The Teacher  di Farah Nabuls


Lungometraggio d’esordio della regista palestinese (con cittadinanza britannica) Farah Nabulsi, The Teacher prova a mettere in luce le assurde umiliazioni della vita sotto occupazione militare. Ambientato in Cisgiordania, dove è stato girato anche il film, la storia raccontata segue Basem El Saleh (interpretato con intensità da Saleh Bakri), un insegnante palestinese, angosciato e afflitto di fronte agli avvenimenti ultimi della “storia sbagliata” che da decenni vede il popolo palestinese e quello israeliano in perenne conflitto. Lo spettatore poi conosce Adam (Muhammad Abed El Rahman) e suo fratello Yacoub (Mahmoud Bakri), quest’ultimo appena tornato dalla sua prolungata detenzione in una prigione israeliana. Immediatamente s’intuisce che il docente ha un legame speciale con questi ragazzi che, tra l’altro, erano i migliori amici di suo figlio, Yousef, anche lui portato via in carcere per otto anni (per poi non tornare mai più).

Il film si presenta come un dramma intergenerazionale e nel complesso è composta con cura, anche se alcuni passaggi soprattutto narrativi e di sceneggiatura tendano ad essere forse un po’ forzati. Certamente uno degli aspetti che più ci ha convinti di The Teacher è l’equilibrio tra la dimensione reale interna ed esterna dei suoi protagonisti, costantemente costretti a disallinearsi a causa della violenza che li circonda, a mutare repentinamente stati d’animo e prospettive in relazione al conflitto concreto che non lascia via di scampo. Con inquadrature serpeggianti di Basem mentre guida verso il lavoro, pensieroso e allo stesso tempo pronto all’azione, Nabulsi ci introduce nel clima teso ma accogliente del film, cornice di imprevedibili cambiamenti delle situazioni che evolvono di continuo. Dei due studenti adolescenti Basem si prende cura insieme a un’assistente sociale umanitaria britannica, Lisa (Imogen Poots). Tuttavia, nessuna cura o buona intenzione può impedire l’improvvisa demolizione della casa dei due fratelli, per ordine delle forze armate della difesa israeliana, per il quale la famiglia è persino costretta a pagare. Questa è una tra le non poche amare umiliazioni subite dai personaggi del film, per le quali nemmeno il possibile ricorso alla giustizia sembra essere efficace. Con poche alternative, Adam inizia a considerare e a escogitare modi per vendicarsi. Ma Basem, che ha già percorso quella strada determinata e piena di rabbia, gli consiglia di fare diversamente. Le tensioni evidenti tra i due sono un elemento centrale della drammaticità dell’opera. Quando non ha la possibilità di esprimere e sfogare tensioni e rabbia che provengono dall’asterno, tutto ciò che puoi fare è indirizzarle verso l’interno. Tuttavia, più lo spettatore conosce Basem (dal suo tragico passato sino ai suoi legami segreti con i movimenti di resistenza clandestini), più si complica il canalizzare le emozioni. Altrove, un diplomatico americano (Stanley Townsend) e sua moglie (Andrea Irvine) visitano Tel Aviv nella speranza di salvare il figlio, un soldato dell’IDF preso in ostaggio da uno dei gruppi sopra menzionati, che chiede il rilascio di mille detenuti palestinesi in cambio della sua libertà. Queste due storie intrecciate, di padri che cercano di liberare le giovani generazioni dalla violenza che subiscono, funzionano, nel complesso, bene insieme.

In fondo, The Teacher descrive da un lato gli orrori e le umiliazioni che le persone sono costrette ad accettare per continuare a vivere, dall’altro il falso movimento delle risposte a ciò per mezzo delle stesse viscerali realizzazioni di altri episodi di violenza. Molto di ciò che viene rappresentato nel film, dalle case rase al suolo agli attacchi distruttivi dei coloni, si è svolto anche durante la produzione. L’opera, quindi, è permeata da un forte senso di verosimiglianza, grazie in gran parte alla spiccata capacità dei suoi interpreti di controllare le pressioni crescenti dati gli eventi, di trasmettere silenziosamente le possibilità (e persino le impossibilità) che ne derivano, spesso con il solo sguardo. Un oggetto fra tutti porteremo con noi dopo aver visto The Teacher: il binocolo, che serve ad anticipare e a precorrere gli eventi, aprendo per un attimo all’umana capacità di giudizio, al buon senso rispetto all’immediato da farsi.

“Attraverso il cinema, possiamo umanizzare gli oppressi, smantellando gli stereotipi e promuovendo connessioni con storie che altrimenti potrebbero rimanere astratte o distanti. La rappresentazione su uno schermo rafforza anche le comunità emarginate. Vedere le proprie lotte e identità riflesse nel cinema può infondere un senso di orgoglio e resilienza, affermando il nostro posto nel mondo e ricordandoci la nostra forza e umanità. In un certo senso è una forma di liberazione. In definitiva, il cinema trasforma la narrazione in un atto di sfida: una dichiarazione di esistenza, una richiesta di giustizia e una sfida incrollabile all’oppressione. È una forma d’arte che resiste all’autocompiacimento, afferma l’umanità e dà potere a coloro che ne hanno più bisogno. Spero e spesso ho la sensazione che i miei film svolgano una piccola parte nel sensibilizzare la coscienza sociale globale”: questa la posizione di Nabulsi. E non possiamo che condividere con lei e tenere le dita incrociate, invitando chi legge ad andare a vedere il suo film.

In anteprima al 43° Torino Film Festival (Fuori Concorso).
In sala dall’11 dicembre 2025.


The Teacher – Regia: Farah Nabulsi; soggetto: Farah Nabulsi; sceneggiatura: Farah Nabulsi; fotografia: Gilles Porte; montaggio: Mike Pike; scenografia: Nael Kanj; musica: Alex Baranowski; interpreti: Saleh Bakri (Basem El Saleh), Imogen Poots (Lisa), Muhammad Abed Elrahman (Adam), Stanley Townsend (Simon Cohen), Andrea Irvine; produttori: Sawsan Asfari, Farah Nabulsi, Ossama Bawardi; coproduttore: Luke Healy; produzione: Cocoon Films, Native Liberty Productions, Philistine Films; origine: Regno Unito, Qatar, Palestina, 2023; durata: 115 minuti; distribuzione: Eagle Pictures.

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