Mariano Rigillo che fa Eduardo è uno spettacolo comunque. Accade in La salita, il film che segna il debutto alla regia dell’attore Massimiliano Gallo, assai noto al pubblico televisivo.
«Ispirato a fatti realmente accaduti» recita una scritta in esergo, nel senso che nel 1983, pochi mesi prima della sua morte a 84 anni, il drammaturgo napoletano e senatore a vita, benché assai provato nel fisico, volle aderire a una calda richiesta venuta dall’Istituto minorile di Nisida, un’isoletta all’estrema propaggine della collina di Posillipo. A causa del crescente bradisismo, diciotto detenute del carcere di Pozzuoli erano state temporaneamente trasferite a Nisida, e la convivenza non facile tra quelle donne e i ragazzi lì reclusi suggerì al direttore di organizzare qualcosa di “creativo”: appunto un laboratorio teatrale sotto la carismatica guida di De Filippo, che arrivò insieme a Rosalia Maggio e Carlo Croccolo.
Doveva chiamarsi Figli di una stella e poi L’isola delle donne questo film scritto da Gallo insieme a Riccardo Brun e Mara Fondacaro, ma La salita suona meglio: meno poetizzante, più simbolico. Quando appare Rigillo, col bastone, il cappello, l’abito chiaro abbondante e gli occhiali con una lente oscurata, senti subito che il tono si alza, e non lo dico per piaggeria: senza imitare Eduardo, l’attore, oggi 85enne, ne restituisce lo sguardo stanco, l’eloquio carismatico, la densa complicità (il drammaturgo staccò anche un corposo assegno).

«Vi supplico, figli miei, non vi fate riportare alla vita criminale di prima. Se non trovate nessuno che vi aiuta, aiutatevi da voi. Piano piano, ognuno può fare la sua strada» scandisce a quei ragazzi che l’ascoltano rispettosamente. L’idea è di mettere in scena l’opera buffa ottocentesca Annella di Portacapuana di Vincenzo Fioravanti, naturalmente adattandola alle possibilità di quei ragazzi e di quelle donne, con una certa libertà e un pizzico d’improvvisazione.
«Le pause non sono vuoti, attirano l’attenzione, come hai fatto tu con me adesso» teorizza Eduardo parlando al detenuto Emanuele, prossimo ad essere liberato. Ma noi sappiamo, questo è l’elemento melodrammatico di finzione, che il giovanotto, invaghitosi di Beatrice, la più bella e colta delle recluse arrivate da fuori, una ex “principessa” della camorra benché siciliana, è pronto per denaro a uccidere qualcuno appena scarcerato. Succederà? Un colpo di teatro, in senso letterale, sancirà la chiusura della vicenda.
Il cinema che parla del teatro fatto in prigione non è una novità, penso a Cesare non deve morire di Fratelli Taviani, a Tutta colpa di Giuda (2009) di Davide Ferrario, al più recente Grazie ragazzi di Riccardo Milani. Il film di Gallo non aggiunge granché, specie dopo il successo clamoroso della serie tv Mare fuori, però è apprezzabile lo sguardo tra civile e politico su quella realtà anni Ottanta, arricchito da qualche bizzarra digressione: Beatrice disdegna Il giovane Holden e consiglia ad Emanuele di leggere Una vita violenta di Pasolini.
Direi che il meglio venga dagli interpreti, alcuni dei quali in partecipazione speciale: penso appunto a Rigillo, ad Antonio Milo, a Maurizio Casagrande, a Gianfelice Imparato, allo stesso Gallo; mentre Emanuele e Beatrice sono incarnati da Alfredo Cossu e Roberta Caronia.
In anteprima alla Mostra di Venezia 2025 (Giornate degli Autori, sezione #confronti).
In sala dal 9 aprile 2026.
La salita – Regia: Massimiliano Gallo; sceneggiatura: Riccardo Brun, Mara Fondacaro, Massimiliano Gallo; fotografia: Davide Sondelli; montaggio: Maria Fantastica Valmori; musica: Enzo Avitabile; scenografia: Giada Esposito; interpreti: Roberta Caronia, Alfredo Francesco Cossu, Mariano Rigillo, Antonio Milo, Shalana Santana, Gianfelice Imparato, Maurizio Casagrande, Massimiliano Gallo; produzione: Donella Bossi Pucci, Riccardo Brun, Paolo Rossetti, Francesco Siciliano, Massimiliano Gallo, Rino Pinto per Panamafilm, F.A.N., Rai Cinema, con il contributo del Ministero della Cultura, con il sostegno di Film Commission Regione Campania; origine: Italia, 2025; durata: 90 minuti; distribuzione: Fandango.
