Non ricordo di aver visto molti film sulle suore, ma guardando in rete ce ne sono, almeno fin dagli anni ’60. Diciamo che il modello classico è: ragazza costretta per le più diverse ragioni a finire in convento. Le ragioni possono essere: rifugio da situazioni famigliari estreme, pensate senza andare tanto lontano, alla recente serie tratta da Goliarda Sapienza e diretta da Valeria Golino, ovvero L’arte della gioia, oppure ragazze, soprattutto di buona famiglia, costrette per ragioni dinastiche e rigorosamente a vantaggio dei maschi della famiglia, al fine di non disperdere il patrimonio, modello Monaca di Monza.
Nell’originale – seppur decisamente ripetitivo – film di Alauda Ruiz de Azúa, intitolato Los Domingos – un titolo, il cui senso, pur pensandoci e ripensandoci, non riesco ad afferrare -, la questione sta diversamente. Qui è la diciassettenne Ainara (Blanca Soroa) che decide di andare in convento, e per giunta di clausura, anche se non dobbiamo intendere “clausura” nel significato estremo di una volta: la madre superiora ha il cellulare, le suore, se vogliono, possono uscire, non foss’altro per andare a trovare un parente malato etc, l’importante è il voto di umiltà, obbedienza e castità. Il problema, il conflitto di fondo è che la famiglia – composta di padre Iñaki (Miguel Garcés), la zia Maite (Patricia López Arnaiz), il marito di lei Pablo (Juan Minujín) – è, secondo diverse modalità, fondamentalmente contraria a questa scelta. E i famigliari fanno di tutto perché la ragazza ci ripensi. Le parlano, la minacciano, vanno a conferire con la superiora affinché aiuti la ragazza a ripensarci, ma tutti gli sforzi a nulla valgono. Pur fra qualche esitazione, pur con l’attrazione per un suo coetaneo che culmina in uno appassionato e naturalissimo scambio di effusioni, la ragazza non ci ripensa, e decide alla fine di prendere davvero i voti.
Ebbene, questo conflitto, alla fine piuttosto elementare, si dipana, si ripete, si incista lungo tutte le quasi due ore del film, senza che vengano a delinearsi sensibili variazioni in relazione all’opposizione sopra descritta: le persone restano sostanzialmente identiche a com’erano all’inizio. Il testo viene “allungato”, da un lato, tramite una serie di incontri famigliari, di cerimonie in convento, di inni religiosi cantati dal coro di cui Ainara fa parte (e anche il ragazzo da cui la ragazza in qualche modo si sente attratta). Dall’altro vi sono tre/quattro subplots di pochissimo interesse e, soprattutto, scarsamente connessi con la vicenda principale: il padre, un uomo sostanzialmente incapace che si è indebitato fino al collo, a discapito della sorella, per tenere in piedi un ristorante, dilapidando il patrimonio di famiglia (l’unica possibile connessione con la vicenda principale è che se la ragazza andrà davvero in convento il padre avrà una bocca in meno da sfamare), la relazione non esattamente idilliaca fra Maite e Pablo (qui non si capisce proprio che cosa c’entri con la storia di Ainara, a meno che non si voglia per forza sottolineare la tossicità delle relazioni fra uomo e donna, come a dire: la ragazza andando in convento non perderà granché, ovvero l’amore di Dio è più alto e più costante rispetto all’amore fra uomo e donna), e poi c’è la questione basca (la famiglia borghese, seppur decadente, vive a Bilbao) e si capisce che l’apprendimento della lingua crea qualche tensione. Ma non si capisce in realtà in che senso.
Se si desidera essere particolarmente benevolenti con questo film (che ha pur sempre vinto la Concha de Oro a San Sebastián e tre Premi Goya, uno dei quali per la miglior regia) potremmo sottolineare forse un’interessante questione che riguarda la ragazza, questione che alla fine resta aperta: Ainara si chiude in convento per devozione e per la “chiamata”, Ainara viene manipolata dalle suore e si lascia convincere di esser stata chiamata, Ainara compensa con la sua scelta un vuoto profondo, spalancatosi all’indomani della morte della madre? Non lo sapremo mai.
In sala dal 2 aprile 2026.
Los Domingos – Regia e sceneggiatura: Alauda Ruiz de Azúa; fotografia: Bet Rourich; montaggio: Andrés Gil; interpreti: Blanca Soroa (Ainara), Miguel Garcés (Iñaki), Patricia López Arnaiz (Maite), Juan Minujín (Pablo); produzione: Buenapinta Media,Colosé Producciones, Sayaka Producciones, Encanta Film, Think Studio, Los desencuentros película AIE, Movistar Plus; origine: Spagna 2025; durata: 117 minuti; distribuzione: Movies Inspired.
