Bentornato Papà

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Franco (Domenico Fortunato), dopo aver sostenuto un colloquio fondamentale per la sua carriera a Roma, torna da sua moglie Anna (Donatella Finocchiaro) e dalla figlia Alessandra (Giuliana Simeone) nella loro casa in Puglia. Suo figlio Andrea (Riccardo Mandolini) è con lui, nonostante abiti a Roma per inseguire il sogno di diventare musicista. Da subito è chiaro che Andrea non abbia alcun piacere a tornare a casa, mentre la sorella e la madre vivono con entusiasmo e devozione il rientro del padre e del fratello. La tensione creata dal rifiuto di Andrea nei confronti dei parenti passa velocemente in secondo piano. Non appena Franco scopre di aver superato il colloquio viene colpito da un’emorragia cerebrale che metterà a repentaglio la sua vita.

Bentornato Papà tenta di raccontare la solidarietà, l’unità, le trasformazioni di una famiglia intorno a una tragedia. Tenta, appunto, perché siamo lungi da aver raggiunto l’obiettivo della narrazione. Ci vengono presentati quattro personaggi principali (cinque se consideriamo la presenza del fratello di Franco, Silvano) bidimensionali e stereotipati.
Il centro dell’azione rimane Franco, interpretato dal regista stesso Domenico Fortunato, e il suo improvviso rovesciamento da colonna portante della famiglia a paziente fragile e bisognoso d’aiuto. Il percorso che lo porta ad accettare questa nuova condizione di vulnerabilità si riflette nel cambiamento che gli altri membri della famiglia si trovano a maturare tra mille paure e incertezze.
Purtroppo, però, tali cambiamenti restano sempre un po’ superficiali, non si possono definire come un vero e proprio sviluppo del personaggio, ma come una prevedibile risposta a una situazione d’emergenza.
Risulta, quindi, un po’ difficile immedesimarsi in uno qualsiasi dei membri della famiglia, poiché sembrano costruiti più per una pubblicità che per un film, e la recitazione, ahimè, non aiuta. Nel complesso risulta tutto abbastanza inverosimile, a partire dalla scena dell’aneurisma, eccessivamente teatrale e poco credibile.

In generale l’arco narrativo appare piatto e talvolta inutilmente dispersivo, vengono introdotte una serie di narrazioni parallele che non vengono mai approfondite o portate a conclusione. L’unica a fare eccezione è la storia d’amore tra Andrea e la figlia del compagno di stanza del padre, uniti dal dolore e dalla preoccupazione, ma anziché costituire uno spunto di riflessione o un approfondimento sui sensi di colpa del personaggio, la relazione si trasforma in una storiella adolescenziale che stona con la linea narrativa principale.
La trama è, dunque, abbastanza prevedibile, ma non sarebbe un problema se fosse stata arricchita dal materiale emotivo che una storia del genere presuppone. Non stiamo parlando di un linguaggio freddo e distaccato, numerosi sono i tentativi di coinvolgimento dello spettatore, ma la maggior parte risultano fallimentari e goffi creando un dialogo ovattato e distante con i sentimenti e il vissuto dei personaggi.

Domenico Fortunato è un attore navigato di cinema e televisione, ma qui resta un regista alle prime armi e questo film trasuda l’ansia e l’incertezza di un neofita della cinepresa. É evidente dalla chiusura nervosa e impacciata delle vicende che si susseguono e dai tentativi, un po’ fuori luogo di virtuosismi cinematografici che sicuramente, senza presunzione, cercano di arricchire questo suo debutto dietro la macchina da presa. Comunque è doveroso riconoscergli una buona gestione dei tempi narrativi che però non basta a rendere il suo Bentornato Papà  più godibile e meno lento.

In Concorso al Bif&st di Bari e dal 7 ottobre in sala


Bentornato Papà – Regia: Domenico Fortunato; sceneggiatura: Domenico Fortunato, Cesare Fragnelli, Francesca Schirru, Lorenzo Righi, Michele Santeramo; fotografia: Giorgio Giannoccaro; montaggio: Mauro Ruvolo; musica: Silvia Nair; interpreti: Domenico Fortunato (Franco), Donatella Finocchiaro (Anna), Riccardo Mandolini (Andrea), Giuliana Simeone (Alessandra), Giorgio Colangeli,  (Zio Silvano), Dino Abbrescia; produzione: Cesare Fragnelli per Altre Storie con Rai Cinema; origine: Italia 2021; durata: 90’;  distribuzione: Altre Storie.

 

 

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