Perugia Social Film Festival 12° Edizione (24 settembre-8 ottobre 2026): Torneranno i lupi di Bianca Vallino (Concorso)

Torneranno i lupi. Voto *** . Prodotto da ZeLIG di Bolzano e presentato in anteprima al prestigioso Festival Visions du Réel di Nyon in Svizzera, l’opera prima di lungomteraggio di Bianca Vallino narra tre generazione di donne in un “viaggio intimo che si confronta con i cicli infiniti della natura”(così la regista). Ha vinto il Premio Gabbiano e il Premio del Pubblico al Festival di Bellaria.

Torneranno i lupi della giovane regista Bianca Vallino (classe 1997), documentario prodotto da ZeLIG, la scuola di documentario, televisione e nuovi media di Bolzano, si apre su una vecchia strada di campagna e su una leggenda più vecchia ancora fatta di mare, lupi e persone.

Il film è il racconto di tre generazioni di donne di cui Bianca rappresenta l’ultima: la più giovane che interroga e riprende le precedenti, dandogli la possibilità di fare esperienza, e non solo in una dimensione privata, di parola, ascolto e sguardo. Ma è anche la storia di come la natura tra leggenda e cicli incessanti, pulsazioni immanenti, con la sua necessità sensibile e il portato selvatico arrivi a rigenerare e fermentare luoghi, persone e ancora sguardi. Pensato e realizzato nel Monferrato, in un arco di tempo lungo per l’elaborazione e in uno più breve per la FINALIZZAZIONE, in quanto il film è anche l’opera di fine corso per Zelig, il bel lavoro di Vallino da “viaggio intimo che si confronta con i cicli infiniti della natura”, così la regista, e da storia di donne che “si ritrovano ad affrontare un’infelicità da sempre taciuta” e impressa – mente e corpo – nell’illusione salvifica del sogno d’amore, ecco che riesce a diventare anche altro.

Affrancandosi dal rischio, pure a tratti corso, di cadere nell’elegia dei tempi perduti e dell’eccesso malinconico, e con ricorso a un montaggio attuato con grande risonanza e creatività, in un’alternanza di immagini preesistenti provenienti dall’archivio della famiglia Vallino e di interviste e riprese effettuate per l’occasione, Torneranno i lupi mano a mano si schiude alle variazioni e ai movimenti delle interazioni animali (che includono gli umani) e vegetali, divenendo una piccola e riuscita opera aperta alla epifania della mutazione, talvolta alchemica, e della poesia, più che al miracolo della fusione assoluta. E molto sincera e leale è anche la posizione della regista quando, dopo aver dato, con affetto e partecipazione, spazio al racconto vitale e aspro della madre e della nonna, indaga e ascolta il punto di vista del padre, separato dalla madre ma ancora un po’ perduto nella di lei immagine che torna, nello sguardo altrui che manca.

Il desiderio di perdersi – nell’altro come nell’insensato -, quasi un imperativo per diverse generazioni di donne e uomini allevate a cadere in questi (tristi) retaggi culturali e simbolici, viene agito in modo diverso da chi racconta questa storia: il padre, pur consapevole del fatto di quanto sia difficile dare qualcosa all’altro se prima non si è imparato a stare da soli, non riesce ad uscire fuori dai fantasmi del passato, che lo paralizzano; le due donne, pur in una evidente scelta di vivere in modo meno alienato e più effettivamente solidale e felice, allo stesso tempo continuano ad accusare l’altro di non essere stato all’altezza dello stereotipo romantico -e sappiamo come la memoria del corpo torni talvolta a punire sé e anche l’altro.Torneranno i lupi

La regista non dismette in Torneranno i lupi la propria ragione affettiva né la necessità di ricercare una postura estetica, istanze che la portano lontana dal tener fede a teoremi o dal credere a favole e narrazioni banalizzanti. Piuttosto Vallino  – ricordando in questo, e chissà se anche a partire dai rispettivi titoli, Pietro Marcello in La bocca del lupo – sembra spinta da una urgenza. Un modo di domandare e di guardare (e di farsi guardare dalla madre, richiesta che si ripete nel corso del film) che nel documentario si porta inscritta, grazie anche all’eterogeneità insita nel riuso dei filmini di famiglia e alla componente cristallina di un passato che riemerge, che insiste, propria al germe microbiota in circolo nel found footage, la compresenza di zone d’ombra e di un pensare e sentire per transiti di immagini e per processi segnatamente linguistici. Il fare documentario come area di possibilità, piuttosto che come tema chiuso in una rincorsa (disperata) di un nuovo, e autoritario, determinismo.

La via allora percorsa da Vallino, che porta a un’ecologia e a una valorizzazione (tout court oltre che) del riuso delle immagini preesistenti e a un archivio per generazioni a venire, e in cui il rapporto con il ritorno del lupo è quello, perturbante e insieme lievitante, con una natura non addomesticata e con l’animalità che ci portiamo addosso, questa via illusa e crepata ma pronunciata ancora come una formula magica (contro la scomparsa) e ancora molto amata (i filmini “amatoriali” sono stati girati in gran parte dalla nonna della regista), è simile a quella immaginata da Cesare Pavese, citato in esergo dalla regista: “Potevo spiegare a qualcuno che quel che cercavo era soltanto di vedere QUALCOSA che avevo già visto?” (La luna e i falò). 

La stessa radicalità che, in un’intesa forse spericolata, fa dire a Stan Brakhage che fare cinema è “impugnare il tempo sconfiggendo la morte”.

Sabato 27 al Cinema Zenith di Perugia ore 18, 30 alla presenza della regista Bianca Vallino e mercoledì 30 al Cinema Méliès, ore 15:00 (replica).


Torneranno i lupi– Regia: Bianca Vallino; fotografia: Esther Kreiner; montaggio: Elisa Cabbai; suono: Elisa Cabbai, Aldo Masini, Anna Ciju; sound design: Stefano Bernardi, Matilde Ramini; produzione e distribuzione: ZeLIG – Scuola di documentario, televisione e nuovi media; origine: Italia, 2025; durata: 53 minuti.

 

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