The Good Nurse di Tobias Lindholm

  • 3,5
3.5

Nelle note di produzione si legge che il progetto di The Good Nurse ha avuto una gestazione alquanto faticosa, se è vero che se ne parla dal 2014 e che in origine non solo la produzione ma anche la regia doveva essere affidata a Darren Aronofsky. Ma già nel 2016 la regia è passata a Tobias Lindholm che esordisce a 45 anni, dopo aver lavorato come sceneggiatore in particolare per i film di  Thomas Vinterberg, da ultimo per il pluripremiato Un altro giro (2020). E già nel 2016 i due ruoli principali erano stati affidati a Jessica Chastain e a Eddie Redmayne, due attori di tutto rispetto che sicuramente conferiscono un valore aggiunto al film, di cui – alla rinuncia di Lionsgate (presente all’inizio) – si è fatto carico Netflix, distributore universale per la modica cifra di 25 milioni di dollari. Nel corso della prima settimana (esordio il 26 ottobre 2022, dopo un passaggio al Festival di  Toronto un mese e mezzo prima) il film era già stato visto da quasi 70 milioni di spettatori in giro per il mondo. Dunque la piattaforma ci ha visto giusto.

The Good Nurse è uno di quei film sempre più frequenti negli USA, ma non solo, basati su una storia vera che è stata in primo luogo raccontata da un libro di non fiction (The Good Nurse. A True Story of Medicine, Madness and Murder di Charles Graeber) e successivamente, appunto, trasformata in un film. La storia vera riguarda il serial killer Charlie Cullen che fra il 1988 e il 2003 uccise impunemente imperversando per gli ospedali del New Jersey e della Pennsylvania decine, probabilmente centinaia di pazienti d’ospedale.

Prima questione negoziata sia nel libro che ha raccontato la vicenda che anche nel film: come è potuto succedere? Come mai gli ospedali che quasi da subito avevano nutrito pesanti sospetti sui crimini che Cullen stava compiendo hanno potuto lasciare che tutto ciò accadesse? E qui viene ad essere enucleato il primo elemento chiave del film: film di denuncia, nella fattispecie denuncia della malasanità americana, soprattutto della malasanità privata, meglio mettere tutto a tacere piuttosto che denunciare perché la denuncia, lungi dal testimoniare la serietà dell’istituzione, potrebbe ripercuotersi negativamente sulla fama della clinica. Un paradosso.

La seconda questione del film è più attinente al genere thriller e ha a che vedere da un lato su come una coppia di investigatori riuscirà a incastrare il colpevole, visto che Cullen, interrogato, nega e tace mostrando un evidente disturbo psichico; dall’altro la suspense è prodotta da tutta la vicenda legata a Amy, la collega e amica di Cullen, interpretata dalla sempre ottima Jessica Chastain. Amy è un’infermiera ancora non stabilizzata e dunque non ancora coperta da assicurazione (è lei la good nurse, di cui al titolo), costretta pertanto a negare, salvo paradossalmente a Cullen, il fatto di essere cardiopatica e di necessitare al più presto un trapianto. È dunque in atto una duplice lotta contro il tempo: la patologia non deve degenerare e deve trascorrere il tempo necessario alla stabilizzazione. Cullen diventa così il solidale confidente del suo segreto proprio nello stesso momento in cui, più o meno secondo un impulso random, si mette a uccidere pazienti in terapia intensiva con flebo truccate.

Le tre questioni – la denuncia del sistema, l’investigazione e la condizione socio-psicologica di Amy (madre sola che deve tirare su due ragazzine) – sono ben intrecciate grazie a una sceneggiatura molto solida e a una regia che si pone al servizio, di volta in volta, delle varie convenzioni di genere richieste.

Il New Jersey dove si è svolto il processo non prevede la pena di morte. Il sessantaduenne Cullen, ce lo dicono i titoli di coda, è stato condannato a una serie di ergastoli e dovrebbe restare in carcere fino al 2403.

 Su Netflix 


The Good Nurse – Regia: Tobias Lindholm; sceneggiatura: Kristy Wilson Caims; soggetto: tratto dal libro The Good Nurse. A True Story of Medicine, Madness and Murder di Charles Graeber; fotografia: Jody Lee Lipes; montaggio: Adam Nielsen; interpreti: Jessica Chastain (Amy), Eddie Redmayne (Charles Cullen), Nnamdi Asomougha (investigatore Baldwin), Noah Emmerich (investigatore Braun); produzione: Protozoa Pictures, FilmNations Entertainment; distribuzione: Netflix; origine: USA 2o22; durata: 121′

 

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