andrea è, quindi, la chiave utile per aprire il logoro e unto scrigno mentale del padre Angelo, incarnazione ideale di uno status sociale agiato e adagiato su vellutati tappeti di inconsistente autoconservazione. Da cosa, poi?

È tutta una questione d’apparire ciò che scuote i personaggi in gioco in Solo di passaggio. Izzi delinea con schiettezza una ricerca della serenità, che diventa ossessiva quando cannibalizza i sentimenti stessi di amore e condivisione, nel momento in cui nuove “necessità” prendono il posto di quelle vecchie. Ecco, allora, come in quel non-luogo che è l’appartamento-proscenio della famiglia, si può (soprav)vivere solo indossando una maschera, che non è quella finta di un supereroe “da festa di compleanno”, ma quella meschina di un padre che non sarà mai un padre, di una madre sconfitta dal rimorso, di una società tanto spaventosamente perbene da svelare la propria anima incrinata da un cancro ideologico, che spinge verso la negazione di sé e dell’altro, piuttosto che verso l’accettazione di chi necessita conforto.

Ricco di dialoghi serrati e laceranti come la lama smussata di un rasoio, Solo di passaggio conferma l’innata abilità di Izzi nel ricercare il torbido che si deposita nelle profondità dell’animo umano e nel mettere alla berlina le idiosincrasie di un pezzetto del nostro tessuto sociale sempre più alienato e alienante.
Solo di passaggio è una lezione d’umanità e, al contempo, un approfondimento sul disumano rifiuto dell’altro; e con un finale tanto crudele, non resta che starsene seduti per riflettere su quanto appena letto e, perché no, confrontarci con noi stessi.

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