The Holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne (Oscar Miglior attrice non protagonista)

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New England. 1970. Natale.

Quel maledetto di occhio sbilenco!

Il maledetto dall’occhio sbilenco non è altro che il professor Hunham (Paul Giamatti), docente di Storia Antica. È essenzialmente uno stronzo, questo gli è riconosciuto da tutti, persino da se medesimo che ritiene l’insulto un merito: perché la Barton è un collegio che forgia le persone, come tempo prima ha forgiato lui, e quindi la disciplina è al primo posto.

Giunte le vacanze natalizie, il professor Hunham deve rimanere a scuola per

Aver bocciato uno che se lo strameritava!

E badare così ai ragazzi che non trascorrono le vacanze in famiglia. Tra di loro c’è il signorino Tully: bello, ribelle, ricco, pluribocciato, consapevole che la Barton è l’ultima occasione prima di finire alla scuola militare Fork Union. Be’, il giovane è stato abbandonato dalla madre e dal nuovo compagno, i due hanno preferito farsi la luna di miele che passare le vacanze natalizie con il figlio. Nessun problema, dopotutto c’è il professore dall’occhio sbilenco e tra loro due nasce subito qualcosa, quantificabile e qualificabile in odio e insofferenza. Ma è Natale, la neve fiocca in giardino e le buone intenzioni negli interni della scuola. Le lezioni di Storia Antica si sprecano, quelle sulla vita, pure. Perché ognuno ha di che imparare sugli altri, su se stesso.

Alexander Payne firma una nuova regia, dopo che negli ultimi anni ha rilasciato vari prodotti di indubbio interesse che gli hanno permesso di stabilire una coerenza d’autore e creare aspettative per ogni suo lavoro. Salito alle attenzioni della critica con Election nel 1999, per poi lavorare con Nicholson in A proposito di Schmidt, l’Oscar lo ha vinto con Sideways (2004), bissandolo con il George Clooney di Paradiso Amaro (2011) e poi convincendo di nuovo con Nebraska (2013). Downsizing del 2017, con Matt Damon, non aveva sfigurato ma nemmeno sorpreso.

I suoi lavori hanno un denominatore comune: ottime sceneggiature – non originali, alcune da Oscar – ed efficaci attori capaci di mettere la faccia laddove lui mette in primis le parole. Perché la bravura di Payne sta proprio lì, nella creazione della sceneggiatura e quindi nella messa su carta del personaggio e di come poi lo si fa agire e parlare. E di cosa lo fa muovere: il movente, insomma.

La scrittura di Payne indaga l’umano, un umano che non si contraddistingue per desideri eccessivi o per bisogni eccezionali, bensì per la difficoltà del vivere quotidiano: per stare a questo mondo le persone necessitano almeno di affetto e di sicurezza, nel momento in cui entrambi vanno a cadere, si diventa mancanti nei confronti della vita, di se stessi e degli altri. Cioè, stronzi o instabili o ribelli. E Payne dirige i film come li scrive: senza ostentare o gridare, senza strappare o correre, prendendosi invece i suoi tempi e il suo passo, lasciando che l’habitat giustifichi e dia sapore alle azioni dei personaggi che lì dentro si muovono.

Questa volta l’habitat è un collegio americano degli anni ’70. Gli studenti sono rampolli di ricche famiglie, i professori dei falliti della società e i personaggi protagonisti sono il professor Huhman e il giovane Angus Tully. Due giovani Holden, uno realmente giovane e l’altro vecchio, comunque due persone dai tratti spigolosi che fanno ben poco perché gli altri possano voler loro bene, e ne pagano le conseguenze. Uno le paga da cinquant’anni, l’altro è appena adolescente, a ogni modo due barili di polvere da sparo che intrecciano le micce: l’esplosione è dietro l’angolo. Ma lo è anche l’implosione. E quindi si va in due sensi, sia i due si allontanano, sia i due si avvicinano, in un rapporto di implicazione e fiducia crescente.

Ma non era lei a dire che un bartiano non mente mai?

Stia zitto, signor Tully.

The Holdovers – Lezione di vita è un film che si caratterizza per una regia accogliente: i primi minuti di esplorazione del collegio sotto la neve sono forse la parte più poetica ed efficace del film, complice l’atmosfera natalizia che tanto aiuta ma altrettanto viene raccolta e posta all’attenzione dello spettatore. Nel proseguo della pellicola pare che Payne perlopiù registri la vita dei personaggi primari e secondari, senza mai imporre la mdp, anzi, rendendola completamente anonima e rendendola presente solo nei casi in cui li insegue con una zoomata rapida. Ma anche quelli sono istanti dolci, nel quale pare che la mdp abbia perso di vista i personaggi e li stia così ritrovando, lasciando a volte un umano e credibile alone di indefinito.

Ciò che invece pecca è la storia in sé, e in parte proprio la scrittura. In questo caso, la scrittura dello sceneggiatore David Hemingson. La storia è tutt’altro che originale e già vista-rivista, la scrittura la rende certamente più interessante per l’arguta e intelligente comicità che l’attraversa tutta per bocca dei personaggi, però le parole sono addirittura troppe. In molte scene sarebbe sufficiente molto meno verbo. Il rischio è che ogni cosa debba essere spiegata, relegando la forza del momento nel didascalismo quando ciò che si vede è già sufficiente. Questo si fa sentire spesso, lungo l’intera pellicola e soprattutto nel finale, quando si tirano le somme e il calcolo oltre che con i numeri è pure scritto e parlato.

Un buon lavoro ben impacchettato e infiocchettato per Natale, non certo un capolavoro e lontano da Paradiso AmaroSideways, Lezioni di vita ha un buon Paul Giamatti e un ottimo Dominic Sessa, ma soprattutto una buonissima Da’Vine Joy Randolph (cuoca del college e madre di un figlio morto in guerra appena maggiorenne. Essendo nero, non ha potuto evitare la chiamata alle armi. Si parlava appunto di habitat…).

È bene, e bello, finire questo articolo con una nota: il titolo originale è The Holdovers, che in inglese ha un significato preciso: i residui. Coloro che sono fuori posto, i residui del nostro mondo di ieri e di oggi. Di sempre.

Presentato in anteprima italiana al Torino Film Festival 2023 (Fuori Concorso)
In sala dal 18 gennaio 2024


The Holdovers – Lezioni di vita – regia: Alexander Payne; sceneggiatura: David Hemingson; fotografia: Eigil Bryld; montaggio: Kevin Tent; effetti speciali: Adam Bellao; musiche: Mark Orton; scenografia: Ryan Warren Smith; costumi: Wendy Chuck; trucco: Donyale McRae; interpreti: Paul Giamatti, Dominic Sessa, Da’Vine Joy Randolph, Carrie Preston, Tate Donovan, Gillian Vigman, Michael Provost; produzione: CAA Media Finance; origine: USA, 2023; durata: 133’; distribuzione: Universal Pictures.

 

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