Lotta Continua di Tony Saccucci

  • Voto
3.5
Erri De Luca

Presentato in prima mondiale nel luogo forse più consono, ossia allo scorso Torino Film Festival, il documentario di Tony Saccucci dedicato a Lotta Continua che porta come titolo il semplice nome del movimento, è un film di notevole interesse per una serie di ragioni che cercherò di spiegare, partendo dal fondo, ossia dalla decisione della RAI, segnatamente RAI 3  di includerlo in un più ampio progetto di film documentari a cui verranno dedicate, nel corso di quest’anno appena cominciato, le prime serate di Rai3 appunto.

Non si può che apprezzare il fatto che la TV di Stato, seppur il suo canale da sempre più avanzato, faccia propria la storia di un movimento extraparlamentare. Gli altri due partner dell’impresa sono da un lato l’Istituto Luce, autentica miniera di documenti che soprattutto la montatrice Chiara Ronchini (a cui il regista in conferenza stampa ha tributato un omaggio del tutto irrituale) ha attinto e dall’altro Verdiana Bixio, affermata produttrice che proviene da una gloriosa famiglia titolare della Bixio Edizioni Musicali, responsabile dei diritti di una valanga di produzioni musicali, soprattutto di colonne sonore, fra cui quelle del periodo in cui il documentario si svolge, ciò che ha indotto il regista a servirsi proprio delle musiche di film degli anni ’60 e ’70 per raccontare la parabola di Lotta Continua.

Che la storia di Lotta Continua risponda in tutto e per tutto al modello della parabola emerge dal film con cristallina chiarezza. Vi è una fase ascendente, risalente al 1968 e al 1969, in cui i fondatori (anche se nel caso del gruppo appare complicato individuare una chiara data di fondazione) cercano, con grande tenacia, di trovare una saldatura fra operai e studenti. Non a caso la città chiave è Torino dove gli studenti riusciranno a fare breccia nelle fabbriche, suggerendo agli operai nuove strategie di lotta che ebbero anche un discreto successo, strategie riconducibili più al sabotaggio dall’interno (forse non del tutto estranee al situazionismo francese) che al classico sciopero: far saltare una fase della catena di montaggio per mettere in crisi l’intero sistema. Si può dire che il 1969 rappresenti l’acme e al tempo stesso la prima grande crisi, l’acme per via dell’autunno caldo, in cui Lotta Continua sposa la causa degli operai e della loro giusta pretesa di un rinnovo del contratto di lavoro. Il 1969 è tuttavia anche l’anno di Piazza Fontana, in cui i militanti (e non solo loro) cominciano a capire che lo Stato è tutt’altro che desideroso di fare proprie determinate giuste istanze di equità e giustizia, decidendo invece di rispondere con la strategia della tensione, con quella che si sarebbe chiamata la Strage di Stato. Molto spazio, nel film, viene dedicato a quella che Dario Fo avrebbe chiamato la Morte accidentale di un anarchico, ossia alla figura di Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano. Di quella morte verrà, pur senza chiarissime prove, incolpato il commissario Mario Calabresi, che tre anni dopo verrà ucciso sotto casa sua (solo i titoli di coda racconteranno quel che accadrà ai militanti di Lotta Continua molti anni dopo).

Se da un lato Lotta Continua mantiene anzi incrementa la propria penetrazione nella società civile, diffondendosi almeno in tutte le grandi città, anche e soprattutto al Sud, dall’altro finisce per soccombere per tre diverse e in parte concorrenti ragioni: 1) la presenza sempre più vistosa del movimento femminista, fuori da Lotta Continua ma soprattutto al suo interno, ciò che provoca una sorta di scissione interna che finisce per lacerare il movimento; 2) la deriva terroristica, molti militanti di Lotta Continua, a fronte della sempre più netta polarizzazione con lo Stato, di cui sopra, decidono di passare al terrorismo, Prima Linea, soprattutto ma anche le Brigate Rosse, ciò che – di nuovo – spaccherà il movimento; 3) la deriva istituzionale, per certi aspetti parallela alla precedente.

A un certo punto, siamo nel 1976, Lotta Continua decide di aderire al collettivo elettorale di Democrazia Proletaria, convinta di aver raggiunto una tale penetrazione nella società civile da essere in grado di raggiungere un importante risultato elettorale, ciò che, nell’anno in cui il PCI arrivò a più del 34% dei voti, non avvenne per nulla (DP si fermò all’ 1,5%).

Questi tre fattori, come dicevo, distruggeranno il gruppo. Questo decennio scarso viene raccontato nel film da una decina di personaggi, i più famosi dei quali sono Erri De Luca, Gad Lerner, Marco Boato, Marino Sinibaldi, riconducibili alla categoria, diciamo così, dei reduci. Fa una sua breve comparsa fra i “rinnegati” Paolo Liguori. È invece onnipresente come voce avversativa e, secondo il suo solito, piuttosto livorosa Giampiero Mughini, che in realtà non fu affatto un militante, ma semmai un facilitatore di Lotta Continua, prestandosi per un breve periodo a fare il direttore responsabile dell’omonimo quotidiano. Di particolare interesse sono anche i personaggi, almeno agli occhi di chi scrive meno famosi, ovvero le due militanti che, per l’appunto, raccontano Lotta Continua dalla parte delle donne, ossia la traduttrice e interprete Vicky Franzinetti e la sociologa Donatella Barazzetti, cui viene ad aggiungersi un personaggio che noi, antichi frequentatori di Berlino, conoscevamo in ben altra veste: Enzo di Girolamo, uno dei più celebri e acuti ristoratori della capitale tedesca, che fu, operaio e sindacalista, uno degli esponenti della prima ora di Lotta Continua.

Tre considerazioni finali. La prima: manca Adriano Sofri, citato innumerevoli volte. Se ne parla quasi come se fosse morto, ma Sofri è vivo e sarebbe interessante sapere che cosa ne pensa di questo bel documentario. Lo vediamo solo in un documentario d’epoca. La seconda: il regista (Tony Saccucci è stato, negli ultimi mesi, molto attivo, se teniamo conto che ha cosceneggiato anche un altro bel documentario, ossia Marcia su Roma, presentato al Festival di Venezia) ha esplicitamente dichiarato di aver scritto e girato questo film per la generazione dei figli, potenziali rivoluzionari del futuro. Non so francamente se i millennials e i loro successori capiranno questo documentario, trovo molto complicato far capire le istanze di allora a chi quella stagione non la visse. Terza considerazione: forse anche per venire incontro ai ridotti tempi di attenzione dei giovani, chissà, la Rai ha deciso di distribuire il documentario secondo due modalità, intero su Rai3, a puntate, quasi fosse una serie, su Raiplay, dove già lo si può trovare.

Su Rai 3 venerdì 13 gennaio e su Raiplay.


Lotta Continua – regia: Tony Saccucci; sceneggiatura: Andrea De Martino, Eleonora Orlandi, Tony Saccucci liberamente tratto da I ragazzi che volevano fare la rivoluzione  di Aldo Cazzullo; montaggio: Chiara Ronchini; produzione: Publispei, Luce Cinecittà, Raiplay, Rai Documentari; origine: Italia 2022; durata: 100′

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