A proposito di “Encanto” di Byron Howard e Jared Bush

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Spesso ce ne dimentichiamo, ma ognuno di noi, in un modo o nell’altro, si ritrova confinato nell’enorme e stravagante magione dei Madrigal: dispersa nel bel mezzo di un’amena vallata, amorevolmente cinta dalle Ande, la casa magica non è soltanto una casa magica, ma la trasposizione fiabesca del migliore dei mondi possibili. Le fondamenta non deturpano i bei prati circostanti, ma affondano le proprie radici nella fievole luce di una candela posta in cima al maniero come Raperonzolo al vertice di un’altissima torre. Ogni pietra possiede una sua storia, e parla con i suoi ospiti, basta saperla ascoltare: basta sussurrare l’infantile nomignolo “casita”, carezzare le pareti con la grazia dovuta ai bambini piccoli, ed ecco che improvvisamente le finestre ridono, la cucina sforna biscotti, il pavimento spinge gli avventori verso il loro destino.

Vincitore dei recenti Golden Globe (https://close-up.info/6268-2/) nella categoria ovviamente dell’animazione, Encanto, il sessantesimo classico targato Disney, non è la semplice trasposizione cinematografica di una moderna fantasmagoria, ma un’eccentrica parabola sul presente storico in cui siamo tuttora rinchiusi. Non è, del resto, la prima volta che i registi e animatori Byron Howard e Jared Bush s’immergono nelle profondità di scenari solo apparentemente esotici: capolavori quali Pocahontas (1995), Mulan (1998), Lilo & Stich (2002), Oceania (2016), hanno forgiato i sogni di una generazione abituatasi a pensarsi altrove, fra le inaccessibili vette del Tibet, a bordo di un’astronave o sotto il purpureo e struggente sole dei Caraibi, finendo per proiettarsi oltre i confini del vecchio bosco fatato. Questa volta, però, è diverso: la Colombia narrata dai due autori trascende le convenzionali coordinate geografiche per espandersi ovunque, mappando un insolito atlante nel quale ogni singolarità si fa globale. Stringendo la mano alla gloriosa stirpe dei Madrigal e alla loro villa magica, abbiamo l’impressione di riconoscerci oltre lo specchio, esattamente come fece Alice in quel buffo Paese delle Meraviglie che era poi l’Inghilterra Vittoriana.

Il variopinto microcosmo che i protagonisti chiamano “casita” si suddivide in varie stanze, plasmate ad immagine e somiglianza dei propri abitanti – o meglio, del Talento che li possiede. È infatti il Talento che domina e vivifica i personaggi, e non il contrario: lo ha intuito Mirabel, la pecora nera, il ramo sfiorito di una schiatta in cui la genialità è all’ordine del giorno. Julieta, la madre premurosa, prepara dolcetti taumaturgici. Luisa, la figlia di mezzo, solleva montagne e devia torrenti in piena mentre lotta contro l’idra della sua ansia da prestazione. Isabel, la sorellina dalla vita perfetta, potrebbe trasformare il deserto in un lussureggiante roseto ma, in cuor suo, preferisce le piante grasse ai gigli. Dolores, la maggiore, conosce i segreti di tutti, ma non esiste anima disposta ad ascoltare i suoi. La zia Pepa è isterica e causa uragani, il cugino Camilo muta forma come ogni adolescente in piena crisi d’identità. Il piccolo Antonio osserva Mirabel con affettuosa invidia: forse vorrebbe per sé l’eccezionale normalità di cui solo la ragazza sembra godere, ma nessun Madrigal può dirsi padrone della propria sorte, e presto il fanciullo si ritrova a chiacchierare con tigri e tucani.

L’astro dorato attorno a cui ruota la folle costellazione si chiama Alma, anziana fondatrice dell’Encanto e custode della sua fiamma stregata. Alma è una vera Abuela: amorevole ma inaccessibile, briosa e malinconica, questa matriarca d’altri tempi conobbe il peggiore dei mondi possibili e, con esso, la guerra, il lutto, la solitudine, la miseria. La generazione di Alma possedette il miracolo da cui germogliò la “casita”, il migliore dei mondi possibili, il cilindro magico dai mille doni che ci protegge, per l’appunto, da guerra, lutto, solitudine e miseria. Mirabel non conosce il passato di sua nonna ma vede crepe dappertutto: un ostinato silenzio corrode le fondamenta del prodigioso edificio, i talenti iniziano a pesare come piombo, le intercapedini si sbriciolano come polvere ormai secca. Soltanto lo zio Bruno, Cassandra eternamente incompresa, sembra in grado di scorgere l’imminente tragedia: peccato che la sua bizzarra scaramanzia non sia capace d’interpretarne il significato. Bruno vede il futuro, ma non riesce a leggerlo e, per disperazione, si rintana fra i corridoi kafkiani su cui il castello, all’insaputa dei suoi inquilini, grava. L’insostenibile leggerezza del nostro universo è, in effetti, insostenibile.

Quella di Howard e Bush è una pellicola profetica: non c’è modo, infatti, di evitare l’inevitabile. I cittadini dell’incerto reame navigano in acque perigliose, ognuno è prigioniero delle aspettative altrui, di una beata e frivola comunità che schiaccia i suoi stessi benefattori. Perché l’incantesimo si rinnovi, esso deve spezzarsi: Julieta non potrà lenire per sempre il male altrui, la forza di Luisa cederà sotto il peso di un’oscura quanto inspiegabile angoscia, Isabel scaglierà ovunque le spine finora serbate nel suo cuore. Alma farà i conti con la storia e i suoi tabu, percorrendo a ritroso il suo dolore e rimpatriando nel luogo di morte da cui la nuova vita ebbe origine. E Mirabel, asso di picche in un mazzo di soli Re e Regine, annienterà il migliore dei mondi possibili per forgiare, dalle sue ceneri, il migliore dei mondi. Solo allora, al sorgere di una nuova “casita”, il pomello della sua stanza (e, forse, anche della nostra) finalmente girerà.


Cast & Credits

Encanto – Regia: Byron Howard, Jared Bush; sceneggiatura: Jared Bush, Charise Castro Smith, Lin-Manuel Miranda; interpreti: Stephanie Beatriz (Mirabel Madrigal), María Cecilia Botero (Abuela Alma Madrigal – dialoghi), Olga Merediz Abuela Alma Madrigal – canto), Wilmer Valderrama (Agustin Madrigal), Adassa (Dolores Madrigal), Diane Guerrero (Isabela Madrigal), Mauro Castillo (Fèlix Madrigal), Angie Cepeda (Julieta Madrigal), Jessica Darrow (Luisa Madrigal), Rhenzy Feliz (Camilo Madrigal), Carolina Gaitán (Pepa Madrigal), Ravi-Cabot Conyers (Antonio Madrigal), John Leguizamo (Bruno Madrigal), Juan Castano (Osvaldo), Maluma (Mariano Guzmán), Alan Tudyk (Pico), Noemi Josefina Flores (Mirabel Madrigal bambina / bambina della città), Rose Portillo (signora Guzmàn), Sarah Nicole Robles (signora Ozma), Hector Elias (vecchio Arturo), Jorge E. Ruiz Cano (Tiple Maestro), Alyssa Bella Candian (bambina della città), Paisley Herrera (bambina della città), Brooklyn Skylar Rodriguez (bambino della città), Ezra Rudulph (bambina della città); produzione: Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studios; origine: USA 2021; durata: 99’; distribuzione: Walt Disney Pictures Italia.

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