Gunda

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Torniamo a parlare di Gunda , il film del documentarista russo Viktor Kossakovsky girato prevalentemente in Norvegia e presentato a Berlino a febbraio del 2020 nella neonata sezione voluta dal direttore Carlo Chatrian intitolata “Encounters”, e da allora in tantissimi festival, soprattutto americani, dove il film è stato preso in consegna dalla Neon, la casa di distribuzione che ha sancito negli USA il successo nientemeno che di Parasite. E adesso, dopo un meritorio primo passaggio in Italia al Torino Film Festival del 2020, esce anche in Italia dal 13 maggio in sala con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection e dal 27 maggio in esclusiva digital su IWONDERFULL Prime Video Channel.

Il meritato successo e prestigio del film è dovuto a un insieme di fattori. In prima battuta al fatto che Joaquin Phoenix vi funga da produttore esecutivo – all’attore è bastato vedere pochissime scene per decidere di salire a bordo, d’altra parte, dopo il discorso di ringraziamento ai Golden Globes, sappiamo quanto sia forte il suo impegno ecologista. Sul piano dello stile Gunda ha potuto fin da subito altresì fregiarsi dell’appoggio entusiasta di un regista che se ne intende non poco di stile, ovvero Paul Thomas Anderson. E in effetti la regia, i movimenti della macchina da presa, la fotografia in bianco&nero sono semplicemente sensazionali, restando attaccati agli oggetti, anzi alle creature che rappresentano e cogliendo sguardi indimenticabili.

Il successo è infine e soprattutto dovuto alla capacità di Kossakovsky di intercettare una questione che la pandemia ha reso ancor più vistosa ovvero l’auto-interrogazione degli esseri umani a proposito della loro posizione, del loro ruolo dentro questo universo, la necessità dell’Uomo di ripensare completamente il proprio rapporto con la natura e con gli animali. Per chi ancora non lo sapesse Gunda è il nome, in realtà mai pronunciato, ma per così dire inferito, della protagonista assoluta di questo film, ovvero una scrofa che esordisce dando alla luce nove porcellini che rotolano giù sulla paglia per poi tornar faticosamente ad arrampicarsi su dentro la stalla e andare in cerca di uno dei numerosi capezzoli della madre. La contesa fra i neonati rischia costantemente di degenerare, anche qualche passo sgraziato della madre fa tremare, ma tutto rientra dopo poco nella norma di una felice lotta per la nutrizione, e i piccoli crescono e ingrassano allegri e festosi in un batter d’occhio.

È poi la volta di gallinacei, e la cinepresa indugia pietosa per qualche minuto su una tenerissima gallina zoppa che fa subito venire in mente Il pulcino ballerino – poi, dopo un’altra lunga sequenza amorevole con Gunda e i suoi figli, è la volta di una mandria di mucche per riprendere le quali Kossakovsky ricorre a un estetizzante ralenti con un numero di sguardi in macchina che non si vedeva dai tempi della nouvelle vague.

Il ritorno a Gunda nel quarto d’ora finale segna l’unico momento drammatico, devastante, tremendo del film – ed esso coincide con l’arrivo dell’Uomo, che non vediamo mai, ma che, lo sappiamo bene, è alla guida di una macchina agricola dotata di rastrelliera davanti e di un rimorchio dove ignari montano per poi scomparir squittendo i maialini. Impossibile non pensare a un sequestro, anzi a una autentica deportazione, e gli ultimi minuti della scrofa che gira intorno furiosa, disperata, rassegnata e poi muta restano e resteranno a lungo nella memoria dello spettatore. Il film si regge su un mirabile equilibrio di realismo documentale ed estetizzazione estrema, verrebbe la voglia di contare tutti i movimenti di macchina oppure i minuti della durata di sequenze in cui la mdp non si muove oppure esaminare le diverse profondità di campo. Paul Thomas Anderson aveva ragione: Gunda ha uno stile perfetto, è cinema allo stato puro. Quanto al messaggio c’è chi dice che buona parte della troupe, girato il film, sia diventata vegana.


Cast&Credits

Gunda – Regia: Viktor Kossakovsky; sceneggiatura: Viktor Kossakovsky, Ainara Vera; fotografia: Viktor Kossakovsky, Egil Håskjold Larsen; montaggio: Viktor Kossakovsky, Ainara Vera; sound design: Alexandr Dudarev; produzione: Sant&Usant Productions, Louverture Films origine: Norvegia/Usa 2020; durata: 93’; distribuzione: I Wonder Pictures

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