La Nueva Ola –19° Festival del cinema spagnolo e latinoamericano (Roma 6–10 maggio 2026): Cuerpo Celeste di Nayra Ilic Garcìa

Cuerpo Celeste – Voto ***

Presentato al Festival di San Sebastian del 2025, Cuerpo Celeste si apre con i campi lunghi della sabbia dorate e delle corse verso il mare, angoli di cielo blu. Vediamo una famiglia alle prese con la spensieratezza delle vacanze nell’estate del 1990, anno in cui la dittatura cilena è ormai agli sgoccioli. Celeste (Helen Mrugalski) ha 16 anni e sta trascorrendo le sue vacanze proprio in una spiaggia desolata del deserto di Atacama. Col padre recupera ossa di balene per analizzarle attraverso il microscopio: questo è uno dei momenti di vicinanza e affettività con la figura genitoriale. È un’estate di scoperte, sorrisi, spensieratezza. Ad un tratto, Alonso, il padre si accascia in acqua e madre e figli: un volo di uccelli, poi il silenzio, il volto del padre che riposa e le lacrime a singhiozzo di Celeste che immagina un suo ultimo sorriso.

Cuerpo Celeste
   Helen Mguralski

Lo sfondo in cui si svolge la storia di Cuerpo Celeste è la trasformazione del paese del Cile, di cui si trasmettono notizie anche in televisione.  La ragazza nel frattempo cresce e prova a recuperare il rapporto con una madre provata dalla vita, e da cui, per un attimo, si è sentita abbandonata. Ritornare nella casa materna con la scusa di vedere un’eclissi significa rivivere i ricordi, sentire sulla propria pelle la mancanza umana della famiglia. La madre, tra l’altro, ha deciso di vendere la casa estiva e affogare i dispiaceri nell’alcool. Celeste si ritrova ad affrontare non soltanto l’ombra della madre in piena crisi, ma anche un territorio completamente trasformato da traffici illeciti e dalla presenza di desaparecidos. Proprio come nel caso delle eclissi, è nel buio che Celeste si muove a tentoni per trovare la luce e dunque la propria strada.

La cilena Nayra Ilic Garcìa, qui al suo secondo lungometraggio dopo Metro cuadrado (2011), si serve di un raffinato linguaggio filmico basato soprattutto sulla contrapposizione di silenzi prolungati, alternati alle musiche di David Tarantino: è nei gesti ripetuti e nei ricordi del padre che la protagonista cerca la familiarità coi luoghi e col passato, e una casa interiore dove sentirsi per un attimo al sicuro.

Cuerpo Celeste  non è, dunque, solo una riflessione sul lutto e sulla crescita di un’adolescente tra il dolore e l’amore, ma è la fotografia di un Paese disorientato in un momento di profondo cambiamento. Ne vien fuori una narrazione estremamente delicata, supportata dalla fotografia essenziale di Sergio Armstrong e dall’interpretazione accurata dell’attrice protagonista Helen Mrugalski che riesce a restituire allo schermo una grande drammaticità intima e dignitosa.

E’ un film prodotto in coproduzione con l’Italia e quindi quasi certamente ne riparleremo quando Cuerpo Celeste uscirà anche sugli schermi di casa nostra.

 

Cuerpo Celeste Regia e sceneggiatura: Nayra Ilic Garcìa; fotografia; Sergio Armstrong; montaggio: Valeria Hernández; scenografia: Natalia Geisse; musica: David Tarantino; interpreti: Helen Mguralski, Daniela Ramírez, Néstor Cantillana, Mariana Loyola, Nicolás Contreras; produzione: Planta, Horamagica Producciones, Disparte, Oro Films; origine: Cile/Italia, 2024; durata: 97 minuti. 

 

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