Nouvelle Vague di Richard Linklater

L’anno scorso nel 2025, dopo Blue Moon che abbiamo potuto apprezzare alla Berlinale, Nouvelle Vague, presentato invece al Festival di Cannes, è il secondo film di Richard Linklater prodotto nel breve spazio di tempo di pochi mesi. Questo a confermare un momento particolarmente creativo e felice di un autore abituato a lunghe fasi produttive, a volte estese nel tempo. Basti solo ricordare i dodici lunghi anni necessari alla realizzazione di Boyhood. Linklater, quindi, il regista dei progetti impensabili, torna ad affascinarci con una nuova opera riuscita, la cui idea di partenza potrebbe sembrare più che balzana e soprattutto rischiosa. Da regista americano, portare sullo schermo un film che racconta della Nouvelle Vague – lo storico movimento cinematografico che ha rivoluzionato la storia del cinema, non solo francese – avrebbe potuto sembrare, fino ad oggi, impossibile. Ma Linklater si è arrischiato così tanto da portarlo addirittura a Cannes, la mecca della cinematografia francese. Senza voler strafare, Nouvelle Vague nient’altro vuole essere se non una dedica di grande affetto e soprattutto di grande rispetto per questo vivace e fervido momento che ha cambiato la Settima arte.

C’è poco da spiegare della trama per chi conosce e ha studiato il cinema francese. Siamo nel 1959. Dopo la proiezione di un film d’attualità si ritrovano ad una festa a Parigi i registi Jean-Luc Godard (Guillaume Marbeck), Françoise Truffaut (Adrien Rouyard), il produttore Georges de Beauregard (Bruno Dreyfürst) insieme a molti altri membri della rivista dei “Cahiers du cinéma”. Nonostante i molti progetti, Godard non ha ancora realizzato un film, mentre Truffaut ha appena trionfato a Cannes con il suo film d’esordio I 400 colpi. Dopo tanta teoria e critica è arrivato anche per lui il momento di creare. Già da qualche tempo ha un’idea molto semplice in testa: girare un film che abbia per protagoniste una ragazza e una pistola. È la nascita di Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle, riuscirà in sala dal 9 marzo prossima, grazie alla Cineteca di Bologna). Il film ormai considerato una pietra miliare del cinema, girato in meno di un mese, con un budget limitato e quasi senza una sceneggiatura scritta. Scorrono le immagini sullo schermo, e fra takes e fuori scena, si dipana la genesi della produzione del mitico film. Ma non solo. Lontano da pedanteria e didascalismo ritroviamo citazioni da testi e opere, frasi celebri del geniale regista francese, e la ricostruzione di momenti filmici, fra tutti in primis, la scena del ballo di Band à part. E non mancano nemmeno gli storici incontri di Godard con i suoi miti, quali Roberto Rossellini, Jean-Pierre Melville, durante le riprese in studio, e con Robert Bresson, mentre è alle prese con la lavorazione di Pickpocket.

Nouvelle VagueLa scelta dell’attrice Zoey Deutch nella parte di Jean Seberg, ma anche di Guillaume Marbeck nel ruolo di Godard, come di tutti gli altri attori è a dire poco perfetta. Forse la struttura corporea del Jean-Paul Belmondo di Aubry Dullin è un poco diversa dal suo originale, ma nel complesso c’è stato un casting eccezionale per ricoprire i tanti ruoli, e tenendo conto che i dialoghi sono tutti in francese. Anche questa una sorprendente novità per il cinema americano, che utilizza da sempre la lingua inglese.

La bravura di Linklater, a parte la scelta formale del bianco e nero e del formato quadrato, sta nel non copiare, o peggio, imitare il cinema di Godard, ma nel suo attenersi semplicemente a ricreare atmosfere, situazioni, l’acuta ironia dei dialoghi e il clima di spontaneità, che hanno reso unico l’esperimento godardiano. Quel che gli riesce ancora meglio, ed è forse la cosa più importante, è di portare sullo schermo la gioia e la spensieratezza di una gioventù piena di inventiva, entusiasmo e amore per un mezzo di comunicazione creativo e pieno di possibilità come sa, e può, essere il cinema. Non c’è, o almeno non è visibile, la minima presenza di trucco: nessun naso rifatto, nessuna parrucca sembrano essere stati utilizzati per rendere i personaggi credibili, eppure, o grazie a studiati movimenti, o grazie alla somiglianza, gli attori sono tutti attendibili. Riconoscibili ‘sosia’ dei reali protagonisti storici, e senza per questo falsificarli.

Anche in questo caso Linklater rimane coerente a sé stesso. Quando Godard nel film dichiara di non essere interessato allo storyline capiamo perché il regista americano abbia deciso di fare un film sul grande collega francese, dato che anche lui è da sempre contrario a sceneggiature troppo preconfezionate. Per quanto, forse, per Nouvelle Vague abbia dovuto prepararsi diversamente dal solito, e programmare le riprese in modo più tradizionale. Se rattrista pensare che ora Godard sia diventato infine un personaggio di finzione, e chissà se gli sarebbe piaciuto ritrovarsi in questo contesto, è un vero piacere vedere una chicca come questa, un salto nel passato, sì, ma perfettamente attuale. Uno spunto, e al tempo stesso un ottimo incoraggiamento per chi fa cinema, a ritrovare la vitalità originaria ed inventiva del medium.

In Concorso al Festival di Cannes 2025.
In sala dal 5 febbraio 2026.


Nouvelle Vague  – Regia: Richard Linklater; sceneggiatura: Holly Gent, Vincent Palmo Jr., Michèle Pétin, Laetitia Masson; fotografia: David Chambille; montaggio: Catherine Schwartz; sonoro: Jean Minondo ; scenografia: Katia Wyszkop; interpreti: Zoey Deutch, Guillaume Marbeck, Aubry Dullin, Bruno Dreyfürst, Adrien Rouyard, Matthieu Penchinat, Benjamin Clery, Paolo Luka Noé; produzione: ARP; origine: Francia, 2025; durata: 105 minuti; distribuzione: Lucky Red.

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