16 millimetri alla rivoluzione di Giovanni Piperno

  • Voto

Uno spettro si aggira per il TFF, e ha il bizzarro e quasi impronunciabile nome di un acronimo: AAMOD. Si tratta dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, nato nel 1979 ereditando il patrimonio filmico del Partito comunista italiano e di una società di produzione cinematografica ad esso legata. Il suo primo presidente fu nientemeno che il teorico del Neorealismo cinematografico, Cesare Zavattini.

L’AAMOD è presente alla 41esima edizione del Torino Film Festival con ben 4 pellicole, una presenza che riconferma la forte affinità tra lo storico festival torinese e le politiche culturali e produttive dell’Archivio. Sono Un respiro parziale ma intero di Lorenzo Spinelli (tra i vincitori del Premio Zavattini UnArchive 2022), sulla poetessa Patrizia Cavalli; Vorrei che volo di Ettore Scola, documentario su Torino dieci anni dopo l’indimenticabile Trevico-Torino – Viaggio nel Fiat-Nam, con la guida di Diego Novelli all’epoca sindaco della città; e Massimino di Pierfrancesco Li Donni, che parte proprio dalla rielaborazione del materiale d’archivio di Trevico… e Vorrei che volo, tessendo un confronto impietoso tra passato e presente. Noi abbiamo visto 16 millimetri alla rivoluzione di Giovanni Piperno, e ne siamo rimasti travolti come da un’inattesa, empatica epifania.

Nato da un’idea del regista e del produttore del film, Luca Ricciardi, 16 millimetri alla rivoluzione parte dal tentativo di rispondere a un paio di domande da un milione di dollari (o di rubli, si potrebbe dire, con una battuta: nel film esistono alcune sequenze struggenti dei viaggi in Urss di Palmiro Togliatti e Nilde Iotti; e persino una sbalorditiva del padre della rivoluzione russa, Vladimir Ilyich Ulyanov, meglio noto come Lenin): cos’ha significato essere comunisti e cosa può ancora significare? Cosa rimane oggi, a più di trent’anni dalla svolta della Bolognina, dell’esperienza di milioni di iscritti al Pci che hanno provato a trasformare sé stessi e il mondo?

Intercettato quasi fuori tempo massimo uno strano bando del ministero per le celebrazioni degli anniversari importanti (si tratta della Struttura di missione anniversari nazionali ed eventi sportivi nazionali e internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri), Piperno e Ricciardi decidono di celebrarne uno fondamentale per la storia dell’Italia contemporanea, quello della nascita del Partito comunista italiano, che non è solo stato un enorme partito popolare capace di raccogliere attorno a sé due milioni di iscritti (che in questi tempi di individualismo feroce e atomizzazione sociale sembra fantascienza); non è solo stata la “seconda parrocchia” dell’Italia della Prima Repubblica, che ha contribuito in modo fondamentale a battere il fascismo e a costruire una democrazia migliore; è stato “un pezzo di Storia che non è passata invano”, per dirla con le parole di Luciana Castellina, che – come vedremo – è una delle protagoniste del film. Ma ancora non basta per definirlo; per definire cosa fu il Pci, e provare quindi a spiegare l’importanza di questo film che nel celebra la memoria, occorrono le parole di un poeta, come Pier Paolo Pasolini (che peraltro da quel partito venne espulso per indegnità morale): “Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico.”

Questo lunga premessa, apparentemente fuorviante, per dire che un film d’archivio basato su immagini audiovisive di repertorio risalenti allo scorso millennio, se adeguatamente lette e ben interrogate, non si limita al rimpianto retrò dei bei tempi perduti o all’elegia nostalgica di chi parrebbe essere stato sconfitto dalla Storia. Ci parla spietatamente, e teneramente, dell’oggi.

Ciò accade perché il regista, Giovanni Piperno, una lunga carriera da documentarista spesso in sodalizio con Agostino Ferrente, quando il paese era ancora attanagliato dalla morsa del Covid e lui tutt’altro che certo di riuscire a fare questo film, si è isolato in una casa di campagna a compiere una vera e propria “full’immersion” nell’archivio dell’AAMOD; con in testa un’idea ben precisa, frutto della sua consumata esperienza: il bello della ricerca d’archivio è che, se fatta come si deve, conduce ad imbattersi in cose che non si stanno ancora cercando.

Era il 2021, secondo anno pandemico, e lui e Ricciardi erano reduci da un progetto gemello molto più convenzionale, un classico film d’archivio per commemorare la ricorrenza del 21 gennaio 1921, quando a Livorno venne fondato il Pci. In quella prima ipotesi, i materiali di repertorio si sarebbero fatti reagire con le testimonianze di chi quel partito lo conosceva bene, celebrità come Paolo Virzì e Nanni Moretti. Tramontata quella chiave, si è avuto un colpo di genio: perché non usare le telefonate via Skype fatte in regime di distanziamento sociale da Covid con quella preziosissima memoria vivente che risponde al nome di Luciana Castellina, la quale a 84 anni suonati è ancora molto più lucida di chi scrive? Compiuta quella scelta di campo, si decide di coinvolgere la storica dirigente comunista in una testimonianza più organica sul tema del film, come un contrappunto, insieme colto e competente, utile a cucire i reperti d’archivio visionati, selezionati e scalettati dal regista.

Ma non è tutto: manca ancora un ingrediente fondamentale perché l’operazione non si risolva in una collazione di materiale prezioso quanto si vuole, ma pur sempre condannato a porsi come “natura morta”. Manca l’afflato empatico, il soffio emotivo; manca il punto di vista personale di Giovanni Piperno, una vita a sinistra. Il suo passato biografico, persino famigliare, entra nel film come una sineddoche, trasformandosi in voice over, e non solo.

Ecco che, illuminate dal ruolo “embedded” del suo regista, le tante immagini accumulate nel corso del tempo (e le parole, le testimonianze, i flashback, le rifrazioni emozionali, i ricordi collettivi, etc.) acquistano nuova vita, toccando inevitabilmente la sensibilità di chi guarda, lo spettatore del terzo millennio. Un procedimento metonimico che rispecchia peraltro – lo si dice nel film – quello che fu il movimento comunista nel 1900: una gigantesca matrioska che faceva percepire il militante della piccola sezione parte di un’esperienza collettiva di emancipazione globale. La Storia siamo noi – ricordate? – nessuno si senta escluso.

Poi c’è l’archivio, naturalmente: le più belle pagine del cinema militante italiano, il mare di immagini prodotte per “il Partito” tra gli anni ’50 e gli ’80 da grandi registi italiani come Ugo Gregoretti o Ettore Scola; i fratelli Bertolucci e Giorgio Ferrara, fratello di Giuliano (di cui si vede il prezioso Io voto, tu voti, nel quale  Ninetto Davoli e Franco Citti incontrano un emozionatissimo e già malato Luigi Petroselli, il più amato dei sindaci di Roma). Un cinema libero, sperimentale, dal basso, empatico, militante; che nel film Zavattini definisce così: “un cinema di tanti per tanti”.

Insomma, come dice ancora Luciana Castellina, non un documentario archeologico, un’operazione polverosa da reduci sconfitti di un’epoca morta e sepolta, no. 16 millimetri alla rivoluzione è un film vivo che parla all’oggi e lotta insieme a noi. Perché – prosegue, tutt’altro che vinta, l’ex fondatrice de Il manifesto: “il Pci sembra che ci sia ancora; se ti volti in giro, sembra ci siano passati tutti dentro quella storia, anche se a giudicare dall’esito del voto non lo si direbbe. Perché in un mondo intristito dalla solitudine e dagli egoismi, in cui tutto è trasformato in merce, quelle ‘cose belle’ è ancora legittimo e giusto raccontarsele”.

Il film viene presentato l’8 gennaio al cinema Nuovo Sacher di Roma, ma è ancora privo di un distributore. Questo articolo è il nostro modesto contributo per farglielo trovare.

In anteprima al Festival di Torino 2023 (Fuori Concorso)
In sala dal 26 febbraio 2024


CREDITS & CAST

16 millimetri alla rivoluzione Regia: Giovanni Piperno; soggetto: Giovanni Piperno e Luca Ricciardi; sceneggiatura: Giovanni Piperno, Alessandro Aniballi; montaggio: Paolo Petrucci; musica: Valerio Vigliar; produzione: Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, on il contributo di Struttura di missione anniversari nazionali ed eventi sportivi nazionali e internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri Con la collaborazione di Rai Teche; origine: Italia, 2023; durata: 65 minuti; distribuzione: Wanted Cinema.,

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *