La moglie del Presidente di Léa Domenac

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Lui ha la visione politica di un asino depresso

Così dice Bernadette Chirac riferendosi al primo ministro prima che la figlia Claude le faccia notare:

Sei la première dame, non puoi più dire quello che ti passa per la testa!

Jacques Chirac ha appena vinto le elezioni del 95’. È affacciato alla finestra e saluta la folla, la moglie non sa ancora in quale guaio si sia cacciata, o forse lo prevede perché il marito ha occhi solo per statuette africane e in giro con sé non la vuole portare, troppa la paura che lei possa rovinargli le varie liaison.

Ma sarebbe stupido sottovalutare Bernadette, lei ha infatti l’intuizione di capire se le mosse politiche del marito funzionino o meno, anche se rimane inascoltata. Dopo l’ennesimo errore politico, la première dame decide di mettersi in proprio per aiutare Jacques e rilanciare se stessa, come première dame e come donna: riuscirà a conquistare il cuore dei francesi? Be’, come qualcuno di nome Sarkozy le fa notare:

Ho sempre pensato che il grande politico del clan Chirac sia lei.

Ospite d’onore del RENDEZ-VOUS, il Festival del Nuova Cinema Francese, dove il film è stato presentato in anteprima a Roma, Catherine Deneuve è la protagonista della pellicola di Léa Domenach, al suo debutto alla regia. Una commedia alla francese, quindi sottile e contraddistinta da un umorismo freddo, nel senso di appena sussurrato e giocato sulle bizzarrie dei personaggi: Jacques Chirac è un donnaiolo egocentrico, il suo primo ministro uno yuppie incapace, i vari politici leccapiedi patentati e Sarkozy un traditore, impegnato a riconquistare la fiducia della coppia nei modi più imbarazzanti possibili.

Nel mezzo di questa accozzaglia di uomini incapaci e falsi, svettano le donne: le figlie, Claude e Laurence e proprio Bernadette. Il fulcro del film è il tentativo della première dame di ritagliarsi un ruolo in una vita che dopotutto sarebbe la sua: da donna completamente assoggettata al marito – ritratto come un vanaglorioso dall’ego iperbolico – pian piano acquisirà una propria identità e forza, sapendo agire alle spalle degli uomini. Le capacità dopotutto le ha tutte – unica first lady francesi ad aver coperto figure istituzionali, eletta al municipio di Corrèze -, ciò che le manca è l’autostima e l’autoefficacia.

La moglie del Presidente di Léa Domenach è un film godibile. Alla francese, non fa fare grandi risate né scompone lo spettatore, al massimo fa nascere un mezzo sorriso al riconoscimento dell’arguzia della protagonista o della deficienza delle figure maschili. Loro, gli inetti, rappresentati splendidamente.

È un film interessante poiché s’innesta in quei biopic di donne nell’alte istituzioni – quasi un genere a sé dato l’alto numero di pellicole – ma a differenza di queste – Spencer, Jackie, etc etc ma anche La favorita o Jeanne du Barry – non vira sul drammatico, bensì si tiene sul comico piano. È in parte una scelta vincente: il prodotto si fa vedere senza problemi e anche le dinamiche più profonde – l’anoressia della figlia Laurence – sono affrontate senza affondare, e portare con sé nel naufragio, lo spettatore.

Quindi, un pezzo di puzzle che si affianca alle altre tessere del genere già posate. E come al solito i francesi portano un’eccezione, senza gridarla ma facendo del cinema, anzi, facendo semplicemente cinema – senza fronzoli o strappi – con la loro personale première dame cinematografica di nuovo sulla scena. Efficace, elegante e instancabile.

 

Passato in anteprima italiana a “Rendez-vous – Festival del nuovo cinema francese” (Roma, 3-7 aprile 2024)
In sala dal  24 aprile 2024


La moglie del Presidente (Bernadette)– regia: Léa Domenach; sceneggiatura: Léa Domenach, Clémence Dargent; fotografia:Elin Kirschfink; montaggio: Christel Dewynter; musica: Anne-Sophie Versnaeyen; interpreti: Catherine Deneuve, Denis Podalydès, Michel Vuillermoz, Sara Giraudeau; produzione: Karé Productions, France 3, Umedia; origine: Francia, 2023; durata: 92 minuti; distribuzione: Europictures.

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