
Brunori Sas – Il tempo delle noci è il nuovo documentario di Giacomo Triglia, anche lui calabrese come Dario Brunori, in arte Brunori Sas.
Il docufilm si apre con delle immagini di un baby cantante che vorrebbe diventare un ventricolo, senza riuscirci, e da adolescente un chitarrista metal, con scarsi risultati anche in quel caso. È praticamente destinato ad essere un cantautore. La prima canzone che ascoltiamo è infatti Canzone Contro La Paura. Ed ecco che la camera lo segue alla guida, mentre lui parla della sua crisi come artista, prima della nascita del suo disco L’Albero Delle Noci anche con una certa ironia, che è da sempre un suo tratto distintivo. Più avanti lo spettatore comprende il significato dell’albero delle noci: un albero presente di fronte la sua stanza, da cui Brunori si è sempre sentito ispirato per scrivere le sue canzoni e a cui ha affidato i suoi momenti di riflessione. In pieno Covid, ha iniziato a perdere le foglie e lui pensava seriamente che fosse morto, quando invece le ha viste riapparire verdi si è rallegrato di questo segno di rinascita. E la rinascita è cruciale in questo percorso come artista e anche come uomo, perché come sostiene egli stesso muovendosi in mezzo la campagna, non è mai riuscito a dividere le due cose. Sarebbe impensabile. Infatti il momento della paternità gli ha consentito di resettarsi e trarre nuova linfa creativa. Si definisce una persona logica che ha però bisogno del caos.
Questo percorso viene presentato anche grazie l’ausilio del produttore Riccardo Sinigallia, che è stato un artista e un punto di riferimento fondamentale fin dagli inizi della sua presenza sullo scenario indie italiano, ma anche e soprattutto nell’attimo della crisi. Il regista si serve delle interviste ai due come canovaccio per il racconto di tutto il resto. Ascoltiamo Il Morso di Tyson, La Verità, Guardia ’82. Quest’ultima, in particolare, viene considerata dall’autore un po’ la sua “Albachiara“, un successo che si porta appresso durante tutti i concerti.
Non mancano poi i video che lo ritraggono al Premio Tenco, nei momenti delle prove con gli amici musicisti, negli scambi video con l’amico e cantautore Antonio Di Martino, l’ultima emozionante presenza a Sanremo. Da uomo del Sud, non poteva che presentarsi col papillon, un po’ stile Modugno o comunque cantante nazional-popolare come lui stesso ama definirsi, elegante ed ancora una volta ironico e serio al tempo stesso.
Nel docufilm sono presenti poi la casina, il vino di cui è un appassionato bevitore, la campagna che allieta con i suoni della natura e tutti i suoi odori, la mitica cadenza calabrese.
Ovviamente non mancano la compagna Simona Marrazzo e la piccola Fiammetta. È toccante, in particolare, la scena in cui la bimba ascolta incantata e divertita il padre che suona al piano.
Giacomo Triglia ha il merito di aver tracciato un ritratto di Brunori con naturalezza, senza artifici e divismi: è lui che si racconta e si rivela allo spettatore. Il suo lavoro ne enfatizza le radici fin dalla migrazione al contrario dei nonni verso il Sud, le semplici passioni, la dedizione per il lavoro, per i luoghi in cui è cresciuto e ovviamente per gli affetti che lo circondano.
Brunori Sas – Il tempo delle noci – Regia e montaggio: Giacomo Triglia; sceneggiatura: Giacomo Triglia, Brunori SAS; fotografia: Davide Manca; musica: Brunori SAS; interpreti: Dario Brunori, Simona Marrazzo, Fiammetta Brunori, Mariastella Giacomantonio, Federica Piraino, Alessandro Brunori, Zaira Stancati, Francesco Brunori, Bruno Brunori, Bruno Karol Brunori, Roberta Eliana Brunori, Nicola Brunori, Eleonora Marrazzo, Silvero Garofalo, Ludovica Garofalo, Carmen Garofalo, Giuseppe Filardo, Renata Marrazzo, Giancarlo Scarpelli, Maria Giovanna Greco; produzione: Mompracem; origine: Italia, 2025; durata: 67 minuti.
