All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras

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3

Nan Goldin è una icona dell’arte contemporanea. Le sue fotografie hanno raccontato la scena new wave e punk newyorkese e sono diventate vere e proprie immagini di culto. Sono foto che colpiscono per l’uso del colore, per la composizione, ma sono soprattutto foto che colpiscono per lo sguardo pieno d’amore che c’è dietro la macchina fotografica e per la forza e le tematiche che vengono rappresentate. Sono infatti foto “vere”, che ritraggono i suoi amici mentre fanno sesso, fumano droga, vivono la loro vita sregolata tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Sono foto che ritraggono anche la stessa Nan Goldin nei suoi momenti più intimi e disperati, e tra queste un impatto enorme sull’immaginario contemporaneo hanno avuto anche le foto che la mostrano con gli occhi neri, tumefatta dopo essere stata picchiata da un suo compagno dell’epoca.

Foto che hanno creato uno stile e che rimandano ad un mondo di fatto tristissimo, decimato prima dall’eroina e poi  dall’Aids, di gente che viveva e moriva soprattutto dentro le case, foto che venivano mostrate in una sorta di spettacolo dal titolo The Ballad of Sexual Dependency, una raccolta di circa settecento foto (alla fine) in continua evoluzione, proiettate in uno “slide show diaristico musicato” e che oggi affollano le sale di qualsiasi Museo. Foto tragiche, ma foto che raccontano anche il macabro ma romantico fascino verso questo mondo, dell’underground, della sperimentazione, di una vita vissuta con valori diversi.

Nel tempo il lavoro della Goldin si è modificato, e attualmente la vediamo impegnata soprattutto in una strenua e giustissima battaglia contro la famiglia Sackler, un colosso dell’arte contemporanea, ma anche, e soprattutto, proprietaria della società che commercializza medicinali che contengono oppioidi che causano dipendenza. Dipendenza della quale anche la stessa artista è stata vittima. La famiglia Sackler investiva buona parte del ricavato del suo guadagno nell’arte contemporanea e nel finanziamento di Musei, e la Goldin è stata (ed è) attivista di un movimento (P.A.I.N.) che cerca  di fare in modo che queste donazioni vengano rifiutate. Una campagna che ha avuto enorme successo e che molte volte ha raggiunto gli obiettivi perseguiti.

Il film, prodotto anche dalla stessa Goldin, è diretto da Laura Poitras, premio Oscar con il documentario Citizenfour nel 2015, parla di questi due aspetti della sua vita e parla anche di un altro dramma della vita di Nan Goldin, il suicidio della sorella Barbara, morta quando Nan aveva solo 11 anni, e che ha deciso di togliersi la vita distrutta da una probabile omosessualità non accettata dalla sua famiglia e dall’ambiente dove viveva, e che ha passato tantissimo tempo dentro ospedali psichiatrici.

La Poitras cerca di trovare un filo che possa legare questi tre discorsi, come se fosse possibile ricostruire razionalmente i percorsi di una esistenza. Il risultato lascia un po’ perplessi, sia perché questo filo non sembra essere molto chiaro, sia perché si ha l’impressione che questo lavoro cerchi, in sostanza, di riabilitare una vita vissuta ai margini, come se fosse stato solo il dolore, e non un desiderio di ribellione o una sensibilità ed una curiosità eccessiva, ad creare lo stimolo per il  suo lavoro. Un documentario che alla fine si riduce in un tentativo di riportare Nan Goldin nella dimensione del “normale”.  E non è né certo l’attivismo politico della fotografa che tra un anno compirà settanta anni, o l’empatia che si crea verso la sorella morta, oppure, ancora, le fotografie bellissime che vengono mostrate, a rendere più lieve il film.

Perché certo, l’impegno e il lavoro della Goldin è bellissimo ed importantissimo, ma questa vita e queste foto, viste mentre scorrono velocemente nello schermo, non bastano a far si che questo sia un documentario bello e riuscito.


All the Beauty and the Bloodshed  – Regia: Laura Poitras; montaggio: Amy Foote, Joe Bini, Brian A. Kates, A.C.E.; musica: Soundwalk Collective; produttore:  Laura Poitras, Nan Goldin, Yoni Golijov, Clare Carter, John Lyons; produzione: Participant, Praxis Films; origine:Usa, 2022; durata: 117’; distribuzione: I Wonder Pictures.

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