Hiedra di Ana Cristina Barragàn

Hiedra. Voto ***(*) In una prospettiva sensoriale, inquieta e viscerale, l’equadoregna Ana Cristina Barragán ci narra in Hiedra  la storia di una giovane donna ferita nell’animo alla ricerca del figlio che la vita le ha dapprima inflitto e poi sottratto.

Il cinema contemporaneo ecuadoriano sta vivendo una fase straordinaria di crescita caratterizzata da una forte autorialità, sguardi intimi, storie radicate nella comunità che si distaccano radicalmente dalle tradizionali commedie commerciali che hanno caratterizzato la produzione fino a tempi recenti. Storie che stanno ottenendo un crescente riconoscimento nei grandi festival internazionali come appunto Hiedra.

Hiedra
               Francis Eddu Llumiquinga

Tra gli autori e la nuova ondata di autrici cinematografiche che sta ridefinendo il paesaggio cinematografico locale e latinoamericano, spicca Ana Cristina Barragán che nel 2025 ha conquistato la critica internazionale con Hiedra premiato per la migliore sceneggiatura nella sezione “Orizzonti” della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ottenendo elogi dalla critica globale. Con un realismo poetico e viscerale, e uno stile minimalista fortemente introspettivo e sensoriale, che si presta ad essere definito specificamente tattile, Barragán  ci racconta la storia di una donna di trent’anni, Azucena, interpretata dalla vibrante Simone Bucio, che nel film vediamo per la prima volta mentre si sottopone ad una visita cardiologica perché, come rimarca il medico che la sta esaminando, è in procinto di diventare madre.  La donna però non è affatto incinta, come scopriamo subito dopo, quando la regista ce la mostra acrobaticamente appesa a testa in giù sulla struttura metallica di un giardinetto per l’infanzia, lo stesso da cui la vedremo spiare a più riprese, con lo sguardo al contempo malinconico e desiderante, le varie attività ludiche di un gruppetto di scanzonati adolescenti, figlie e figli abbandonati o orfani che vivono in un casa-famiglia.

In Hiedra la pervasiva ambiguità sia dello sguardo della protagonista sia della situazione in cui la vediamo calarsi quando chiede esplicitamente a quei giovanissimi di potere giocare con loro, coinvolgendoli poi lei stessa in attività ludiche, trova un parziale chiarimento solo nel momento in cui vediamo che punta uno di loro in particolare. Si tratta del diciassettenne Julio, un ragazzo dalla pelle scura, di chiare origini indigene, a differenza di lei che è bianca. Il progressivo ma enigmatico avvicinamento di Azucena a Julio in , si accompagna però alla riscoperta da parte della donna della se stessa tredicenne, ai tempi della sua attività agonistica di piccola ginnasta, attraverso delle vecchie registrazioni video alla cui vista la protagonista sembra ricontattare una profonda, lacerante e misteriosa ferita. La stessa che sembra condizionare la sua vita attuale, di adulta bambina, così come il suo passato e il nascente ed enigmatico rapporto con il ragazzo.

Tra lunghi sguardi sospesi, pedinamenti, silenzi riflessivi e contemplativi, sprazzi apparentemente improvvisi di dolore e lacrime, ma soprattutto attraverso una sperimentazione conoscitiva delle cose, delle persone e dei loro corpi che passa principalmente attraverso il tocco delle mani, come se il tatto fosse il mezzo principale di riappropriazione di sé e del mondo, la regista Barragán e i suoi palpitanti interpreti ci conducono alla scoperta di una triste storia di abusi e di abbandoni che trova però nel suo sorprendente finale di riconnessione ancestrale con l’ambiente naturale una profonda carica magica e terapeutica.

Sensoriale e inquieto, Hiedra tocca tutti i temi che distinguono il cinema contemporaneo  latino-americano, come la complessa identità multietnica del paese, il rapporto intimo con il territorio, la lotta per l’autodeterminazione femminile, le disuguaglianze sociali, e una poetica che valorizza il patrimonio mitico e paesaggistico locale.

Abituato ai ritmi lenti, ai pedinamenti dei personaggi da parte della macchina da presa, ai lunghi silenzi e ai primi piani sempre più prolungati e stretti di tanto cinema autoriale europeo, in primis quello dei Fratelli Dardenne, il pubblico amante del cinema d’autore, che ci auguriamo tenace come l’edera a cui “Hiedra” si riferisce, non dovrebbe risentire troppo della laconicità a tratti spossante dei primi quaranta minuti di un’opera che attraverso gli occhi spesso in primo piano dei personaggi principali sembra raccontare al contempo tutto e niente.

In sala dal 27 maggio 2026.


Hiedra – Regia e sceneggiatura: Ana Cristina Barragán; fotografia: Adrian Durazo;  montaggio: Gerard Barras, Omar Guzman, Ana Cristina Barragán; musica: Claudia Baulies; interpreti: Simone Bucio, Francis Eddu Llumiquinga, Joshua Ivan Joza, Deily Ordonez.; produzione: Botan films, BHD Films, Cinesud Promotion, Guspira Film; origine: Ecuador, 2025; durata: 98 minuti; distribuzione: MFF- Michael Fantauzzi Film                 

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