Onslaught – Assalto finale. Voto ***. A prescindere dalle impalpabili implicazioni ideologiche “antimilitariste” sottese alla sua trama, Onslaught è un discreto B-Movie, forse anche un pizzico old fashion, che con tutti i suoi evidenti limiti di scrittura e di inventiva, riesce a mantenere, in parte, quanto promette. E cioè novanta minuti (aurea misura!) di puro e godibile intrattenimento trash. Spettatore avvisato, mezzo salvato.
Ci aspettavamo qualche anno fa, dopo il mediocre Godzilla e Kong – Il nuovo impero, una terza puntata di quella saga sempre per mano dell’eclettico regista-attore-ecc. Adam Wingard e invece la nostra profezia è andata delusa.
Ora, invece, ci ritroviamo difronte a questo nuovo Onslaught – Assalto Finale in cui il budget è sicuramente minore – a produrre è l’ormai prolifica A24, da tempo la capofila degli “Indipendent” Usa – mentre la qualità, seppur di poco, è leggermente salita. Un “assalto finale” – così l’aggiunta italiana al titolo originale – che ben si inserisce nella filmografia di un regista come Wingard che ha fatto del cortocircuito tra action movie muscolare e venature horror/splatter il proprio marchio di fabbrica.
Ricordiamoci poi che Onslaught in inglese significa attacco o assalto ma che è anche il nome di un celebre personaggio dei fumetti Marvel. Tuttavia, per evitare subito dei malintesi di sorta, vale la pena chiarire che la sceneggiatura originale di Simon Barrett – amico-collaborare molto di frequente di Wingard – nulla, assolutamente nulla ha a che fare con il suo omonimo fumettistico.
Se mai qualche lontana reminiscenza o connessione ci fosse tra questo b-movie che punta su un’esplicita estetica exploitation e ultra-violenta, con degli antecedenti, la si potrebbe cercare nella prima fantastica filmografia di John Carpenter, per esempio in Distretto 13 – Le brigate della morte (1976) o in Halloween – La notte delle streghe; o ancora in film dell’epoca a partire da Nightmare – Dal profondo della notte (1984) di Wes Craven & Co.
Ma è quasi impossibile essere così generosi sulle ascendenze cinefile di Onslaught e scendiamo dal Paradiso di un tempo alla ben più modesta realtà del cinema contemporaneo.
Siamo nel cuore arido e polveroso del New Mexico, in una piccola comunità di pacifici mezzi-sbandati e di veterani in pensione che tirano a campare abbastanza miseramente ma tutto sommato sereni nelle loro casette fatiscenti battute dal vento del deserto intorno. Qui vive anche la protagonista Celeste Cross (la bella portoricana Adria Arjona), un’ex cecchina dell’esercito, tormentata da passate esperienze traumatiche vissute in guerra, insieme alla figlia e ad un potente arsenale bellico che custodisce in modo maniacale. Divorziata, sbrigativa e molto diretta nei modi e nelle reazioni, la ragazza ha perso qualunque fiducia nel genere umano, a partire dall’ex-marito che minaccia di portagli via la loro figlia Daisy.
Non molto lontano da questa scarrupata comunità di cui si è detto, troviamo invece una base militare segreta dove si conducono degli esperimenti segreti, per conto di una classica ala deviata del Governo e sotto la guida del Dott. Hans Kammler (Dan Stevens), un ex scienziato nazista, coniugato a una imperscrutabile donna (Rebecca Hall, piuttosto brava nel ruolo della cattiva) di cui nel proseguo del film conosceremo moventi e funzioni. In ogni caso, l’obbiettivo degli esperimenti nel diabolico laboratorio è quello di modificare geneticamente e creare dei super-soldati invincibili e perfetti, delle implacabili macchine da guerra contraddistinte dal puro istinto di uccidere a comando senza remora alcuna.

Fate il classico 1 + 1 e non è poi molto difficile intuire, senza essere dei geni della sceneggiatura, cosa potrà succedere in Onslaught dopo un quarto d’ora di preparazione della storia: i tre prototipi-cavie riescono a liberarsi dalla prigionia in cui si trovano, sterminando chiunque glielo possa impedire compreso il nazista pazzo che ovviamente ci lascia le penne ma quasi contento di veder realizzato, comunque, il suo sogno di Blitzkrieg.
Ormai libero e con la voglia di menare le mani, il terzetto malefico comandato dal super-sadico “The Butcher” che, come si scoprirà, avrebbe anche qualche vecchio conto personale da regolare, si impadronisce di un camion con cui si mette in viaggio nella notte. E così il gruppo si presenta nella cittadina vicino alla base minacciando e uccidendo con ogni tipo di arma – asce e seghe micidiali comprese (che novità!) – chiunque è sulla sua strada o che riesce a stanare… Ovvio, però, che non ha fatto i conti con la nostra Celeste – non a caso omen nomen – e con un script altamente prevedibile, sino ad un finale dove …
Senza tirare in ballo le banalotte implicazioni ideologiche “antimilitariste” sottese alla trama di Onslaught, il film di Wingard è quello che è, senza se e senza ma. È un B-Movie, forse anche un pizzico old fashion, che con tutti i suoi evidenti limiti di scrittura e di inventiva, riesce a mantenere, in parte, quanto promette. E cioè novanta minuti (aurea misura!) di puro e godibile intrattenimento trash, rivolto soprattutto a un pubblico giovanile, magari non particolarmente cinefilo, ma in cerca di gore e di disimpegno adrenalinico.
Devo comunque confessare che, pur tappandomi le orecchie tutto il tempo durante la proiezione per non aver distrutti i timpani per i livelli devastanti della colona audio (musica & rumori), alla fine mi sono divertito anche un po’. Forse perché mi sono scattati i ricordi dei vecchi classici a cui, molto alla lontana come si diceva, Onslaught vuole oggi fare il verso.
Dunque, chi lo andrà a vedere sa cosa l’aspetta. Leggo, però, che Onslaught negli Usa è stato un flop, chissà se da noi, al contrario, le cose andranno diversamente.
In sala dal 1 ottobre 2026.
Onslaught – Assalto Finale (Onslaught) – Regia: Adam Wingard; sceneggiatura: Simon Barrett; fotografia: Oren Soffer; montaggio: Adam Avery, Josh Schaeffer; musica: Matthew Pusti; interpreti: Adria Arjona, Dan Stevens, Drew Starkey, Rebecca Hall, Michael Biehn, Jacob Scipio, Reginald VelJohnson, Keil Oakley Zepernick, Jesse La Flair, Alex Pereira; produzione: Aaron Ryder, Andrew Swett, Adam Wingard, Jeremy Platt, Alexander Black, Simon Barrett per 828 Productions, A24 Television, Breakaway Civilization, Lyrical Media. Ryder Picture Company; origine: Usa, 2026; durata: 92 minuti; distribuzione: I Wonder Pictures.
