Les jeunes amants 

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È ancora possibile nel 2021 raccontare un amour fou tra una settantenne e un quarantacinquenne? In Francia sì. Quale donna non vorrebbe essere Fanny Ardant, alla sua età ancora così fascinosa e seducente? Una miscela di romanticismo estremo, coraggio, impossibilità dell’amore felice (e invece). La regista Carine Tardieu e coloro che hanno scritto la sceneggiatura hanno deciso di osare e contrastare i pregiudizi sull’età, sul maschio mal giudicato che si accompagna a una ragazza di un ventennio più giovane. Quasi un remake de La signora della porta accanto di François Truffaut (1981) – ma senza tragedia – Les jeunes amants azzarda un incontro un po’ predestinato (i due si incontrano per la prima volta nel 2006 una notte in ospedale, lei vegliando la migliore amica, lui come oncologo che fa la guardia di notte) senza via di scampo.

Pierre (Melvil Poupaud) ha una vita regolare, moglie e due figli di dodici anni di differenza (in mezzo una figlia deceduta per malattia quindici anni prima), un lavoro che lo impegna e lo appassiona. Shauna è un architetto in pensione, vive tra Parigi e una casa isolata su una scogliera in Irlanda dove, appunto, si rincontrano i due futuri amanti: il collega Georges è legato alla donna che è stata la migliore amica della madre e, dopo una conferenza medica, si fa accompagnare dall’amico Pierre a recarle visita. Da subito tra i due si crea una intimità curiosa, in cui lui ha una immagine forte della notte ospedaliera di quindici anni prima che gli ha lasciato in mano una foto di lei e l’amica morente (la madre di George) giovani insieme. Quella notte finiscono a camminare lungo il mare alla ricerca del cane Angus, solito prendere la fuga per giorni. La pioggia li farà rientrare al coperto.

Due volte la meteorologia li metterà alle strette coi reciproci sentimenti a cui non sapranno resistere. Shauna prova più volte a sfuggire, inutilmente. Prima del primo bacio dice, come detonatore: “Sto per compiere 71 anni”. Pierre risponde: “Mi inviti alla tua festa di compleanno?”. La donna matura è conscia dei limiti del suo corpo, della sua età gravida di esperienze, lontana da anni da sentimenti amorosi. L’uomo è più risoluto: la vuole, è destino, sente di amarla. Arriva a confessare a Jeanne, la moglie: “Non posso mentire”. Ma lei gli risponde: “si che puoi, io l’ho già fatto”. Pausa. “Sei l’uomo della mia vita, invecchieremo insieme” cercando di alleggerire il tradimento.

Di nuovo sotto la pioggia con Shauna. “Ti amo, Pierre, visto che anche tu mi ami, vattene, ti prego”. Lui resta ore sotto la sua finestra a inzupparsi. Lei torna e si baciano. La figlia di lei, coetanea di lui, per la strada li vede e capisce. Il giudizio degli altri diventa irrilevante.

Due volte dei fiori vengono usati in maniera impropria: Shauna, sentendosi patetica per averli comprati prima dell’arrivo di lui, getta dei tulipani dalla finestra. Dopo si e gli chiede: “Possono uccidere dei tulipani?”. In una lite, da ubriaca, Jeanne usa un mazzo di rose come arma contro il marito fedifrago.

Lo spogliatoio della piscina dove la donna si tiene in allenamento è, una prima volta, luogo di comparazione di corpi in decadenza fisica; una seconda volta, quando i due sono divenuti già amanti, la nudità diventa ricordo sensuale dello scambio col giovane uomo in una consapevolezza del regalo che la vita le sta facendo.

La vita, la morte, la malattia. Il film gioca sui contrari, spinge in direzione opposta dal seminato una storia che linearmente dovrebbe condurre i partecipanti al gioco verso un finale prevedibile: invece si smarca, ha l’audacia (tutta francese) di deviare dal melò finendo nel campo ufficiale dell’amore ineluttabile, quello che, banale come un bacio Perugina o una lagnosa canzone neo melodica napoletana, nessuno può ostacolare (né giudicare).


Les jeunes amants  – Regia: Carine Tardieu; sceneggiatura: Carine Tardieu, Agnès de Sacy; fotografia: Elin Kirschfink; montaggio: Christel Dewynter; musica: Alisha Heng; interpreti: Fanny Ardant, Melvil Poupaud, Cécile de France, Florence Loiret-Caille, Sharif Andura, Sarah Henochsberg; produzione: Ex Nihilo, Karé Productions; origine: Francia, Belgio, 2021; durata: 112’.

 

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