Bugiardo seriale di Olivier Baroux

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Olivier Baroux dirige una commedia, sulla carta, con tutte le carte in regola,  per risultare divertente e fresca, ma che si perde in una serie di gag pigre e poco convincenti, che rendono questo Bugiardo seriale un’imitazione offuscata di Bugiardo Bugiardo, esilarante film fine anni Novanta con un sempre brillante Jim Carrey.  La commedia americana del 1997 diretta da Tom Shadyac, infatti, poteva contare sull’espressività e sulla mimica facciale  di un protagonista che solo un anno più tardi ci regalava una delle prove attoriali più significative, interpretando il trentenne Truman Burbank nel celebre The Truman Show di Peter Weir.

In Bugiardo seriale, invece, mancano veri spunti di originalità o lampi di autentica creatività mentre il protagonista, Tarek Boudali, risulta tenero, goffo, a suo modo affascinante, ma mai realmente divertente, carismatico ed esilarante da catalizzare l’attenzione del pubblico.

Jerome, il bugiardo di turno, vive a Nizza, è poco più che trentenne, di bell’aspetto. La sua prima bugia risale alla tenera età di nove anni, quando, per rendere orgoglioso il padre, ha inventato di sana pianta di aver realizzato quattro gol in una partita di calcio. Da quel momento la sua vita è diventata un castello enorme di bugie, incastrate a fatica una sull’altra.  Alla ricerca continua dell’approvazione altrui, si dipinge un eterno supereroe, racconta di improbabili incidenti domestici e di ritardi dovuti a eventi eccezionali.  Per stimolare l’empatia nel prossimo, millanta di aver subito dei maltrattamenti durante l’infanzia. E, ovviamente, ciliegina sulla torta, è anche campione di karate e astronauta.

Data la mole di bugie ormai incontrollabili e facilmente intuibili, in ufficio, dove lavora come responsabile vendite di Naviset, specializzata nelle imbarcazioni di lusso, è malvisto da quasi tutti i colleghi.  Un giorno, al risveglio, trova la casa allagata e tutte le sue bugie, una dopo l’altra, cominciano ad avverarsi, rendendogli la vita un incubo infernale.

L’intuizione “comica” di Baroux è, dunque giusta, la sceneggiatura è talmente assurda da essere potenzialmente esilarante, se ben sfruttata nei dialoghi e nei giusti tempi comici. Manca, purtroppo, un interprete di spicco e Boudali (la cui prova attoriale risulta migliore, ad esempio, in Babysitting, 2014, di  Nicolas Benamou e Philippe Flachau) è circondato da personaggi secondari sfumati, poco approfonditi psicologicamente e non sempre stimolanti. La regia, in complesso, è lacunosa e sembra dover ricorrere a costruzioni assurde pur di suscitare una comicità che non sempre è intelligente, ma che risulta, in più punti, piuttosto stanca, pigra e poco accattivante.

Sorry, non tutti i “Bugiardi” riescono col buco.

In sala dal 31 agosto


Bugiardo seriale  (Menteur) – Regia e sceneggiatura: Olivier Baroux; fotografia: Arnaud Stefani; montaggio:Stephan Couturier; musiche: Philippe Kelly; interpreti: Tarek Boudali, Artus, Pauline Clément, Catherine Hosmalin, Karim Belkhadra, Louis Coldefy, Bertrand Usclat, Philippe Vieux, Guy Lecluyse, FlorenceMuller; produzione: Gaumont, M6, W9, Canal+, Ciné+, Angoa, Société des Producteurs de Cinéma et de Télévision; origine: Francia, 2023; durata: 95 minuti; distribuzione: Altre Storie con Minerva Pictures

 

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