Perugia Social Film Festival 12° edizione (24 settembre-4 ottobre 2026): Endless Cookie di Seth e Pete Scriven (Concorso).

Endless Cookie. Voto ***. La storia autobiografica di due fratelli all’interno della multietnica comunità canadese, che esplode nella psichedelia cromatica e nell’immaginazione antropomorfa di una sorprendente opera d’animazione. Un racconto fatto di digressioni surreali, grottesche, perfino demenziali, che restituisce, con il gusto dell’assurdo, la complessità di un paesaggio umano e geografico troppo spesso appiattito su un’algida visione di funzionalità ed efficienza. Ha vinto, tra l’altro, il Grand Prix Contrechamp al Festival di animazione di Annecy del 2025.  

Nell’ibridazione e nell’incrocio tra forme espressive appartenenti a linguaggi eterogenei, il documentario si presta ancora una volta come un crocevia di sperimentazioni che espandono in direzioni e inattese e sorprendenti il rapporto tra realtà e immaginazione, già in progressiva ridefinizione e mediazione. Endless Cookie, co-diretto dai fratelli canadesi Seth e Pete Scriven, è la significativa opera ipertestuale di una ricerca che vuole ampliare i confini e riformulare l’apparato visivo, sonoro e narrativo dello storytelling legato ai generi. E il genere attraverso il quale scelgono di trasfigurare completamente la storia autobiografia della loro famiglia molto allargata è quello dell’animazione, non classicamente concepita in una linearità realista oppure fantastica. Fratellastri per parte di padre, mettono insieme la cultura bianca e anglofona della Toronto urbana (Seth) e quella più selvaggia, montanara e indigena delle zone abitate dalle First Nations, i popoli autoctoni del Canada, a nord della provincia del Manitoba (dove abita Pete).

Una collocazione genealogico-geografica che non viene trattata come un fatto biografico, ma trova la rappresentazione del proprio senso profondo  nell’utilizzo della tecnica animata, che libera la fantasia di entrambi gli Scriven, con Seth che si occupa delle animazioni e di raccogliere le interviste alla variegata ed eccentrica comunità dove abita il fratello, inclusa un gran quantità di figli, figlie e nipoti, e il poliedrico Pete, che lavora il legno, ripara i motori, racconta bizzarri aneddoti quotidiani e leggende sacre e profane,  tramandate oralmente tra folklore e rielaborazione creativa. Per poter dare sfogo alle suggestioni audiovisive che queste storie evocano, Seth trasforma tutti i personaggi del disarticolato panteon famigliare in creature antropomorfe, un incrocio tra animali, piante, oggetti e generi alimentari, tra cui la “cookie” del titolo, che sarebbe nella vita la più giovane delle figlie di Pete.

Queste caratterizzazioni stravolgono innanzitutto la percezione del tempo che passa: i 97 minuti di durata del film corrispondono infatti ad otto anni impiegati per la realizzazione, con la missa in scena (e in scherno) fin dall’inizio dell’inaspettato finanziamento pubblico elargito a Seth per il suo progetto, che sarebbe dovuto essere pronto nell’arco di sette mesi,  e che invece potrebbe continuare ad essere immaginato e animato anche fin dopo la fine del mondo…con una stilizzazione grafica piuttosto grezza, alla quale corrisponde di contro una psichedelica e caleidoscopica esplosione cromatica, i personaggi disegnati da Scriven non solo non invecchiano mai , mentre ringiovaniscono nei numerosi flashback, ma mischiano i livelli della fitta e digressiva modalità di raccontare Seth, che riproduce le traiettorie imponderabili, con un margine di non risconto e di  verificabilità, di un ancestrale racconto orale; la mitologia  aggiornata a un linguaggio anarchicamente post punk e filtrata da un surrealismo che connette l’elemento organico e quello elettronico, in un’atmosfera, e un’estetica, che sembra affondare molto le proprie negli anni ’80 e negli ’90. Non a caso, tra le molte digressioni che si intersecano tra un aneddoto e una leggenda, ci sono molti inseriti riferiti ancora alla televisione e ai videogiochi, questi ultimi praticati in maniera quasi autistica e reiterata dal figlio maggiore di Pete (e che tra l’altro hanno le sembianze di un indiscriminato sparatutto da consolle Atari).

Endless Cookie

A questo riguardo c’è anche un confine ambiguo, che questo tipo di animazione nella saturazione talvolta estenuante di stimoli e di riferimenti e nella matrice caricaturale del segno lascia tale, sulla considerazione che i due registi hanno della loro tribù/famiglia e della società che li circonda. Le fantasie, i sogni e i racconti contengono infatti degli elementi disturbanti, respingenti, quasi orrorifici, che fanno grottescamente ridere, come ad esempio  la storia del “mostro”  che abita i boschi intorno alla riserva indiana di Shamattawa (dove vive Pete) e che cattura gli abitanti del luogo, torturandoli con il solletico e poi cavandogli gli occhi; ma anche l’insistere sulla preparazione brutale di cibi ricavati dalle carcasse scuoiate e dissanguate delle renne e di altri animali, nel paradosso della messa in scena di una  dimensione animata amorfa, all’interno della quale gli stessi umani rappresentati possono acquisire l’aspetto di una pietanza da consumare o di un oggetto da utilizzare e  da distruggere. Accanto a una sensazione di sardonico disagio, si percepisce comunque il respiro vitale, fragoroso, divertito ai limiti dello scivolamento sul dolore più atroce- Pete ha una figlia motociclista morta in un incidente stradale, il cui gesto forse involontariamente suicida viene sintetizzato da una delle sorelle con una frase:  “ha vissuto come ha voluto vivere) – e il tono è prevalentemente affettuoso, seppur in una maniera sbilenca e stralunata.  Non c’è però cinismo o sarcasmo gratuito, e la sgradevolezza di fondo appartiene maggiormente a quell’animazione che riporta ad esempio a un videoclip epocale come quello per Paranoid Android dei Radiohead: realizzato dalla svedese Marcus Carlsson, prendeva spunto dall’atmosfera angosciante e inquieta, con passaggi di lirismo e di onirismo, del brano della band inglese, raffigurando lo scenario post apocalittico di un mondo attraversabile sono tramite il gesto reiterato e continuamente interrotto da una violenza nonsense, che anticipava anche l’impazzimento a cui ci sta conducendo  la deriva iper-controllante dell’algoritmo informatico (non a caso il disco da cui era tratto quel pezzo si chiama OK computer).

Endless Cookie

Gli Scriven non rasentano la stessa disperazione, restando in una zona di pungente divertissement, che tra le sue acrobazie e i capovolgimenti di tono e di prospettiva, costruisce un’immagine multiforme e problematica del Canada decentrato e regionale, un paese del quale spesso si ha l’impressione di una superficiale, asettica e fredda efficienza e di un equiparato benessere. Lo sberleffo socioculturale, anche demenziale, ha anch’esso antecedenti radicati nell’immaginario intergenerazionale (da Beavis & Butthead, la basica coppia di amici gonzi tramessa in una sòrta di contro-programmazione interna dall’altrimenti patinata MTV, fino all’umorismo scorretto e iconoclasta di South Park, cartone per altro di produzione canadese). Sul versante horror, c’è invece una risonanza con le mostruose figure domestiche di Dumbland, la serie animata nella quale David Lynch ha immerso la scarna e ottusa attitudine violenta, auto ed etero distruttiva, dei sobborghi statunitensi. Perfino l’apparizione degli unici elementi che possono essere ritenuti più manifestamente documentaristici, ovvero le foto dei componenti delle due famiglie Scriven in carne ed ossa, sono  commentate dai loro alter ego a cartoni animati, con il desiderio evidentemente di dare volti reali a quel collettivo di fantasticherei dialoganti e con un effetto in verità piuttosto straniante, dove rimane difficile far coincidere persona e personaggio e ricostruire le diramazioni genealogiche di parentele non sempre stabilite  dal legame consanguineo.

Probabilmente una chiave di interpretazione id questo colorato e acido happening sta nella stessa Cookie e nell’infinitezza di cui è portatrice, come quando all’inizio interrompe le registrazioni dello zio Seth con un registratore giocattolo che riproduce e distorce i suoni e le voci (potenzialmente all’infinito, appunto). Un overlapping indistinguibile a livello uditivo e non identificabile come meccanico o come umano; un mix tra le storie raccontate sugli smartphone e quelle contenute dentro le bolle di fumo degli antenati aborigeni, da ingerire in un solo boccone e riproporre sotto le sembianze di una postmoderna matrioska.

Sabato 26 Settembre, Cinema Zenith, ore 18:00
Domenica 27 Settembre, Cinema Zenith – Sala 2, ore 18:30 (replica)


Endless Cookie  – Regia Seth Scriver, Pete Scriver; sceneggiatura e animazione: Seth Scriver; montaggio: Sydney Cowper; produzione: Daniel Bekerman, Chris Yurkovich, Alex Ordanis, Jason Ryle, Seth Scriver e Ashley Renders; origine: Canada, 2025; durata: 97 minuti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *