Antigone di Sophie Deraspe

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Antigone è una ragazza di sedici anni che vive in una piccola casa a Montreal con la sorella, i fratelli e la nonna. Su di loro grava il peso dell’uccisione dei genitori, un’atrocità che li ha costretti a migrare in Canada alla ricerca di una possibilità di riscatto. Solo Antigone riuscirà a scorgere per istante un barlume di speranza che, purtroppo, verrà presto spento da un tragico incidente con la polizia in cui un fratello morirà e l’altro verrà arrestato. Antigone si rifiuta di piegarsi alle ingiustizie delle istituzioni e decide di far evadere il fratello sostituendosi a lui in carcere. Presto la storia diventa di dominio pubblico ed ella diventa il simbolo dell’insolubile scontro tra la legge degli uomini e la legge del cuore – come la chiama lei – scatenando un’opposizione di massa.

A tanti anni di distanza, per esempio, da un’altra regista donna, Liliana Cavani ne I cannibali (1970), anche la canadese Sophie Deraspe adatta gli elementi della tragedia di Sofocle in chiave moderna, delineando il segmento che lega indissolubilmente la cultura classica alla società contemporanea. L’estenuante lotta tra Creonte e Antigone narrata nell’opera del drammaturgo greco viene ricreata attraverso la scomposizione di Creonte in più elementi che compongono la società democratica attuale: le istituzioni, la polizia, i giudici ognuno rifiutato e combattuto da Antigone che si troverà a dover scegliere tra il fratello e il diritto di cittadinanza. La Deraspe sceglie, saggiamente, di trasportare il coro greco ai giorni nostri facendo vestire ai corèuti i panni delle altre detenute, dei vecchi compagni di scuola e dei giovani che si trovano ad essere spettatori della battaglia di Antigone. Raccontano gli eventi attraverso i messaggi e i social, le cui immagini ci vengono mostrate a tutto schermo interrompendo per un momento il flusso narrativo della storia, e interagiscono direttamente con i protagonisti durante le sedute nell’aula di tribunale collocati nella scenografia come nella tradizione ellenistica.

Più andiamo avanti con la visione della pellicola più veniamo trasportati verso una dimensione più teatrale; la macchina da presa si allontana, il campo si apre quasi a lasciare lo spazio di un palcoscenico sul quale gli attori assumono un atteggiamento sempre più teatrale forte di una sceneggiatura che gradualmente muta e diventa anfibia. L’idea è buona, ma di difficile resa, nonostante ciò, la regista riesce a darle una forma gradevole, non pervasiva sulla narrazione e per niente presuntuosa.  L’unica nota vagamente forzata è la rappresentazione di una moira greca che veste i panni di una psichiatra cieca, il collegamento è evidente e esplicito, ma la sua funzione è pressoché inutile e a tratti stucchevole. Si tratta di dettagli che rovinano fino ad un certo punto la visione dello spettatore e che hanno un impatto quasi nullo sulla qualità dell’opera.

Il fil rouge che collega la cultura ellenistica e il tempo presente si fa più spesso quando scopriamo che la sceneggiatura ha attinto da un caso di cronaca avvenuto a Montreal nell’agosto del 2008: l’affaire Freddy Villanueva. Si trattava di un immigrato onduregno di appena 18 anni, incensurato e arrivato in Québec nel 1998 con il fratello Dany e le tre sorelle (Patricia, Wendy e Lilian) per ricongiungersi ai genitori. Freddy si trovava con Dany e altre tre persone nel parcheggio dell’Henri-Bourassa Arena quando due agenti della polizia, Jean-Loup Lapointe e Stéphanie Pilotte, hanno chiesto loro i documenti: i cinque stavano giocando a dadi sul marciapiede e la legge canadese proibisce il gioco d’azzardo nei luoghi pubblici. Al rifiuto di fornire i documenti è seguita una sparatoria in cui Freddy ha perso la vita.

A tal proposito la regista ha dichiarato: ’’Ho ascoltato un’intervista rilasciata da una delle sorelle di Freddy Villanueva, morto in un parco di Montréal durante un raid della polizia che era andato storto. Ho iniziato a immaginare che questa sorella potesse essere un’Antigone. Da quel momento in poi, la storia si è sviluppata… Volevo dare vita, nel nostro tempo e nel contesto sociale delle nostre città occidentali, all’integrità di Antigone, al suo senso di giustizia e alla sua capacità di amare. Volevo anche che Antigone fosse molto giovane e fisicamente minuta, al fine di mettere in evidenza la forza interiore di questo individuo che contrappone valori più alti alle leggi ufficiali dell’uomo’’

Quando vengono prodotte pellicole di questo tipo il rischio di risultare moralisti e arroganti è dietro l’angolo, ma Sophie Deraspe ha dato prova di saper adottare un registro capace di bilanciare intrattenimento e critica sociale attraverso una regia intelligente e accessibile a tutti.

In sala dal 4 novembre


Cast & Credits

Antigone  – Regia: Sophie Deraspe; sceneggiatura:Sophie Deraspe (adattamento); Sofocle (originale); montaggio: Sophie Deraspe; Geoffrey Boulangè; interpreti: Nahéma Ricci (Antigone), Rawad El-Zein (Polinice), Antoine DesRochers (Emone), Sebastien Beaulac, Nour Belkhiria, Hakim Brahimi, Lise Castonguay, Jean-Sébastien Courchesne, Paul Doucet, Rachida Oussaada; produzione: Association Coopérative des Productions Audio-Visuelles; origine: Canada, 2019; durata: 1h49’; distribuzione: Parthénos e Lucky Red.

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