Spider-Man: Brand New Day. Voto: ***. Il “nuovo giorno”, cui fa riferimento il titolo, funge da nuovo Starting Point per l’eroe- protagonista e lo riporta nuovamente a casa (novello Ulisse, con tanto di agnizione finale), ad ambientazioni più urbane e dilemmi esistenziali. Un nuovo inizio per il nostro supereroe?
Dove eravamo rimasti?
A un anno di distanza da I Fantastici Quattro – Gli inizi (Matt Shakman, 2025), ultimo capitolo del Marvel Cinematic Universe che, ricordiamolo, mosse i suoi primi passi ben diciotto anni fa con l’Iron Man di Jon Favreau, gioverà (forse) fare il punto delle situazione, anche perché, dal precedente capitolo cinematografico dedicato al tessiragnatele, di anni ne sono passati ben cinque.
Spider-Man: No Way Home (Jon Watts), infatti, è del lontano 2021, quasi un’era geologica fa, e in quel periodo l’attività produttiva dei Marvel Studios era in piena fase ipertrofica. Allora tutto sembrava possibile per il colosso di Burbank e per Kevin Faige, produttore-Re Mida capace di trasformare anche il più scalcinato dei Supereroi Marvel in un successo commerciale. Ci sono voluti il reflusso post Covid-19 e i mille rivoli e rivoletti in cui si è andato disperdendo lo sforzo produttivo di una sciagurata Fase Cinque, a riportare un po’ tutti con i piedi per terra.
Quindi, dicevamo: dove eravamo rimasti?

Dopo che la sua identità segreta era stata resa pubblica dal villain Mysterio (Jake Gyllenhaal) in Spider-Man: Far From Home (Jon Watts, 2019), e aver portato quasi al collasso l’intero tessuto del multiverso, complice un Dottor Strange (Benedict Cumberbatch) decisamente leggerino, Peter Parker (Tom Holland) è riuscito a riguadagnare l’anonimato, con la “sola” controindicazione che a dimenticarlo, oltre al mondo intero, ci fossero anche l’amata Mary Jane (Zendaya) e gli affetti a lui più cari.
Lo ritroviamo oggi, quindi, in Spider-Man: Brand New Day impegnato a saltare su e giù dai tetti dei grattacieli, proteggendo i cittadini di New York da criminali di ogni tipo, in collaborazione con il detective Jean DeWolff (Zabryna Guevara) e il NYPD. Grazie al suo lavoro indefesso (ai limiti del burn out), il tasso di criminalità nella Grande Mela è drasticamente calato. Ma i problemi, per il suo giovane alter-ego spiantato, inevitabilmente arrivano quando è costretto a dismettere i panni del Supereroe. Orfano dell’amorevole zia May (Marisa Tomei), vediamo Peter vivere le proprie giornate in perfetta solitudine, rinchiuso nel suo nuovo appartamento come un topo da laboratorio. Le uniche distrazioni che si concede, quando sveste gli abiti in Spandex, sono rappresentate dalle visite regolari alla tomba della compianta zia e l’interesse voyeuristico che dimostra nello spiare la vita di Mary Jane e dell’ex amico del cuore Ned (Jacob Batalon) attraverso i social. Pur morendo dalla voglia di farlo, Peter non trova infatti il coraggio di approcciarli, rivelando loro la passata amicizia. Questa sconsolata routine pare avere un termine quando la Damage Control guidata da William Metzger (Tramell Tillman) subisce ripetuti attacchi da parte di supercriminali tra cui lo scorpione (Michael Mando). Evitando in questa sede di rivelare troppi dettagli su una trama che, pur con qualche buco logico, appare decisamente meglio articolata rispetto ai precedenti capitoli, il supereroe scopre che dietro tali attacchi si nasconde una misteriosa persona in grado di controllare come marionette le ignare vittime. Intenzionato a fermarla, tuttavia, Spider-Man mette inavvertitamente in pericolo la vita di Mary Jane e Ned, che ignorano chi si celi dietro la maschera dell’eroe in costume. Solo grazie all’inaspettato aiuto del sociopatico giustiziere noto come Il Punitore (Jon Bernthal) e dell’ex spia sovietica conosciuta come la Vedova Nera (Florence Pugh) egli riuscirà a venire a capo della situazione. Non prima, però, di essersi scontrato con l’ex compagno Avenger Hulk (Mark Ruffalo).
Terminata la trilogia del “ritorno a casa”, costituita da Spider-Man: Homecoming, Spider-Man: Far From Home e Spider-Man: No Way Home (con gli evidenti riferimenti meta-produttivi innestati nei titoli), questo nuovo capitolo della saga pare aver trovato, finalmente, nuova linfa. Sicuramente ha giovato in Spider-Man: Brand New Day l’avvicendamento alla regia tra Jon Watts e Destin Daniel Cretton che ha portato una sensibilità migliore nella resa dei personaggi (soprattutto di quelli secondari, non relegati al ruolo di suppellettili di scena) e nella recitazione degli attori (tra i quali, oltre a Tom Holland e Zendaya, vanno citati anche Sadie Sink, nel ruolo di Jean Grey, e Jon Bernthal). Merito anche, come accennavamo qualche riga più sopra, di una sceneggiatura decisamente meno superficiale, che ha potuto giovarsi del lavoro di revisione effettuato da Justin Kuritzkes (già collaboratore di Luca Guadagnino in Challengers e Queer, entrambi del 2024). Così, per esempio, la metamorfosi dei poteri subita dal Nostro diviene specchio del suo ingresso nell’età adulta, dei dolori e dei lutti che essa porta con se, della difficoltà nell’accettazione del cambiamento e di se stessi. La perdita di controllo dei poteri, infatti, viaggia di pari passo al mancato controllo che il giovane Peter ha della propria vita, al senso di solitudine che questa crisi esistenziali comporta, allo stato di isolamento volontario che richiama il fenomeno dell’hikikomori.
Questo “nuovo giorno”, cui fa riferimento il titolo di Spider-Man: Brand New Day, oltre a fungere da nuovo Starting Point per l’eroe- protagonista (così come era avvenuto per l’omonimo ciclo a fumetti ideato dallo scrittore Dan Slott), lo riporta nuovamente a casa (novello Ulisse, con tanto di agnizione finale), ad ambientazioni più urbane e dilemmi esistenziali (l’elaborazione del lutto e dei traumi, oltre al nodo centrale dell’identità e al pericolo insito nel reprimerla o negarla) che meglio si confanno al personaggio.
Per il resto, in soldoni, rientriamo con Spider-Man: Brand New Day nella solita routine cui i prodotti cinematografici targati Marvel Disney ci hanno abituati: una girandola quasi infinita di personaggi legati ai vari sotto-franchise, la consueta massiccia presenza di scontri fisici, inseguimenti e GCI come se non ci fosse un domani.

Cosa ci dice, per concludere, Spider-Man: Brand New Day di questa Fase Sei del MCU?
Pare dirci che sono finiti i tempi dei personaggi minori e che la Disney sembra aver metabolizzato l’idea che non è più tempo di exploitation senza limiti. Il mercato dei Supereroi al cinema naviga in acque pericolosamente stagnanti e prudenza consiglia di diradare le uscite, dedicando risorse e sforzi produttivi solo ai grossi calibri… almeno fino al prossimo film degli Avengers e all’imminente introduzione del sotto universo narrativo degli X-Men, prevista per la Fase Sette.
Poi chi vivrà vedrà. Siamo tutti avvisati.
In sala dal 29 luglio 2026.
Spider-Man: Brand New Day – Regia: Destin Daniel Cretton; sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers, Justin Kuritzkes; fotografia: Brett Pawlak; montaggio: Nat Sanders, Gina Sansom, Harry Yoon; effetti speciali: Curtis Iggulden, Alistair Williams; musica: Michael Giacchino; interpreti: Tom Holland, Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando, Mark Ruffalo, Liza Colón-Zayas, Eman Esfandi, Marvin Jones III; produzione: Kevin Feige, Amy Pascal; origine: USA 2026; durata: 145 minuti; distribuzione: Eagle Pictures, Sony Pictures.
