21 Days Until the End of the World di Teona Strugar Mitevska (Eventi speciali)

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Pensavo che lentamente i film direttamente o indirettamente legati alla pandemia stessero finendo. In realtà, com’è giusto che sia, ci sono film che costituiscono risposte immediate ai traumi e film che invece hanno bisogno di più tempo per provare a fornire un’elaborazione più accurata. Peccato che il film della regista macedone Teona Strugar Mitevska intitolato 21 Days Until the End of the World (ma dotato di un secondo titolo che suona tipo Ci vediamo dall’altra parte), rientri a tutti gli effetti nella prima tipologia, chiamiamola la tipologia degli instant films senza portare alcun vero contributo in vista di una più approfondita elaborazione del trauma.

La regista, nata nel 1974 ed emersa a livello internazionale nel 2019  come figura promettente del cinema d’autore europeo con il film Dio è donna e si chiama Petrunya (ma anche il film successivo L’appuntamento del 2022 è arrivato in Italia), ha deciso di filmare, in piena pandemia, 21 giorni della propria vita, 21 giorni che dovrebbero precedere una temuta fine del mondo, che , forse, al termine del 21esimo giorno un inquietante rombo di tuono sembra davvero annunciare. Chissà perché proprio 21, cripto-citazione di Iñarritu (21 grammi), dato il carattere vagamente escatologico del film?

Nel corso dei 78 minuti scanditi dal numero progressivo dei 21 giorni vediamo inquadrata, a parte minuscole eccezioni, la sola regista in una casa di campagna non distante da Skopje prima, poi nella capitale e poi di nuovo nella casa di campagna.  L’intenzione è quella di osare, come dice chiaramente Strugar Mitevska nel testo di accompagnamento al film, di andare oltre la propria zona di conforto, mettendosi letteralmente e metaforicamente a nudo. La messa a nudo avviene in due modi: da un lato, tramite il racconto, a tratti decisamente noioso, delle sue giornate (non si pensi che la prospettiva appunto escatologica la induca a dedicare la propria esistenza ad attività di particolare importanza, di speciale spessore), tanto che la vediamo dare l’aspirapolvere, fare ginnastica, masturbarsi, guardare Star Trek in tv, osservare dei lavori edilizi, raccontare sogni; e dall’altro lato – e ciò dovrebbe alzare il gradiente filosofico dell’intera operazione – mediante una serie di scritte, diciamo così, post-avanguardistiche, sovraimpresse sull’immagine, scritte di sapore marcatamente aforistico, rese apposta di difficile leggibilità a causa del fatto che non sono state inframesse spaziature fra una parola e l’altra, talché lo spettatore deve faticosamente produrre tali spaziature ricostruendo la lettera del testo – una fatica a tratti piuttosto ingrata perché le frasi che alla fine ne derivano non rivelano niente di particolarmente originale o avvincente, se non narcisistiche considerazioni della regista su chi è, chi è stata, che cosa sarebbe potuta essere, che rapporti ha avuto con gli altri, in una evidente contrapposizione fra una solipsistica concentrazione sul proprio sé e coazione all’impegno e al tentativo di comprensione del mondo.

Nobile è l’intenzione di uscire dalla comfort zone del film socialmente impegnato, quali erano i due citati poco sopra e mettersi a nudo, il risultato tuttavia non convince granché, la presunta spontaneità (nel testo di accompagnamento Mitevska sostiene che il film sia stato girato in 21 giorni, ma è chiaro che non è così, basta vedere i cambiamenti climatici), anche formale, sembra in realtà frutto di un eccesso di costruzione, a cominciare dal fatto che la regista, che – d’accordo! – ha studiato a New York, il proprio diario macedone lo tenga al 90% in inglese, ad uso e consumo del pubblico internazionale.


21 Days Until the End of the World – Regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio: Teona Strugar Mitewska; scenografia: Vuk Mitewski; produzione: Sister and Brother Mitewski; origine: Macedonia del Nord 2023; durata: 78′.

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