A pranzo la domenica cioè nella vita c’è sempre una seconda occasione per chi è deciso a farsi giustizia. Voto ***
Sarà forse per la crescita demografica ferma allo zero ormai da decenni, o forse per il raggiungimento della mezza età anche di autori e autrici cinematografiche, con tutto ciò che ne consegue a livello di rapporti e responsabilità familiari, ma tra i personaggi femminili, o per meglio dire tra le figure professionali femminili salite agli onori della ribalta nel recente cinema italiano, ed europeo, ci sono sempre più spesso le badanti. Un termine che decliniamo al femminile perché per ora badanti uomini protagonisti di film ancora non se ne sono visti, mentre di badanti donne negli ultimi due anni ne abbiamo già conosciute almeno tre: la simpatica ladruncola marsigliese Maria, che nel film di Robert Guèdiguian (La gazza ladra), deruba i suoi ignari anziani ma per una buona causa; la recalcitrante Vita, che nell’ultima opera di Edoardo Winspeare (Vita mia) non tarda ad affezionarsi alla anziana aristocratica ungherese “caduta” e decaduta; infine l’astuta e sensibile cingalese Amilà che nella divertente commedia di Vincenzo Marra (Era) salva l’ anziana datrice di lavoro dalle beghe familiari.
A questa galleria di più o meno rassicuranti caregiver, si aggiunge ora la single di ritorno cinquantacinquenne Adele (interpretata dalla sempre brava Lorenza Indovina) diventata in A pranzo la domenica badante “involontaria” dell’anziana madre malata dopo che la fine del suo matrimonio, avvenuta dieci anni prima, l’aveva costretta a tornare a vivere nella casa di famiglia, nella provinciale, e pettegola, cittadina di Nocera Inferiore. Quando però la madre muore e la casa viene messa in vendita per volontà dei due fratelli maggiori, da cui Adele si lascia facilmente convincere e a cui per ingenuità firma una procura sulla vendita, ha inizio per lei un tour de force emotivo, psicologico, esistenziale e soprattutto logistico.

La prima tappa di questo inaspettato cambiamento è infatti un’altra convivenza forzosa, questa volta con la zia paterna Luisa (Patrizia Loreti), vedova dalla grande casa e dalla lingua tagliente che non le risparmia battute acide e amare verità su tutti componenti della sua famiglia. Spiacenti verità che la generosa ma troppo naif Adele dovrà imparare a vedere, riaprendo gli occhi alla vita, per poi poterle affrontare e risolvere. Smarcandosi tra cognate perfide come le sorellastre di Cenerentola, fratelli egoisti, notai predatori e ghiotti avvocati, Adele si ritroverà sola, senza soldi, senza un lavoro e senza un tetto tutto suo sotto al quale godersi gli anni di salute e di giovinezza che ancora le restano. Assente dal mondo del lavoro da troppo tempo e quindi priva delle competenze che le sono necessarie anche solo per farsi registrare nell’archivio dell’agenzia interinale, Adele, che sa cucinare bene e ha imparato al capezzale della madre a prendersi cura delle anziane, sarebbe anche disposta a ricominciare a lavorare come badante se solo i suoi abbienti familiari non lo considerassero un lavoro troppo umile per una di famiglia. Ma l’improvvisa presa di coscienza che non c’è nulla di scontato nell’accudimento, come quello di cui si è fatta sommessamente carico con la madre per tanti anni, sarà per Adele la chiave di volta per dimostrare a sé stessa, ai suoi parenti e a noi del pubblico che nella vita c’è sempre una seconda occasione per chi è decisa a farsi giustizia. Basta avere il coraggio di affrontare il fatto che, come recita il noto adagio di John Lennon, citato dalla protagonista stessa, la vita è ciò che ti capita mentre sei impegnata a fare altri progetti. Scritta e diretta da Mariella Sellitti, una sceneggiatrice televisiva prestata per la prima volta alla regia cinematografica, questa commedia, che potremmo definire corale per la frequente e spesso comica presenza sulla scena di numerosi personaggi secondari, colpisce sia per la scelta di una protagonista appartenente ad una fascia d’età poco frequentata dal cinema, sia per la attenta direzione degli attori, che per la scelta di un cast di bravi e brave professioniste al di fuori del solito cenacolo di volti illustri (eccezione fatta per Lorenza Indovina).
Se la regia in A pranzo la domenica ci avesse regalato qualche buona inquadratura in più, la sceneggiatura qualche dialogo in meno, se la caratterizzazione della protagonista non avesse ecceduto in dabbenaggine e quella dei suoi parenti in una tracotanza stereotipata à la Monicelli di Parenti serpenti, avremmo apprezzato ancora di più il cameo di Cesare Bocci nei panni dell’ex marito e la buona interpretazione dell’intero cast, in particolare quella di Patrizia Loreti nei panni della zia sarcastica. Ma, sempre parafrasando John Lennon, si sa che un’opera prima è quello che ti capita mentre sei impegnata a girare il miglior film possibile.
In sala dal 14 maggio 2026.
A pranzo la domenica – Regia e sceneggiatura: Maria Sellitti ; fotografia: Claudio Sabatini; montaggio: Stefano Mariotti; musica: Francesco Barbato; interpreti: Lorenza Indovina, Cesare Bocci, Fabrizia Sacchi, Antonio Serrano, Tony Laudadio, Eleonora Pieroni, Patrizia Loreti, Valentina Acca. Simone Francia, Giovanni Visentini, Francesca Annunziata, Annarita Del Piano; produzione: ZTV Production e Mirage Film; origine: Italia; durata: 87 minuti; distribuzione: ZTV Production.
