A metà strada fra il realismo di Una storia vera (1999) di David Lynch e la magia visiva di Bye Bye Brasil (1980) del regista recentemente scomparso Carlos Diegues – film di cui abbiamo sentito parlare –, Il sentiero azzurro del regista brasiliano Gabriel Mascaro (Neon Bull, 2015) ci porta con sé in un ipnotico viaggio lungo le magiche acque del Rio delle Amazzoni a scoprire perché vale la pena rimettersi in gioco anche quando ci si avvicina al traguardo della vita. Volendo ricordare le parole usate dallo stesso regista durante la conferenza stampa alla passata Berlinale, dove il viaggio avventuroso di Teresa non per niente gli è valso l’Orso d’argento, il lungometraggio “è un invito a danzare in elogio della libertà”. Che poi il film abbia trovato la sua forma finale solo dopo una lunga gestazione, lo si deve, e sono ancora parole del regista, proprio grazie alla riapertura democratica del governo di Luiz Inácio Lula da Silva, che ha permesso di lavorare con un cast e una produzione che superano i confini brasiliani.

Nel prossimo futuro forse neanche tanto lontano di un Brasile distopico, come quello immaginato dal regista Mascaro, la terza età verrà bandita dalla società per lasciare spazio e fare posto alle nuove generazioni. Misure preventive verranno prese per evitare l’invecchiamento demografico e i ‘nonni’ saranno, seppur con ipocrita gentilezza, forzati a partire per una vacanza obbligatoria in colonie pubblicizzate dal governo come ‘preventive alla solitudine’. Teresa (una meravigliosa Denise Weinberg), arzilla vecchina dalla chioma canuta, che alla soglia dei suoi 77 anni ancora lavora in un macello-fabbrica di carne di coccodrillo, viene mandata in pensione senza nessun preavviso prima del tempo. Decide quindi, nell’ultima settimana di libertà e prima di finire in una di queste colonie-prigione, di realizzare il suo ultimo desiderio: volare. Solo che i suoi piani non procedono come lei avrebbe voluto, soprattutto perché la figlia, che in questo mondo irreale ha potere decisionale sulla madre, le rifiuta il permesso. Ma Teresa non si arrende facilmente al triste destino a cui la società l’ha destinata. Si dà alla fuga, e si ritrova presto su una barca a navigare nelle serpentine e intricate ramificazioni del Rio delle Amazzoni, dove incontra personaggi singolari. Fra gli altri lo strambo trafficante Cadu (Rodrigo Santoro) che le insegna a stare al timone della barca e ad usare una sostanza allucinogena secreta da una rara lumaca; e la predicatrice Roberta (Miriam Socarras) che la prende con sé sulla barca Caridad e che, vendendo una versione della bibbia su un tablet trasparente, si compra, grazie ai soldi così guadagnati, la libertà di rifiutare le colonie.
Con Il sentiero azzurro, Gabriel Mascaro riesce nella non facile impresa di creare situazioni paradossali ed assurde, cariche di magico realismo, ma che allo stesso tempo risultano credibili, se non addirittura plausibili. O a chi verrebbe in mente di non credere all’esistenza di una rara lumaca produttrice di liquido allucinogeno nella rigogliosa Amazzonia? Aiutato in questo da un’ottima sceneggiatura e da splendidi e convincenti attori, senza dimenticare il mesmerico potere della musica composta dal musicista Memo Guerra, ci trasporta in un’atmosfera piena di fascino e mistero. A quest’ultima contribuisce la scelta di girare in luoghi e siti inusuali, già carichi di inconsuete visioni come il parco divertimenti abbandonato, con le sue enormi statue, che probabilmente hanno visto nel passato tempi migliori; o la barca galleggiante del ‘Pesce Dorato’, luogo improbabile, ma tutto sommato possibile, di scommesse su pesci da combattimento che portano i promettenti nomi di ‘Via Lattea’ o ‘Sangue del Diavolo’ .
Ma Mascaro non idealizza la realtà, si limita a distorcerla solo quel che basta per permetterci di credere nella sua narrazione fantastica. Servendosi di stereotipi tipicamente brasiliani, ci mostra un’Amazzonia magica, ma ce ne svela pure le contraddizioni, ne mette a nudo il falso idealismo. Nelle prime scene del film il coccodrillo, l’animale che dovrebbe rappresentare la selvaggia natura amazzonica, è diventato vittima di un asettico allevamento industriale, e solo alla fine della storia ne vediamo un singolo esemplare nuotare libero nelle acque del fiume, anche lui come Teresa, ultimo rappresentante della sua specie lasciato a vivere nel suo habitat naturale.
La vitalità, curiosità e resilienza di Teresa, con la sua voglia di rimettersi in gioco, rifiutandosi di accettare l’eutanasia ordinata dall’alto e accettando la sfida di conquistare la sua indipendenza, vuole essere una parabola del Brasile post Bolsonaro. E O último azul racchiude in sé tutto il passato e gran parte dell’ottimismo per un futuro Brasile.
Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino 2025.
In sala dal 30 ottobre 2025.
Il sentiero azzurro (O último azul ) – Regia: Gabriel Mascaro; sceneggiatura: Tibério Azul, Gabriel Mascaro; fotografia: Guilherme Garza; montaggio: Sebastián Sepúlveda, Omar Guzmán; musiche: Memo Guerra; interpreti: Denise Weinberg, Rodrigo Santoro, Miriam Socarras, Adanilo; produzione: Desvia Filmes, Cinevinay, Viking Film, Quijote Cine; origine: Brasile/ Cile/ Messico/ Olanda, 2025; durata: 85 minuti; distribuzione: Officine Ubu.
