Lady Nazca – La signora delle linee di Damien Dorsaz


Forse dico qualcosa di scorretto, ma quando un regista gira il suo primo film a 52 anni, qualche piccola esitazione a me personalmente sorge. È il caso di Lady Nazca – La signora delle linee e del suo regista, svizzero, Damien Dorsaz. Se poi teniamo conto che sullo stesso argomento, sulla stessa persona,  ben 18 anni fa Dorsaz aveva girato un documentario, tutto lascia pensare che questo possa essere il suo primo e unico film. Non ho visto il documentario e a esser sincero, vista la versione “fictional”, non è che muoia dalla voglia di vederlo, anche solo per stabilire somiglianze e differenze.

La persona a cui facevo riferimento è la tedesca Maria Reiche (1903-1998), una expat che in piena espansione dei regimi nazi-fascisti degli anni ’20 e ’30 finisce – come molte altre persone provenienti da diversi paesi – niente meno che a Lima, in Perù. Qui la donna sulla trentina (la interpreta l’attrice, tedesca appunto, Devrim Lingnau) sbarca il lunario tenendo supplenze di matematiche a ragazzini non proprio volenterosi e frequenta svogliatamente la comunità degli esuli, fra i quali l’inglese Amy (Olivia Ross) con cui intrattiene una relazione sentimentale.

La sua vita è segnata da conflitti con la madre, verosimilmente restata in patria,  che la considera, non proprio a torto, una che alla sua non più giovanissima età non ha ancora ben capito che cosa vuole fare da grande. Una piccola curiosità: la madre doveva essere interpretata da Hanna Schygulla, che ha detto di no perché la sceneggiatura non le interessava e allora il personaggio di fatto è stato cancellato dalla sceneggiatura, lo si evoca ma non lo si vede. Mi sia permesso: grande Hanna!

Fin quando, piuttosto casualmente, la sua ragione di vita Maria la trova, scoprendo dopo alcune peripezie su cui non mi soffermo un sito archeologico nel sud del Perù, fra i molti presenti in quel paese e risalente a tempi assai precedenti alla colonizzazione di Francisco Pizarro. Il sito è costituito di linee e figure tracciate nel deserto. Di che cosa si tratta? E: come fare a salvaguardare questo patrimonio culturale che Maria ben presto capisce essere inestimabile. La donna, dopo varie ipotesi, capisce che cosa ha scoperto e riesce anche, fra mille opposizioni, nel suo intento di salvare quelle che da allora, e ancora oggi, si chiameranno le Linee di Nazca, divenute nel 1994 Patrimonio Unesco. Chi vuole saperne di più di questa donna e di quest’avventura, può comodamente informarsi: su Wikipedia la voce a lei dedicata è presente in ben 35 lingue, fra cui, ovviamente anche l’italiano.

Lady Nazca
       Devrim Lingnau

A noi, a parte la biografia, interessa com’è fatto il film. E il film – il mio giudizio lo si sarà già capito – è fatto male per varie ragioni. Vado in ordine di importanza: la sceneggiatura zoppica di continuo, scene ripetute all’infinito, Maria nel Deserto, Maria e l’Amica, Maria e l’Archeologo Recalcitrante; la fotografia è rileccatissima: all’ennesima inquadratura del deserto dall’alto, dal basso, da vicino, a distanza, lei con le espadrillas, lei col burnus, lei che spazza, lei che misura non se ne può più o ancora lei che nuota nel laghetto da sola, che nuota con l’amica, lei nella tenda da campo, una, due, tre volte – basta, lei che interagisce con i nativi, che balla con loro e all’improvviso…E poi, diciamolo per una volta con chiarezza (visto che di solito si elogiano): gli attori ma soprattutto le attrici non sono bravi, forse anche perché hanno dovuto sostenere dei dialoghi decisamente poco convincenti, chissà. E infine: che noia queste lingue che si intrecciano: l’inglese, il tedesco, il francese, lo spagnolo, la lingua dei nativi, forse il Quechua? Boh.

E dire che il film qualche potenzialità ce l’avrebbe anche avuta sul piano squisitamente drammaturgico, visto che Maria, che a un certo punto trova la propria vocazione, finisce per doversi confrontare con tanti “nemici” che la sottovalutano, la ignorano, la considerano una visionaria, salvo poi – è il caso, ad esempio, dell’archeologo – subire una trasformazione che sul piano psicologico non risulta minimamente plausibile. Ma i conflitti vengono restituiti in modo assolutamente scialbo.

Poi, per carità, le vicende si sono svolte davvero in questo modo nella realtà, ma, mi sia concesso: che cosa ce ne frega della realtà, se il film per tutte le ragioni che ho provato a elencare non funziona? Lo ribadisco: Hanna ci aveva visto giusto.

In sala dal 12 marzo 2026.


Lady Nazca – La signora delle linee (Maria Reiche: Das Geheimnis der Nazca-Linien)- Regia: Damien Dorsaz; sceneggiatura: Damien Dorsaz, Fadette Drouard; fotografia: Gilles Porte; montaggio: Patricia Rommel; interpreti: Devrim Lingnau, Olivia Ross, Guillaume Gallienne; produzione: 27 Films Production, Octopolis, Tobis Film; origine: Germania/ Francia, 2025; durata: 99 minuti; distribuzione: Officine Ubu.

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