The Lights, They Fall di Saša Vajda (Generation 14plus)

 

Saša Vajda

In lente e calibrate immagini girate in un formato ormai inusuale come il 16mm e facendo uso di lenti anamorfiche, si dipana The Lights, They Fall, la storia degli ultimi drammatici giorni di una famiglia, formata da solo madre e figlio, nella periferia di Berlino.

A soli sedici anni il giovane Ilya (interpretato dai due attori Mohammed Yassin e Ben Majdouba) si trova ad una svolta nella sua vita: la madre Maria (Mahira Hakberdieva) è in fin di vita, accudita a casa dall’infermiera messicana Ana (Flor Prieto Catemaxca) che la assiste come può con delle cure palliative. Ilay vede la madre, la sua unica famiglia, ogni giorno di più, morire lentamente. Nella fredda e asettica casa, che ormai ha le sembianze di una stanza d’ospedale, torna solo per necessità. Si avvicina al letto della morente e ne cerca il contatto fisico. Ma il ragazzo non sa come esprimere la sua agonia, che accompagna quella della madre nel lento spegnersi. In un vano tentativo di rifuggire la realtà il ragazzo evita di stare in casa e si dedica alle sue attività quotidiane. Eppure, ogni giorno di più, si estranea dalla realtà che lo circonda. Ilay vende allora un orologio da polso ed inizia a muoversi in un vuoto temporale, che il regista Saša Vajda ci esprime visivamente mostrandoci una parete dove solo sotto la scritta Berlino viene a mancare l’orologio, mentre sotto quelle di Tokyo e Dubai, il tempo negli orologi viene indicato come nulla fosse. Il ragazzo trova difficoltà a concentrarsi nel suo lavoro nel magazzino di un centro logistico, con poca convinzione si impegna in un gruppo di lavoro socialmente utile per riforestare un bosco, nemmeno nei momenti con gli amici è veramente presente.

Forse soltanto durante gli allenamenti di box in palestra riesce a sfogarsi, per poi subito ricadere in una evidente apatia appena rientra in casa. Soffre di insonnia e si muove come un automa. Proprio come la madre che ormai esiste solo come corpo inerte ma nello spirito si è già separata dalla realtà, allo stesso modo Ilay funziona fisicamente ma la sua presenza equivale a quella di un fantasma. Alla ricerca di qualcosa di vivo, ruba il cane al suo tutore e si aggira come uno zombi negli spazi vuoti della periferia. Le infermiere Ana e Shianthi (Shanthi Philipp), che ogni giorno assistono amorevolmente Maria, prendono un po’ alla volta il posto della madre e si occupano, meglio si preoccupano per Ilay: cercano di scuoterlo con dolcezza, lo incitano a prendersi cura di sé stesso, Ana lo accompagna da un medico per i disturbi del sonno. Ma loro stesse hanno altri problemi, specialmente Ana, che già combatte una sua dipendenza agli oppioidi.

Saša Vajda ha realizzato un’opera nella quale ha espresso in forma visiva il vuoto e il turbamento provato nella sua esperienza personale durante la malattia della madre. Il linguaggio scelto è quello radicale di un cinema lento e silenzioso, che lascia parlare più le immagini e gli spostamenti laterali, quasi sofferti, della macchina da presa, che non i suoi protagonisti. Mentre il film scorre come fosse una visione, quasi come se si svolgesse in un tempo irreale e onirico, il regista ha cercato di mantenere un legame con il reale assicurandosi attori non professionisti, ma con un’esperienza diretta alle vicende che si svolgono nella storia. Flor Prieto Catemaxca, l’infermiera palliativa nel film, è veramente un’infermiera di terapia intensiva e i ragazzi, tutti attori non professionisti, portano la loro esperienza privata nelle scene girate per il film.

Anche i luoghi della periferia, con spogli e vasti areali, il silenzio e le architetture lineari, vengono preferiti a quelli più concentrati della grande metropoli di Berlino, molto più affollata e caotica. Le immagini sono composizioni regolari che rimandano allo spazio e al silenzio di quel tragico ma lento evento che è inevitabilmente la morte di una persona cara.

Il regista Saša Vajda che ha girato con The Lights, They Fall il suo lungometraggio di debutto, è inoltre già al lavoro nella postproduzione per il suo prossimo progetto L’uomo del fiume, girato in Italia ma finanziato da FFF Bayern.


The Lights, They Fall Regia e sceneggiatura: Saša Vajda; fotografia: Tom Otte; montaggio: Saša Vajda, Denys Darahan; interpreti: Mohammed Yassin, Ben Majdouba, Flor Prieto Catemaxca, Mahira Hakberdieva, Safet Bajraj, Solomon Guye, Mahir Özel, Shanthi Philipp, Bettina Becker; produzione: Vajda Film Produktion, Schuldenberg Films, ZDF Das Kleine Fernsehspiel; origine: Germania 2026; durata: 87 minuti.

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