Festival di Cannes (12-23 maggio 2026): Histoires parallèles di Asghar Farhadi (Concorso)

Histoires parallèles – l’ennesimo film di Asghar Farhadi che si candida ad un premio. Voto ****

Con Histoires parallèles il regista iraniano Asghar Farhadi presenta al Festival di Cannes la sua decima opera cinematografica, e per esattezza la terza girata fuori dal suo paese. In questo caso si tratta di una coproduzione italiana della Lucky Red e il secondo film in lingua francese dopo Il Passato, per cui Bérénice Bejo nel 2013 aveva vinto il premio  sulla Croisette come Miglior attrice.

Non diversamente dalla Teheran dei film iraniani, anche la Parigi di Histoires parallèles si trasforma in un microcosmo della nostra società e anche questa volta Fahradi gioca mescolando elementi di genere noir e usa volutamente citazioni da classici del cinema thriller creando così un dramma ricco di tensione. E se subito, solo leggendo la trama, viene da pensare a La finestra sul cortile di Hitchcock, in alcuni passaggi riprende anche Cachè di Michael Haneke. Mentre la citazione più palese nel film è alla bravura di Georges Simenon con i suoi complessi intrecci, ed in particolare al voyeurismo del romanzo Il fidanzamento del signor Hire. Ufficialmente la storia riprende a grandi linee il sesto capitolo del Decalogo del grande regista polacco Krzysztof Kieślowski, quello che racconta di un adulterio.

Histoires parallèles

Una Isabelle Huppert ritornata alla sua grande capacità recitativa è la solitaria ed eccentrica scrittrice Sylvie, ormai invecchiata e diventata acida nei confronti del mondo. Il divano di casa ormai è il suo letto, si ciba di scatolette di tonno in un vecchio appartamento trasandato pieno di oggetti, libri e riviste lasciati alla rifusa in ogni angolo. Alla ricerca di materiale per il suo ultimo romanzo spia le vite degli altri osservando con un cannocchiale le finestre della palazzina dall’altra parte della strada e si inventa complessi intrighi e relazioni. Nel palazzo di fronte ha vissuto da bambina con la madre, prima che il padre si suicidasse e ben conosce i segreti di chi ancora ci abita. Quando la nipote (India Hair) le porta in casa Adam (Adam Bessa), un giovane senza fissa dimora che l’ha aiutata a fermare una ladra in metropolitana, ci mette qualche giorno prima di prenderlo in simpatia. Con l’aiuto di Adam pian piano Sylvie inizia a svuotare casa e a risistemarla prima di metterla in vendita. Criticata dalla sua editrice (Catherine Deneuve) di saper scrivere solo storie convenzionali e stupide, Sylvie butta il manoscritto su cui lavora. Adam, nel frattempo interessatosi a sua volta alla storia dei dirimpettai, salva il romanzo dalla furia della scrittrice e si mette a leggerlo e a riscriverlo. Non solo, si spinge più in là, fino a cercare l’interazione con i reali protagonisti, soprattutto con Nita (Virginie Efira), l’affascinante donna che lavora come sound editor nello studio di registrazione di suoni con il compagno Nico (Vincent Cassel) e il fratello di quest’ultimo Théo (Pierre Niney). Così che la storia scritta da Sylvie e Adam comincia lentamente a incidere sulle vite reali dei suoi protagonisti.

Histoires parallèles

Anche in Histoires parallèles come in tutti i suoi film Fahradi scava nelle complesse relazioni umane che si creano in situazioni familiari e che a prima vista potrebbero passare, o potrebbero sembrare banali e sciatte. Il suo realismo, che ben conosciamo già a partire dai drammi Una separazioneIl cliente (The Salesman), esplora fra le pieghe sociali con grande introspezione psicologica. La sua sottile percezione di quanto differenze di classe, economiche e di genere costruiscano la nostra quotidianità gli permette di creare trame complesse la cui matassa si dipana a poco a poco senza che mai si rischi di perdere il filo del discorso. Un film fatto di gesti, frasi innocenti, piccoli incidenti e soprattutto di suoni. Il cinema e il sonoro, infatti, sono una componente importante della trama visto che metà della storia si svolge in uno studio di post-sincronizzazione di immagini, dove i suoni vengono ricreati come si faceva nel cinema classico, senza lavorazione digitale. Le stesse scene scorrono poi sonorizzate nello schermo televisivo in casa di Sylvie. Mentre l’altra metà del film si svolge nell’appartamento di Sylvie dove è la scrittura a fare da protagonista. Due appartamenti che si guardano e che costituiscono le due facce del cinema: la scrittura e il sonoro fuse nell’immagine che vediamo sullo schermo. Anche la bellissima scena di un passionale bacio da classico cinema hollywoodiano fra Cassel ed Efira si staglia iconico su uno schermo bianco ed immobile sullo sfondo a duplicare l’effetto scenico.Histoires parallèles

Molti i riferimenti al voyeurismo, al peeping, all’osservare attraverso i buchi della serratura, come fa Sylvie. Da sempre considerata una delle peculiarità del cinema è l’osservare la realtà tramite lenti e che ritroviamo in Adam che guarda attraverso le lenti degli occhiali di Sylvie. Oppure dalla lente del cannocchiale, l’oggetto che molti dei protagonisti non tralasciano di usare quando entrano nell’appartamento, come se la curiosità fosse una delle caratteristiche innate non solo dello scrittore, ma dell’uomo in generale.

Vincitore di numerosi premi a Cannes e di ben due Oscar per Una separazioneIl cliente, se Fahradi partecipa ad un festival è quasi impossibile che non riceva almeno un premio. C’è solo l’imbarazzo della scelta per la Giuria che dovrà decidere quale.

 


Histoires parallèles – Regia: Asghar Farhadi; sceneggiatura: Asghar Farhadi e Massoumeh Lahidji (liberamente ispirata a Decalogo 6 di Krzysztof Kieślowski); fotografia: Guillaume Deffontaines; montaggio: Hayedeh Safiyari; scenografia: Emmanuelle Duplay; interpreti: Isabelle Huppert (Sylvie), Virginie Efira, Vincent Cassel, Pierre Niney, Adam Bessa (Adam), India Hair e la partecipazione di Catherine Deneuve; produzione: Memento Production, Lucky Red, Panache Productions & La Compagnie Cinématographique, Anonymous Content; origine: Francia, Italia, Belgio; durata: 140 minuti; distribuzione: Lucky Red.

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