Il lupo e il leone di Prune de Maistre

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Dopo il successo internazionale di Mia e il Leone Bianco (2018), il documentarista Prune de Maistre firma una seconda opera di fiction in cui la natura la fa da protagonista.

Quando la fiducia dell’uomo nell’uomo è agli sgoccioli, c’è poco da fare. Pochi sono i modi per ridarvi vita e magari un esempio preso dal mondo animale può essere uno di questi. Il lupo e il leone, è un film nel quale animalità e umanità si scambiano di posto rivelando come nel correre in avanti spesso si dimentica di guardare indietro, soprattutto per rendersi conto se qualcosa sia stato lasciato. Per esempio, la spontaneità dell’amore.

Alma (Molly Kunz) è una giovane pianista alla ricerca della perfezione. Tornata nella splendida Canada, a casa del nonno per la morte del parente, sfrutta l’occasione per ripassare lo spartito dell’esame finale in solitudine. O almeno questi erano i progetti, finché una lupa con lupetto al seguito non le entra in casa e, letteralmente, un leoncino le piove in braccio dal cielo. Destino del Simba di turno è finire al circo e quindi Alma decide di tenerlo, all’insaputa di tutti, tranne il padrino Joe (Graham Greene), rassicurata dall’aiuto di mamma lupa ad affiancarla nella cura. La giovane deve però partire, l’esame finale incombe.

Superato brillantemente, al ritorno nell’isola felice questo scopre un’amara verità: la lupa è scomparsa e la casa è stata messa sottosopra dai cuccioli affamati. Avviene così che la necessità esterna incontri quella interna: Alma mette da parte i sogni di gloria musicali riconoscendo di non averli mai pienamente amati, e si dedica alla crescita dei piccoli che ‘piccoli’ non lo sono già più. Tutto sembra andare a gonfie vele, finché un giorno Alma inciampa e batte la testa: a salvarla saranno proprio loro, il lupo e il leone, ma a che prezzo? Quello dell’invisibilità e dell’intromissione dell’uomo a seguire.

Fra maree di nebbia, tempeste primordiali, tramonti sanguigni e nuvole raminghe, il paesaggio diventa elemento centrale del film, soprattutto quando a viverlo sono due creature le cui corse animate da morsi e zampate affettuose ricordano momenti di vivace poeticità. In questa atmosfera magica, ben costruita, il problema del film si presenta (rimanendo in coerenza) quando l’umano compare: i dialoghi sono scontati e il fatto di trovarsi in bocca a personaggi fin troppo stereotipati non aiuta affatto, complica invero. La protagonista rimane un personaggio debole, gli antagonisti perseverano oltre il ragionevole e in più momenti il film ne risente per quanto riguarda la sospensione dell’incredulità. Il finale, infine, gioca sporco, ma – bisogna ammetterlo – sporco lo sa giocare e il risultato della lacrima finale può pure portarlo a casa. La canzone finale, invece, meno.

Il lupo e il leone parla a un tipo di pubblico preciso, quello bambino, tuttavia rischia di approfittarne delle scusanti ricadendo in uno zuccheroso che tra pelo e zampe sta bene, ma tra pelle e mani molto meno. Rimane certamente la cura della fotografia (Serge Desrosiers) per quanto riguarda l’ambiente: il Canada è sinonimo di bellezza naturalistica e l’isoletta felice di Alma & Company non fa eccezione, anzi, diviene un nuovo paradiso terrestre.

Il problema, si direbbe, è l’Adamo di turno, l’umano, e il serpente tentatore, dicasi la cecità nei confronti dell’amore.

 Dal 20 gennaio al cinema


Il lupo e il leone – regia: Prune de Maistre; sceneggiatura: Prune de Maistre; fotografia: Serge Desrosiers; interpreti: Molly Kunz, Graham Greene, Charlie Carrick, Derek Johns, Rhys Slack, Evan Buliung;  produzione: Mai-Juin Productions, Galatée Films; origine: Francia, 2021; durata: 99’; distribuzione: 01 Distribution.

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