Alberi erranti. Voto ***(*). Dopo Ketticè, in Concorso a Locarno approda il nuovo film di Salvatore Mereu che segna uno scarto significativo con le sue opere precedenti per abbracciare un non-luogo favolistico dove far agire i personaggi del romanzo Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta (Edizioni Maestrale, 2013, premio Brancati) da cui è tratto.
“Gli alberi erranti del titolo stanno a ricordarci il destino che tutti noi abbiamo, che è quello di foglie un po’ al vento alle quali però è data la possibilità di infilarsi nella folata che si vuole.” (Salvatore Mereu).
A differenza di Giovanni Tortorici, il secondo film italiano in Concorso a Locarno è opera di un autore, Salvatore Mereu (classe 1965), che ha già alle spalle una significativa carriera, iniziata con successo con Ballo a tre passi vincitore della “Settimana della Critica” alla Mostra di Venezia del 2003. Poi nella sua successiva filmografia, il regista sardo ha continuato a raccontare la sua isola natale con uno stile rigoroso e realista, firmando opere come ad esempio Sonetàula nel 2008, presentato al Festival di Berlino, o i più recenti Assandira (2020) e Bentu (2022) entrambi selezionali alla Biennale di Venezia. Giunto al suo settimo lungometraggio, ha lasciato (ma solo parzialmente) la sua isola natale e l’impianto socio-realistico per offrirci un racconto sostanzialmente metaforico del nostro (brutto) presente.
In Alberi erranti si racconta la storia di tre famiglie, molto diverse tra loro. Le prime scene ritraggono Piero Arca (Alessandro Haber) e suo figlio Giuliano (Romeo Perrone), che vivono in una casa ai margini della società, da cui salvano qualsiasi animale in difficoltà, diventando per l’ambiente naturale un vero e proprio spazio di rifugio. Giuliano cresce come un ragazzo libero e circondato dalla natura, ma va comunque a scuola dove diventa molto amico di Emilio Nonne, figlio di una schiatta di notabili, dove il padre (Massimo Popolizio) è una persona potente e soprattutto prepotente, che detta legge a tutti, sia dentro che fuori famiglia. Oltre a impedire al suo Emilio (Edoardo Raiola) di essere amico di Giuliano e di seguire la sua passione per la musica, l’uomo minaccia la famiglia Arca e uccide tutti i loro animali, perché per lui questi sono vagabondi che non devono stare nella sua città.
Grazie al romanzo da cui è tratto, la costruzione stilistica di Alberi erranti diventa nel corso dei minuti molto fiabesca. Troviamo il bene contro il male, una “principessa”, Maddalena Branca (Giulia Maenza), figlia di un notaio fidanzata con il cattivo della situazione, il primogenito della famiglia Nonne, Michelangelo (Lorenzo Richelmy) e anche i ragazzi sperduti, del villaggio dei “Bambini”, che ricordano molto Pan – Viaggio sull’isola che non c’è (2015)

Passano gli anni e tutte queste famiglie e questi paesaggi li vediamo collegarsi grazie a Giuliano, che parte per un pellegrinaggio senza meta, alla ricerca del padre scomparso. La sua unica compagna di avventura, all’inizio, è la sedia a dondolo del genitore: prima viene trasportata in viaggio come strumento funzionale, per aiutarlo in caso di ritrovamento, poi si trasforma sempre più in un ricordo, bello, ma con un certo peso (letterale e non) da portare sulle spalle.
Alberi erranti ci fa addentrare in un Coming of Age, in una sorta di viaggio iniziatico dall’infanzia all’età adulta, per poi ributtarci dalla realtà a un luogo fantastico. Infatti, Giuliano approda a “Bambini”, un luogo pieno di ragazzini senza genitori che suo padre gli aveva fatto conoscere da piccolo. Questi piccoli rifugiati vivono e sopravvivono come possono, “dandosi da fare”, come gli spiegheranno. Ci si ritrova così in una sorta di “isola che non c’è”, dove il mondo adulto, con tutti i suoi giudizi e la violenza, non è ancora arrivato, e dove Giuliano può trovare riposo e riscoprire la serenità, prima di ripartire alla ricerca del padre. Questa volta però non vaga senza meta, sa che dovrà tornare dai “suoi bambini”, perciò si dirige direttamente alla città dei Nonne. E proprio qui, accade il miracolo, l’incontro con Maddalena, un colpo di fulmine.

Il film di Salvatore Mereu non è la tipica favola della buona notte. In essa ci viene raccontato un difficile, complesso conflitto tra genitori e figli, ma troviamo soprattutto la ricerca dell’identità e la voglia di essere se stessi, molto ben rappresentata dalla figura di Maddalena, una ragazza che nonostante sia cresciuta in una famiglia molto diversa da quella di Giuliano, anche lei è uno spirito decisamente libero. L’amore a prima vista tra i due protagonisti, però, non potrà di certo fiorire in un luogo, dove sono i Nonne a dettar legge; perciò, i due decideranno di …
Alberi erranti è, in definitiva, un’opera irrequieta e molto poetica con tanti punti di forza a partire dalla descrizione del bosco in cui si sommano, insieme, elementi diversi, da quello del rifugio dal mondo esterno a quello di luogo dove poter crescere lontano dalle brutture della società, insomma una sorta di personaggio morale e non solo onirico. Mereu, inoltre, ha dovuto confrontarsi con la complessità del testo originale di Alberto Capitta (che ha collaborato alla sceneggiatura) e ciò lo ha portata ad optare – per non semplificare le varie “anime” del romanzo – per una lunghezza complessiva di tre ore che potrebbe essere un ostacolo alla diffusione del film. D’altronde – come è stato detto a Locarno – anche Odissea di Cristopher Nolan ha una durata simile e ciò non ne ha impedito il successo. Se ne riparlerà, comunque, quando Alberi erranti vedrà la sua uscita nelle sale italiane per ora ancora non stabilita.
Come si afferma alla fine del film citando Ernesto Moi – una figura fortemente simbolica che nel romanzo incarna un contadino-veggente descritto come il Dio Pan – gli alberi partono. Siamo piante in cammino verso il destino. Nel villaggio dei bambini, nessuno ignora che un giorno verranno trovati e cacciati via, ma nel frattempo si sono scavati il loro angolo di pace e serenità nel mondo.
Alberi erranti – Regia: Salvatore Mereu; sceneggiatura: Alberto Capitta, Salvatore Mereu; fotografia: Francesco Piras; montaggio: Salvatore Mereu, Jacopo Quadri; scenografia: Emita Frigato; interpreti: Romeo Alexander Perrone, Giulia Maenza, Lorenzo Richelmy, Lupo Barbiero, Edoardo Raiola, Alessandro Haber, Massimo Popolizio, Alberto Cracco, Adriano Chiaramida, Sandra Toffolatti, Monica Demuru, Barbara Chichiarelli, Eugenia Costantini, Margareth Madé, Maximilian Dirr; produzione: Salvatore Mereu, Elisabetta Soddu per Viacolvento, Rai Cinema; origine: Italia, 2026; durata: 180 minuti; distribuzione: Minerva Pictures.

Lo aspettiamo a Cagliari.