La grazia di Paolo Sorrentino (su Netflix)

La grazia ora anche su Netflix – per altro ancor più attuale per le polemiche sul recente caso di Nicole Minetti. Voto ****

Ancora un saggio sulla politica democristiana o forse no? Con il suo ultimo film presentato in apertura della Mostra di Venezia del 2025, Paolo Sorrentino torna a disquisire sulla situazione di casa nostra, come dai tempi lontani del Divo  (2008) o  del dittico berlusconiano di Loro  (2018) ma in una chiave completamente diversa, meno diretta e più “moral-filosofica”. Lasciamo parlare l’autore che a proposito de La grazia ha affermato: “è un film d’amore. Questo motore inesauribile che determina il dubbio, la gelosia, la tenerezza, la commozione, la comprensione delle cose della vita, la responsabilità. L’amore e le sue articolate diramazioni sono visti e vissuti attraverso gli occhi di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica verosimile ma rigorosamente inventato”.

“Inventato” di certo dato che era impossibile fare altrimenti, comunque “verosimile” perché porta insieme diversi tratti dei nostri due ultimi Presidenti (ma potrebbero essere anche altri a detta degli autori): di Giorgio Napolitano da una parte (napoletano come il l’attore Toni Servillo che interpreta il protagonista) e ancor di più di Sergio Mattarella (vedovo, cattolico e giurista) dall’altra.

La grazia
                                                Anna Ferzetti

Dunque, quella dell’amore vuole essere la chiave de La grazia,  ad animare dunque le mosse e i sentimenti che guidano il personaggio del protagonista, appunto Mariano De Santis, detto “cemento armato” negli ultimi mesi dal suo “semestre bianco”. Aiutato dalla devota figlia Dorotea (una convincente Anna Ferzetti), l’uomo deve, oltre ai consueti obblighi istituzionali come ricevere dignitari di altre nazioni, prendere delle importanti decisioni che toccano profondamente la sua coscienza morale. In primis dovrebbe firmare, prima che finisca il suo mandato, una controversa legge sull’Eutanasia (a cui la figlia, anche lei giurista, lavora notte e giorno) e in più approvare le domande di grazia (altro riferimento al titolo polisemico del film) di due detenuti, un uomo e una donna. Che sono, appunto, in carcere per delitti dovuti a moventi passionali con cui hanno uccisi i rispettivi consorti (tra l’altro proprio Mattarella ne aveva concesso una del genere e proprio di recente lil 22 dicembre 2025 ne ha decretato altre cinque insieme). E ancora non c’era stato il recente, controverso caso di Nicole Minetti.

Il tutto si intreccia con la vita privata dell’uomo giunta ad un’impasse senza scampo: l’amatissima compagna della sua vita, Aurora, è morta da tempo, lasciandolo inconsolabile, mentre i due figli (l’altro, oltre a Dorotea, è un musicista che si è trasferito in Canada) si sentono distanti da lui e dalla sua gelida freddezza. De Santis, in più, ha un vulnus che l’ossessiona da sempre: il fatto di non aver scoperto con chi la moglie quarant’anni prima l’aveva tradito, cosa che lui non è mai riuscito a metabolizzare e che poi verso la conclusione del film riuscirà a sapere (chissà se per davvero, però?). È qualcosa che non vuole dimenticare e ne parla di continuo con l’amica d’infanzia, critica d’arte, Coco Valori (una splendida Milvia Marigliano) mentre sospetta di un altro compagno di scuola, Ugo Romani (Massimo Venturiello), anche lui sodale e politico che aspira, tra l’altro, a diventare suo successore.
L’unico che appoggia il nostro tormentato eroe è un consigliere militare, il generale Lanfranco Mare (Giuseppe Gaiani) con cui solidarizza e si reca in Piemonte a cantare ad un raduno di alpini; o anche il capo dei Corazzieri del Quirinale a cui è affidata la cura del cavallo del Presidente (che, però, De Santis decide di non far sopprimere quando agonizza in attesa di morte, in linea con le sue concezioni morali). Solo una bella ex-Presidente lituana, anche lei ormai al termine del suo mandato, scuoterà per un attimo i sentimenti del protagonista, oppure la musica del rap Cosimo “Guè” Fini. Dunque si intrecciano vari temi come la passione e difficoltà ad invecchiare nel modo migliore, i ricordi uniti ai rimpianti, insomma quella grazia del titolo, che potrebbe essere declinata a seconda del punto di vista, laico o religioso.

La grazia
                    Toni Servillo

Paolo Sorrentino ha affermato che questo, a differenza di altri suoi precedenti, è un film costruito sulla trama e non sui personaggi. Potrebbe essere. La verità, però, che senza dei mattatori come Toni Servillo che è Toni Servillo, quindi bravo e impeccabile ma sempre Servillo, La Grazia non funzionerebbe come, in effetti, sembra accada – non di continuo, ad essere onesti, ma con diversi colpi d’ala e delle battute almeno per noi molto divertenti, a parte poi le cosiddette “sorrentinate” come le definiscono gli spiritacci maligni. Che so: un Papa nero e barbuto che va via da un incontro con Mariano in scooter; un Presidente del Portogallo che sotto la pioggia battente incespica sul tappeto rosso nel cortile del Quirinale, il cane-robottino che incede per Via Condotti a Roma, eccetera, eccetera.

Quanto qui ci pare cambiato in modo radicale, ad esempio rispetto a Parthenope, è principalmente la natura dell’impatto visivo e dell’impianto scenografico molto meno bombastico e ricercato rispetto al passato – comunque la fotografia di Daria D’Antonio resta al solito molto bella ed espressiva. Per certi versi e senza che ciò voglia suonare un appunto negativo, La grazia potrebbe anche sembrare un instant-movie, ma è un film aspro e sincero,  poco ingioiellato e anche a tratti capzioso, che, con una struttura narrativa da semi-Kammerspiel d’interni, vuole riportare all’attenzione politica un importante problema morale. E cioè quello dell’Eutanasia, un tema molto divisivo in un paese estremamente cattolico come il nostro. E, al solito, già da Venezia o poi a seguire, i commenti al film sono stati altamente divisivi, è piaciuto ad alcuni – come al sottoscritto con qualche riserva sulla durata complessiva e forse qualche vezzo di troppo – e per niente ad altri. Non si tratta, certamente, di una novità, basta ricordare quanto è accaduto con Parthenope anche sulle nostre pagine. Ma questo è sempre stato il vero sale del cinema, quello buono e interessante.

Film d’apertura e Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo alla Mostra di Venezia 2025.
In sala dal 15 gennaio 2026. 
Su Netflix dal 13 maggio 2026.


 La grazia:  – Regia e sceneggiatura: Paolo Sorrentino; fotografia: Daria D’Antonio; montaggio: Cristiano Travaglioli; suono:  Emanuele Cecere, Mirko Perri; scenografia: Ludovica Ferrario; costumi: Carlo Poggioli; interpreti: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Linda Messerklinger, Vasco Mirandola; produzione: Fremantle, The Apartment Pictures, Numero 10; origine: Italia 2025; durata: 133 minuti; distribuzione: PiperFilm.

Foto: Andrea Pirrello.

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