Enea di Pietro Castellitto (Concorso)

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Si esce un po’ perplessi – o almeno questa è stata la mia immediata reazione – dopo avere visto l’opera seconda di Pietro Castellitto, il suo Enea che a leggere dalle note della presentazione del film “rincorre il mito che porta nel nome: lo fa per sentirsi vivo in un’epoca morta e decadente”. Perplessi dicevamo oppure con molti sentimenti contrastanti, riguardo a questo quarta  opera italiana in Concorso che entra a gamba tesa sulla realtà del Belpaese o meglio – qualcuno mi ha fatto riflettere – soprattutto su quella della alta borghesia romana da cui il nostro figlio d’arte proviene (e che esplicitamente odia con tutte le sue forze). Un ritorno e una promozione per così dire, dato che anche il suo film di debutto, I predatori, era stato presentato alla 77ª Mostra di Venezia sempre in Concorso ma in quella della sezione Orizzonti.

Il protagonista Enea interpretato appunto da Pietro Castellitto insieme all’amico del cuore Valentino (Giorgio Quarzo Guarascio) aviatore in erba di aerei da turismo, condivide una giovinezza molto folle e fuori da ogni regola, punteggiata da sfrenate feste notturne, spaccio di stupefacenti, un circolo sportivo esclusivo e una vita casalinga “scoppiata”. Che si compone di un padre psicanalista malinconico (Sergio Castellitto, a quanto ha dichiarato, giunto qui al suo centesimo film da attore), una madre giornalista che presenta libri in tv (Chiara Noschese) e un fratello minore molto a disagio a scuola e nella vita. L’intreccio come spiega il regista è quello di “un gangster movie senza la parte gangster, una storia di genere senza il genere”. Attraversiamo dunque un bel mondo fastidiosamente ricco ed altezzoso, fatto in sottofondo di droga, malavita, vendette politico-trasversali ma anche di amore per una ragazza bellissima e per niente scema (Benedetta Porcaroli), come se il nostro Enea fosse in un safari africano vecchio stile con potenti fucili e molta, troppa baldanza per non dire arroganza.

Pietro Castellitto

Senza seguire troppo il corso e le vicende della storia, il senso del film di Castellitto junior è quello, allora, di cercare in qualche modo di raccontare la sua generazione, una generazione preda di disvalori o dell’assenza di prospettive credibili o percorribili. E ciò costituisce di per sé un grande merito perché è uno dei pochi che lo fa nel cinema italiano di oggi. Parlottando, qua e là, con gli amici, qualcuno lo ha paragonato al primo Nanni Moretti oppure ai lavori iniziali di Sergio Rubini, con in più una disperata, estrema vitalità che lavora sull’eccesso e la dismisura.

Tutto è troppo in Enea: i dialoghi che sembrano ad ogni battuta delle sentenze salomoniche sull’esistente o destinate a futura memoria, l’impianto visivo costruito sull’alternanza tra primi piani dei protagonisti e totali il più delle volte dall’alto (anche perché abbiamo a che fare con Valentino, l’amico aviatore) oppure espliciti riferimenti storici tipo la sequenza dell’aereo che colpisce un grattacielo nella Capitale in questo caso simbolo del potere occulto – molto simile alla celebre immagine, nella mente di tutti, dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.

Conclusioni? Il film del giovane Castellitto sembra quasi un’occasione sprecata che dimostra certo un grande, potenziale talento ma anche una minore capacità di metterlo a frutto, fuori dalla provocazione e dalla ricerca dell’eccesso a tutti i costi. Un risultato quindi ancora parziale, forse anche un piccolo passo indietro – la tradizionale maledizione del secondo film? – rispetto al precedente I predatori in cui erano già molto chiare le coordinate entro cui il cinema del giovane regista si muovevano. Ma dobbiamo anche lasciare del credito abbondante nella Sim di un autore che non ha paura di rischiare di essere considerato un presuntuoso.


Enea – Regia e sceneggiatura: Pietro Castellitto; fotografia: Radek Ladczuk; montaggio: Gianluca Scarpa; musiche: Niccolò Contessa; scenografia: Massimiliano Nocente; interpreti: Pietro Castellitto, Giorgio Quarzo Guarascio, Benedetta Porcaroli, Chiara Noschese, Giorgio Montanini, Adamo Dionisi, Matteo Branciamore, Cesare Castellitto e con Sergio Castellitto; produzione: The Apartment Pictures (Lorenzo Mieli), Vision Distribution (Massimiliano Orfei), Frenesy Film Company (Luca Guadagnino), Giovane Film; origine: Italia, 2023; durata: 117 minuti; distribuzione: Vision Distribution.

 

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