Music

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Ad oggi, purtroppo (o per fortuna?) non esistono spettatori ingenui. Certo, ci sono occhi più sagaci di altri, avvezzi al grande schermo più di quanto la cinepresa non vorrebbe. Ci sono poi occhi più puerili, propensi a lasciarsi coinvolgere con una facilità talvolta disarmante. Ma, di spettatori del tutto ingenui, ad oggi, non ne esistono più. Nell’era di internet, la primissima cosa da fare non appena esce un film è spulciare il web a caccia di critiche, recensioni, feedback, commenti, opinioni. Pollici puntati in alto o in basso, pronti a stabilire se valga o meno la pena perdere quelle due ore davanti al proprio monitor. Le parole chiave sono, nell’ordine: accoglienza, premiazioni, ricezione. Impossibile resistere, bisogna farsi un’idea prima ancora che i fotogrammi entrino in scena. Ebbene, con Music , lungometraggio d’esordio con cui la cantautrice australiana Sia sbarca ai Golden Globes, abbiamo tentato di comportarci nella maniera diametralmente opposta. Abbiamo voluto ignorare le stroncature, i punteggi imbarazzanti, le controversie (per altro molto violente), abbiamo cercato di liberare la mente per accogliere in maniera quantomeno dignitosa una delle voci più singolari e stravaganti del panorama musicale pop contemporaneo.

Il trailer già la diceva lunga: Maddie Ziegler, ballerina e performer onnipresente nei video della cantante, interpreta una coloratissima (e irreale) versione dell’autismo, capace di trovare una modalità espressiva esclusivamente nelle melodie che rimbombano nella sua testa. Almeno, questo è ciò che il pubblico ha recepito dalle strane smorfie e dai continui singhiozzi attraverso i quali la protagonista s’interfaccia con l’obiettivo. Piovono anatemi: la rappresentazione caricaturale e stereotipata delle cosiddette “disabilità” non convince. Così inizia il consueto rogo mediatico, ma non vogliamo lasciarci coinvolgere più di tanto. Anche perché mai, per l’intera durata del musical, si parla di autismo: un piccolo particolare che i detrattori si sono lasciati sfuggire.

Music, infatti, è il nome che la Ziegler adotta nello strambo universo cinematografico (se così si può definire) di Sia. A questo punto dovrebbe accendersi una lampadina – anche tenendo conto del fatto che la pellicola si basa su una logica elementare: Music è un’entità astratta più che un personaggio in carne ed ossa. Così come lo è la nonna-tutrice (Mary Kay Place), destinata a scomparire entro i primi dieci minuti per cause sconosciute, lasciando l’amata nipote nelle mani della sorellastra Kazu, una tossicodipendente dal cuore tenero (Kate Hudson). Il vicino di casa Ebo (Leslie Odom Jr.) aiuterà le ragazze nel loro percorso di crescita e redenzione. Più di questo non è dato sapere: non esiste una trama a cui aggrapparsi, così come non esistono individui dotati di un concreto spessore, ma solo note che si accatastano l’una sull’altra. Il risultato è dissonante – e un po’ stucchevole. Il problema principale del film è che non si tratta di un film, ma di un enorme e sfavillante video targato MTV: anzi, se MTV ritornasse ai propri antichi fasti, forse i cantanti continuerebbero a fare i cantanti e non si lascerebbero coinvolgere in esperimenti di dubbia riuscita. In sella a questa sorta di ottovolante allucinato tutto diventa paradossalmente piatto, dai loschi traffici di Kazu alla malattia di Ebo. La vita perde di spessore, la luce abbacinante del sole squaglia qualsiasi timido tentativo di argomentazione: e di ciò rimaniamo delusi perché da Sia, reduce da un passato fatto di depressione, dipendenze e alcolismo, non ce lo aspettiamo. Forse qualcuno avrebbe dovuto affidare il progetto nelle mani di un vero regista.

Inutile, tuttavia, indignarsi per le boccacce ostentate da Maddie Ziegler: chi conosce la cantante non si aspetta una protagonista diversa. In effetti, l’unica lancia che si possa spezzare a favore di quest’opera schizofrenica, è racchiusa proprio nelle performance della ballerina – il genere può tranquillamente lasciare indifferenti, ma la sua mimica iperbolica funziona più degli stessi dialoghi. In Music non si legge nessuna forma d’autismo, solo l’introverso esibizionismo dell’artista dietro la macchina da presa, il tentativo di condensare su negativo un immaginario (contrariamente a quanto si possa pensare) dai toni cupi. Quando Sia, nel 2008, si presentò al David Letterman Show con le mani dipinte e iniziò ad intonare il suo ultimo singolo nel linguaggio dei segni americano, nessuno pensò di offendersi. E, del resto, rabbia e mutismo ricorrono spesso nella sua discografia – uniti all’infantile volontà di emanciparsi dagli spauracchi ringhiandogli contro. I fan della cantante hanno imparato, col tempo, ad apprezzarne la variopinta e provocatoria eccentricità: peccato che essa, una volta riposta su grande schermo e dilatata per oltre un’ora, perda ogni sfumatura.


Cast&Credits

Music – RegiaSiasceneggiaturaSia, Dallas Clayton; fotografia: Sebastian Winterø; montaggio: Matt Chessé, Curtiss Clayton, Dana Congdon; interpreti: Kate Hudson (Kazu), Maddie Ziegler (Music), Leslie Odom Jr. (Ebo), Héctor Elizondo (George), Mary Kay Place (Millie), Brandon Soo Hoo (Tanner), Tig Notaro (Presentatore televisivo), Beto Calvillo (Felix), Ben Schwartz (Rudy), Juliette Lewis (Evelyn), Kathy Najimy (Mamma di Evelyn), Henry Rollins (Vicino di casa di Ebo); produzione: Landay Entertainment, Pineapple Lasagne, HanWay Films, Atlantic Films, Crush Pictures; origine: USA 2020; durata: 117’

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