Festival di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2025): Vainilla di Mayra Hermosillo (Giornate degli Autori – Concorso)

Come si può immaginare un cinema tiktokkiano? Radu Jude ha recentemente tentato di dargli una forma con il suo caotico scrolling infinito di eterogenei materiali culturali. Distante da simili velleità artistiche, questo piccolo esordio messicano ci presenta invece Roberta, annoiata ottenne reclusa in casa insieme all’intero clan familiare di donne, mentre scorre le esistenze dei propri parenti, stanza per stanza. Ma, più che ispirarsi alla fruizione passiva di TikTok, il film adotta il punto di vista del performer: Roberta, perennemente davanti allo specchio, si esibisce in balletti per un pubblico di peluche, sognando di partecipare a un talent show che mette in palio, per il miglior performer, una vacanza al mare per la famiglia.

Non meno esibizioniste appaiono anche le coinquiline di questa casa che sembrano prestarsi alle più tipiche performance casalinghe davanti all’obiettivo della regista: assistiamo a sessioni di cucina, canto, gioco, trucco, tatuaggi e tagli di capelli fai-da-te. In tutte sembra traspare un urgente bisogno di esternare il proprio privato, di spettacolarizzarlo, insofferenti alla bolla in cui sono rinchiuse. Sebbene quel periodo sia ormai alle spalle, è inevitabile il richiamo alla clausura pandemica e alla sua produzione mediale. Ma la realtà esterna bussa presto alla porta: c’è l’affitto da pagare.

Il film prova timide evasioni all’esterno, rintracciando perlopiù i maldestri tentativi di questa povera famiglia di sostentarsi con piccoli furtarelli. Il clan è considerato un gruppo di stravaganti incapaci di sistemarsi, e Roberta sarebbe la loro “infermiera”. Sebbene dovrebbe essere a scuola, la ragazza è quasi sempre in casa: fotografa qualsiasi cosa, cattura le voci con un registratore vocale, sorveglia ogni movimento, al punto da accorgersi immediatamente della scomparsa dei suoi risparmi, minacciando di andare a vivere col padre.

In questo universo femminile, che spazio occupa il paterno? È una voce distante al telefono, o forse un venditore ambulante con cui Roberta gioca a carte sotto casa, che vorrebbe sistemarsi con la nonna e che alla fine accompagnerà Roberta al talent show, fungendo da surrogato paterno. C’è poco, invece, da fidarsi di questi pretendenti che si presentano davanti alla porta, ma che non fanno mai il passo più lungo della gamba. E alla fine, chi lo fa, un farabutto ubriaco, ne approfitta con la violenza.

Fin dalla prima sequenza, a turbare i sonni di Roberta, ricorre un frammento traumatico di una giornata al mare, un possibile annegamento. Questa giovane infermiera è la prima che avrebbe bisogno di cure, di risolvere il proprio trauma. Perciò si chiude, insieme alla famiglia e alla regista, di cui non è che l’alter ego da giovane, dentro questa casa, di cui arriviamo a conoscere praticamente ogni angolo e ogni oggetto: un grembo protettivo e rassicurante, contrapposto a un esterno minaccioso.

All’esordio alla regia, l’attrice Mayra Hermosillo (nota per Narcos: México) prova a riversare in questo film-rifugio tutti i ricordi, i piccoli traumi e le tenere fatiche di un’infanzia trascorsa in un clan femminile. L’operazione, però, finisce per risentire dell’assenza di un “paterno” con cui confrontarsi, di una direzione precisa da intraprendere. Cosicché, invece di presentare una realtà intima, il film blocca sistematicamente l’intrusione del reale alla porta, preferendogli il reale performato di TikTok.


VainillaRegia e sceneggiatura: Mayra Hermosillo; fotografia: Jessica Villamil; montaggio: Sonia Sánchez Carrasco; scenografia: Salvador Parra; costumi: Gilda Navarro; musica: Yamil Rezc; sonoro: Fullmix, Shalala Studios; interpreti: Aurora Dávila, María Castellá, Natalia Plascencia, Paloma Petra, Rosy Rojas, Fernanda Baca, Lola Ochoa; produzione: Stacy Perskie, Karla Luna Cantú e Andrea Porras Madero per Redrum, Paloma Petra per Huasteca Casa Cinematografica; origine: Messico, 2025; durata: 96 minuti.

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