La villa portoghese di Avelina Prat


Al più tardi quando entra in scena il protagonista, interpretato dal celebre attore spagnolo Manolo Solo, capiamo che cosa, in questo film, potrà accadere. Fernando – questo il suo nome, ma solo nella prima parte del film – è docente di geografia all’Università e le carte, le mappe (soprattutto quelle cartacee, ovviamente) sono il suo feticcio. Amare le carte geografiche significa confidare nella descrivibilità del reale, nella possibilità di conferire ordine al mondo. Personaggi del genere sono, in genere, destinati a rendersi conto dell’esatto contrario: che il mondo un ordine non ce l’ha proprio, che sono il caso e il destino a regnare sovrani e che la vera decisione di fronte alla quale l’individuo si trova è se assecondare quel caso, quel destino o invece opporvisi.

Diciamo fin da subito che Fernando opta per la prima scelta. Il caso/il destino lo lasciano solo perché la moglie di origine serba sparisce all’improvviso senza dirgli niente (è anche colpa sua? chissà…), e lui, salvo qualche timido tentativo di rintracciarla con il presunto e scettico aiuto della polizia, si rassegna e non si dispera, certo un po’ depresso lo è, ma si ha la sensazione che anche prima lo fosse.

Manolo Solo e Maria De Medeiros

Poi, difficile dire perché, forse semplicemente per distrarsi, se ne va in Portogallo, in una località turistica che affaccia sull’Oceano. Ma il mare d’inverno, lo si sa da Enrico Ruggeri e da Loredana Bertè sono solo “alberghi chiusi e manifesti già sbiaditi di pubblicità”, e tristezza, depressione, silenzio (“e io che non riesco nemmeno a parlare con me”). Eppure di nuovo il caso ci mette lo zampino: l’unica persona con cui Fernando scambia due parole è Manuel, d’origine ispano-portoghese, un simpatico vagabondo che accetta lavoretti di qua e di là e sta per trasferirsi in una villa padronale sempre in Portogallo, un po’ lontano dal mondo, per assumere le mansioni di giardiniere. Fernando non ha ancora preso dimestichezza con lui che Manuel gli muore davanti. E come un personaggio di Pirandello o, visto dove ci troviamo, di Pessoa (un altro Fernando..) o di Tabucchi, Fernando decide di presentarsi alla villa al posto di Manuel assumendone anche il nome.

Entrerà in contatto con due persone soltanto: una donna semplice e simpatica in avanzato stato di gravidanza e la padrona di questa tenuta un po’ délabré che, come apprendiamo a poco a poco, ha a sua volta un’identità complessa, un passato controverso che ha a che fare con i trascorsi coloniali del suo paese che con tutta evidenza hanno lasciato delle tracce indelebili, un destino di erranza, a tratti, forse, uno squilibrio mentale. Sembra a più riprese che fra Amelia (interpretata dalla celebre attrice e regista Maria de Medeiros) possa nascere qualcosa, ma ciò, almeno per la durata del film, non accadrà – fin quando un progetto accarezzato da Fernando/Manuel non lo costringerà a tornarsene in Spagna, a tornarsene “a casa” e venir confrontato insieme allo spettatore a una vicenda inattesa, sorprendente e al tempo stesso speculare della sua, con cui il film si conclude.

È un film piuttosto originale nel soggetto La villa portoghesela sceneggiatura è invece un po’ zoppicante, soprattutto la parte centrale quella ambientata nella villa si trascina un po’, lasciando intravedere delle svolte che non arrivano mai. Il personaggio di Fernando/Manuel è uno di quelli ai quali verrebbe continuamente voglia di appioppare un calcio nel sedere, dicendogli di darsi una mossa, di prendere una qualche strada, di capire, all’alba dei sessant’anni, che cosa vuole fare della sua vita. Manolo Solo interpreta molto bene questa irredimibile irresolutezza, e anche Maria de Medeiros è brava a rappresentare quell’aura di mistero che circonfonde il personaggio. Incrociando almeno tre storie (l’ultima la apprendiamo solamente verso la fine del film), La villa portoghese racconta, in modo convincente l’estrema labilità delle identità, l’arbitrarietà delle radici, in una continua mescolanza di spagnolo e portoghese, in linea con il fatto che il film è il frutto di una coproduzione fra i due paesi della penisola iberica. La regista valenciana Avelina Prat è solamente al suo secondo film, dopo un passato da architetta e da segretaria di edizione. La villa portoghese è stato distribuito da Academy Two – ed è stata una buona scelta.

In sala dall’8 gennaio 2026.


La villa portoghese  (Una quinta portuguesa) Regia, sceneggiatura: Avelina Prat; fotografia: Santiago Racaj; montaggio: Juliana Montañes; interpretiManolo Solo (Fernando), Maria de Medeiros (Amelia), Branka Katic (Milena), Rita Cabaço (Rita); produzione: 3Cat, Almendros Blancos AIE, Crea SGR, Distinto Films, Generalitat Valenciana, ICEC, ICO, ICAA, Jaibo Films, O Som e a Fúria, RTVE, À Punt; origine: Spagna, Portogallo 2025; durata: 114 minuti; distribuzione: Academy Two.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *