Come pecore in mezzo ai lupi di Lyda Patitucci

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Kim Kardashian quando è triste si prende una suite e aspetta che passi la tristezza senza rompere i coglioni agli altri. Hai capito che persona stupenda?

Un intro del genere non è solo efficace, è vincente. Soprattutto se chi lo pronuncia è un criminale che Kim Kardashian l’ha derubata. Come pecore in mezzo ai lupi mostra fin da subito i suoi pregi: una buona scrittura, creazione di personaggi ben delineati e un intreccio di storie efficace. Nonché una regia, quella di Patitucci, che sa come creare un prodotto per il pubblico, senza cadere nel retorico, avendo una propria direzione che certo non è ancora carattere né marchio di fabbrica. Ognuno dei personaggi ha un debito o un credito nei confronti di Dio, e si muove sullo sfondo di un crime dalla fotografia gelida, da freddare i soli di Roma. A spostarli sono tanto i soldi come altro tipo di filigrana, quella dell’anima: i sentimenti. E la pellicola non se li dimentica, mai.

Io ho un credito verso Dio. Me lo ha detto lui. E tu? Sei a debito o credito?

Così dice Dragan, il capo di una banda criminale di serbi. Il gruppo terrorizza le strade di Roma. Vera (Isabella Ragonese) è invece colei che procura loro le armi. Dopo l’ennesima rapina andata a male, due ladruncoli decidono di svoltare e hanno una soffiata da proporre proprio a Dragan: un portavalori di tre milioni da svaligiare. I due gruppi s’incontrano e lì Vera riconosce il fratello Bruno (Andrea Arcangeli) in uno dei due ladruncoli. È un guaio, perché i due non dovrebbero conoscersi, perché Vera in realtà è un agente della polizia infiltrata e la sua copertura è così in pericolo. Ma Bruno ha una figlia e farebbe qualsiasi cosa per salvarla da una madre incapace di crescerla. Il tempo corre, e tre milioni di euro non aspettano nessuno.

È sufficiente guardare il nome della casa di produzione, Groenlandia, per capire che la mela non cade lontano dall’albero, in questo caso dai due direttori della casa di produzione. Matteo Rovere portò nel cinema italiano due prodotti notevoli come Veloce come il vento e Il primo re, mentre Sydney Sibilia travolse il mercato con Smetto quando voglio nel 2014, entrambi sono stati la palestra di regia per Lyda Patitucci che ha diretto le loro seconde unità e qui invece diventa regista alla sua opera prima, almeno per il grande schermo.

Porta con sé l’esperienza di un cinema che sa essere presente, che da lontano ammira l’appeal del modello americano ma sa ritagliarsi uno spazio di credibilità perché capace di creare personaggi, farli interagire tra loro e mettere in bocca loro dialoghi brillanti. Il crime sembra così un espediente, e questo non può che essere un pregio. Il filone principale, la rapina da compiersi, è infatti il primo motore, ma sono le storie collaterali che mettono a nudo i sentimenti, o la mancanza, dei vari personaggi. E così gli occhi di una bambina sono indagati, perché tutto sta lì, in come lei osserva il mondo e in come noi osserviamo lei.

Roma non è gelida. Di natura non lo è, diventa invece di un pallore mortale per diventare il crime di Patitucci. Certo, il fatto che i luoghi in cui avvengono le vicende siano mainstream e riconoscibili non aiuta l’unicità della pellicola e mette alla lunga in crisi la credibilità, salva invece chi in quei luoghi ci cammina. Isabella Ragonese è efficace nel suo ruolo di donna dura e provata di continuo dalla vita, dall’altra parte altrettanto bravo è Andrea Arcangeli che nero su bianco mette in scena un bellissimo personaggio debole, l’unico che ha una certezza in carne d’ossa da salvare, la figlia, mentre intorno a lui vagano persone che inneggiano a Dio per non perdersi nel nulla fatto di soldi e proiettili. Tommaso Ragno, ennesima nota di merito per questo attore, è il padre dei due: un santone che pospone la fede all’amore per i figli. Prepotente, minatorio, splendido.

Come pecore in mezzo ai lupi è una pellicola efficace e credibile, con un andamento originale e girato in modo freddo, preciso. Corre veloce per i suoi 100’ e rotti, sorprende per la possibilità che d’un tratto un proiettile esca da una pistola o un uomo cada da un tetto, infine ti guarda negli occhi e ti chiede se stai bene. Lo fa con gli occhi dell’innocenza, che questa corsa nel pericolo se l’è vista tutta. E noi finiamo per entrare in empatia con lei.

In sala dal 13 luglio.


Come pecore in mezzo ai lupi – regia: Lyda Patitucci; sceneggiatura: Filippo Gravino; fotografia: Giuseppe Maio; montaggio: Giuseppe Trepiccione; musiche: Ginevra Nervi; interpreti: Isabella Ragonese, Andrea Arcangeli, Carolina Michelangeli, Gennaro Di Colandrea, Aleksandar Gavranić, Alan Katić, Milos Timotijevic, Clara Ponsot, Gabriele Portoghese, Imma Villa, Tommaso Ragno; produzione: Groenlandia con Rai Cinema; origine: Italia, 2023; durata: 100’; distribuzione: Fandango.

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