Giorni felici di Simone Petralia

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“Non si vive come nei film, non c’è una voce fuori campo che ti spiega quello che è successo, non c’è la musica sotto i nostri primi piani. Nella vita si fanno le stronzate e poi si pagano. Fine.” Così parlò Margherita (Anna Galiena), la protagonista del secondo lungometraggio del messinese Simone Petralia. Il film di cui vi parliamo, Giorni felici, invece, fa di tutto per smentire la battuta di quel dialogo, ponendosi come una delle più spudorate dichiarazioni d’amore verso il cinematografo e le sue virtù taumaturgiche, capaci persino di trascendere la morte.

Sgombriamo immediatamente il campo dagli equivoci: il film di Petralia non è l’adattamento cinematografico dell’omonimo dramma dell’assurdo di Samuel Beckett, e non è neppure un remake della commedia di Gianni Franciolini del 1943 con Amedeo Nazzari e Valentina Cortese, no; è semmai uno strano e originale mix tra il genere sulle malattie terminali (a Hollywood li chiamano “cancer-movies”, filone che ha prodotto una serie di pellicole memorabili in cui spicca tra le altre Voglia di tenerezza di James L. Brooks) e il film metalinguistico. Narra le vicende di un’attrice di chiara fama – Margherita, per l’appunto – che alla vigilia di un viaggio a Hollywood per girare una produzione internazionale, scopre di essere malata di SLA. Suo figlio, l’ombroso Enea interpretato da Marco Rossetti, richiama il compagno di una vita, Antonio, che la assisterà fino alla fine del mondo.

Franco Nero e Anna Galiena

Col che il film si sarebbe potuto risolvere nei toni melensi e larmoyant tipici del filone sopra menzionato (che questo ricorda soprattutto nel sobrio Still Alice, sulla vicenda di una Julianne Moore malata di Alzheimer); invece, grazie alla scelta di campo del suo regista, che ne è anche sceneggiatore, si trasforma nel più intimo e toccante “dietro le quinte” della macchina-cinema, che lavora sui corpi e sulle vere biografie dei suoi interpreti: Anna Galiena e Franco Nero, due attori, come nel film, dalla lunga e piuttosto gloriosa carriera. Ad esempio, quando, rimpiangendo il passato comune, quest’ultimo prorompe in un “eravamo felici”, con le ciglia inumidite dal pianto, non è chiaro se stia recitando il sentimento del personaggio o stia parlando di sé stesso. Giova ricordare infatti che, come qui, anche l’attore parmense ha amato follemente una nota attrice: la britannica Vanessa Redgrave, che sposerà nel 2006 dopo una lunghissima lontananza sentimentale. A rafforzare questa immersione nello scarto metalinguistico è l’uso reiterato di numerose immagini di repertorio ricavate dal vero archivio fotografico dei due attori; arrivando al corto circuito vita\arte in cui si dà a intendere che il piccolo Carlo Gabriel Nero (regista cinematografico nato dalla relazione Nero-Redgrave) che appare nelle foto in bianco-e-nero accanto a papà Franco, sia il piccolo Enea fictional.

Il resto viene da sé. Chiamati a interpretare due anziani attori costretti a misurarsi coi drammi della vita e coi rimpianti dell’amore, i due veterani donano all’obiettivo del regista la vasta gamma delle loro emozioni, in cui finiscono evidentemente per riversare anche parte della propria biografia.

Fino alle estreme conseguenze; perché, come si è capito, il film affronta anche il tema del passaggio definitivo alla miglior vita. Ed è qui che Giorni felici – dopo essersi fatto inevitabilmente politico, trattando di un tema controverso come l’eutanasia ed entrando perciò in sintonia con un must come il premio Oscar Million Dollar Baby di Clint Eastwood – s’invola in un finale di inatteso lirismo, che rimette al centro il cinema, di cui si ribadisce il potere non soltanto mitopoietico ma persino miracolistico. L’invenzione dei Lumière, secondo Petralia, non ci salva soltanto sull’orlo di un precipizio, come la musica di Max Gazzè; ci ricorda anche che dopo la morte non è vero che non c’è niente, forse c’è “buio e luce, spirito e materia, inizio e fine”. E c’è la possibilità di raccontare quei ricordi e quelle emozioni, la magia che da oltre un secolo ci incatena a quelle immagini in movimento e ci fa adesso vergare queste parole scossi pure noi da un’invincibile commozione.

Poscritto. Complimenti a Ginevra Nervi, compositrice della colonna sonora, che risalta soprattutto nei flashback girati à la manière de Terrence Malick (dunque musicati come Alexandre Desplat).

In sala come evento dall’11 dicembre 2023


CREDITS & CAST

Giorni felici Regia e sceneggiatura: Simone Petralia; fotografia: Thomas Toti; montaggio: Giuliana Sarli; musica: Ginevra Nervi; scenografia: Giulia Attardi; costumi: Grazia Materia, Ilaria Capanna; interpreti: Anna Galiena, Franco Nero, Marco Rossetti, Antonella Ponziani; produzione: Inthelfilm in collaborazione con Rai Cinema, in associazione con Master Five Cinematografica, Vinians Production, Golden Boys e Arelux Film; origine: Italia, 2023; durata: 88 minuti; distribuzione: Europictures.

 

 

 

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