Povere creature! di Yorgos Lanthimos

  • Voto

Bianco e nero. Fish-eye. Un rumore ripetuto. Atmosfera vittoriana inglese. Ma tutto esasperato come dalla lente di una “Alice nel paese delle meraviglie” a testa sotto. La macchina da presa inquadra un essere strano, una bambina dentro il corpo di una giovane donna, che butta oggetti a caso per terra mentre una governante in livrea li raccatta. Arriva un uomo adulto di giacca vestito e dal viso ricomposto a pezzi, segnato da molteplici cicatrici. Siamo nel campo dei freaks. A tavola l’uomo, che agisce come una figura paterna per l’essere femminile, attaccato a una macchina da mille tubicini, gorgoglia suoni gutturali fino a espellere dalla bocca una grande bolla volante che, dopo qualche svolazzo, scoppia come fosse di sapone. L’immaginario visivo di Lanthimos è barocco quanto ne La favorita (2018), ma qui si muove tra Escher (con scale e architetture labirintiche, effetti prospettici spiazzanti) e Frankenstein, sebbene il film sia basato sull’omonimo romanzo del 1992 dell’autore scozzese Alasdair Gray, Poor things!.

Vediamo Bella (Emma Stone), corpo gigante con animo piccolo, apprendere gradualmente, ma velocemente, tutte le cose che i bambini imparano da neonati: la coordinazione dei movimenti, degli arti, l’uso della parola, il controllo delle funzioni corporali. Bella parla antico, imparando il linguaggio dal colto chirurgo, docente di anatomia all’università, un po’ genio un po’ psicopatico. La ragazza-esperimento si esprime forbitamente, usa termini come ‘empirico’ senza conoscerne altri più basilari. Ad un certo punto scopre la sessualità, in fase sperimentale come i bambini, disinvolta si trova a usare oggetti quotidiani per la masturbazione – un frutto, un cetriolo – che considera una cosa naturale e normale, suggerendo alla governante di farne uso. Quando poi, appropriatasi dell’autoerotismo, scopre l’altro, dirigendo la sua scelta verso un essere maschile, Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo), un avvocato belloccio assunto dal padre per stilare un accordo matrimoniale con Max McCandles, un suo giovane studente da lui prescelto (con molti obblighi, primo dei quali quello, per gli sposi,  di vivere in casa con lui).

Willem Dafoe

Il padre si chiama Godwin Baxter (Willem Defoe), detto – non a caso – God, in inglese Dio: come racconta a Max, camminando lungo il Tamigi una notte si è imbattuto in un corpo esanime di una suicida e in un delirio di onnipotenza, essendo un chirurgo, ha ricostruito una ragazza, incinta, come un demiurgo, asportandole il cervello privo di vita e immettendole quello del feto ridando poi al corpo impulso elettrico, creando una creatura assolutamente nuova, unica e di sua proprietà. Bella acquisisce una maturità prima sessuale e poi intellettuale diventando una donna forte e indipendente, imprevedibile e pronta a tutto, attraverso un viaggio all’avventura con Duncan prima a Lisbona (lo scontro con le regole sociali e borghesi), poi a Alessandria (il risveglio della coscienza), poi a Parigi (il peccato e l’emancipazione) fino a un ritorno, con epilogo, a Londra.

Emma Stone

Una interpretazione femminile incredibile, cast impeccabile, scenografia e costumi splendenti e raffinati, denso nelle immagini (bianco&nero e colore) e nelle battute, ironico e comico, intelligente, caustico e imprevedibile, Povere creature! è tanti film in uno solo: fa pensare, ridere, porsi domande, immedesimarsi, rispondersi e ricominciare a ridere.

Leone d’oro al Festival di Venezia 2023
In sala dal 25 gennaio 2024


Povere creature! (Poor Things)  – Regia: Yorgos Lanthimos; sceneggiatura: Yorgos Lanthimos, Tony McNamara, Alasdair Gray; fotografia: Robbie Ryan; montaggio: Yorgos Mavropsaridis; musica: Jerskin Fendrix; interpreti: Emma Stone, Margaret Qualey, Willem Defoe, Mark Ruffalo, Chistopher Abbot, Ramy Youssef, Damien Bonnard, Vivienne Soan; produzione: Element Pictures, Yorgos Lanthimos, Emma Stone; origine: Usa, 2023; durata: 141’; distribuzione: Walt Disney.

 

 

 

1 thought on “Povere creature! di Yorgos Lanthimos

  1. Un film emozionante ricco nelle immagini nei costumi nell’ inquietudine nell’ironia nei dialoghi. Soprattutto per me sconvolgente per l’ uso di un linguaggio alto forbito antico e moderno come lo e tutto il film. Grande valore che si da’ alla parola ed alle riflessioni che sottende. Un grande film un grande regista un cast d’ eccezione
    Non vi perdete questa esperienza degli occhi del cuore e della mente.

    I

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *