Con No Other Choice – Non c’è altra scelta il regista sudcoreano Park Chan-wook porta sul grande schermo la variazione di un soggetto purtroppo sempre troppo attuale: la crisi economica e la carenza di posti di lavoro. A quanto pare la drammatica crisi finanziaria asiatica del 1997 è ancora radicata nella memoria del paese. Così dopo il meno conosciuto Peppermint Candy (2000) scritto e diretto da Lee Chang-dong e il più famoso Parasite (2019) di Bong Joon Ho, ora, dopo una gestazione di ben diciassette anni Park porta a compimento la realizzazione di un’altra amara e grottesca satira sociale sulla disoccupazione.
Park è riuscito a terminare così un suo ambito progetto di lunga data, quello di portare sul grande schermo un adattamento del romanzo The Ax dello scrittore americano Donald E. Westlake. La prima versione cinematografica era uscita in Italia con il titolo di Cacciatore di teste (2005) sotto la direzione del regista greco naturalizzato francese Costa-Gavras che ancora ne detiene i diritti d’autore. Annunciata nel 2009, la versione sudcoreana ha invece richiesto qualche anno e qualche film di mezzo (fra i quali Mademoiselle e Decision to Leave) prima che Park Chan-wook riuscisse a realizzarla. Per l’occasione il regista torna a lavorare con l’attore Lee Byung-hun (molto popolare fra i fans di Squid Game) con il quale aveva lavorato insieme nel lontano Joint Security Area (2000), e non per niente uno dei film preferiti da Quentin Tarantino.

Vediamo di cosa tratta la trama. Dopo venticinque anni di completa dedizione al lavoro l’impiegato Man-su (Lee Byung-hun), tecnico specializzato nella produzione di carta industriale, si ritrova vittima di una ristrutturazione messa in atto dai nuovi proprietari americani dell’azienda, la Solar Paper. Messo alla porta e all’improvviso disoccupato, Man-su vede crollare il rassicurante e borghese modo di vivere che aveva tanto amato, mentre tutta la famiglia è costretta ad una drastica riduzione degli standard di vita a cui era abituata. La moglie, interpretata dalla brava attrice Son Yej-in, torna a lavorare come igienista dentale e prende in mano le redini della famiglia: vende mobili, affida i cani, smette di giocare a tennis, disdice il corso di ballo, come anche l’abbonamento a Netflix, così da poter pagare il mutuo della casa con giardino, che altrimenti non potrebbero più permettersi. Ma la precaria situazione lavorativa non migliora e Man-su vede allontanarsi la speranza di tornare a lavorare nell’industria cartacea: i concorrenti nel settore sono troppi per trovare un impiego, anche se meno qualificati di lui. Dopo mesi di disoccupazione e molti colloqui di lavoro andati a vuoto a Man-su viene un’idea che per quanto malata e folle gli permetterebbe di riavere il suo agognato posto di lavoro: individuare i possibili concorrenti per l’impiego nella cartiera e farli fuori, uno per uno. Così prontamente studia un piano, si rimbocca le maniche e si ingegna per realizzarlo. E lo fa come se si trattasse di allontanare un dente dolente perché marcio: con sofferenza, ma deciso. Tanto con grande empatia verso le vittime, con le quali condivide la grande passione e l’amore per la materialità della carta, quanto con il sadismo e la meticolosità necessarie per portare a termine un lavoro da macellaio, ma senza lasciare tracce e venire quindi scoperto.
No Other Choice è lontano dalla perfezione di Old Boy. Non c’è niente della tragica epica, della narratività, del dinamismo, del montaggio perfetto di quello che è stato considerato un capolavoro cinematografico. Tanto più che Park Chan-wook sembra affidarsi ad una costruzione lineare e cronologica della storia che nemmeno Costa-Gavras aveva mantenuto nella sua versione. Eppure, e la dedica al regista francese nei titoli di coda lo sottolinea, c’è molto di Costa-Gavras in No Other Choice. Innanzitutto, il ritmo, poco sostenuto, quasi troppo lento per il cinema d’oggi. Quasi che il regista voglia andare sul sicuro invece di osare un montaggio più azzardato, quando avremmo preferito qualche campo e contro-campo in più, per esempio nella scena che precede la sparatoria del primo omicidio. E invece, la macchina da presa ci mostra tutti e tre i protagonisti insieme, con un triste calo di tensione e un tirare i tempi per le lunghe. Le due ore e venti di lunghezza forse non erano così necessarie.

Ciò che accomuna i due registi Costa-Gavras e Park è la stessa visione di un cinema che possa diventare atto politico, un mezzo quindi che permette di sintetizzare come i processi politici si riflettano sulla vita quotidiana. E qui, proprio nella visionaria sequenza finale, l’autore sudcoreano si spinge forse più in là del suo predecessore e ci mostra la logica conseguenza alla quale la nostra società è votata dal paradosso tecnologico che stiamo vivendo. Non mancano certo le chicche da maestro del grottesco sanguinolento, dialoghi pieni di doppi sensi, ma tutte abbastanza ‘contenute’ e niente che non sia già stato visto. Leitmotiv del film rimangono gli alberi, fonte di legno da cui nasce la carta. Nel film hanno molteplici funzioni e servono spesso da metafora: usati come nascondiglio, vengono più volte piantati, poi sradicati, modellati (fino alla rottura), tagliati e infine trasportati. Anche le case dei protagonisti sono tutte immerse nel verde dei boschi o hanno vasti giardini. Un natura che osserva e tace, rimane quieta per quanto brutali possano essere i delitti.
Sembra che Park Chan-wook abbia definito No Other Choice il film di una vita, e non solo per l’incredibile protrarsi nel tempo del progetto, ma anche perché può essere visto come una metafora della dedizione al lavoro artistico, sottintendendo così quello suo cinematografico. L’opera è sicuramente un buon thriller satirico e vale la pena uscire per una fredda serata di gennaio per andarselo a vedere al cinema, ma è lontana dal conquistarci ed entusiasmarci come hanno fatto altri suoi film, e la brutale, radicale ‘scelta’ del protagonista non ci risulta essenziale e inderogabile come forse potrebbe.
In Concorso al Festival di Venezia 2025.
In sala dal 1 gennaio 2026.
No Other Choice – Non c’è altra scelta (Eojjeol suga eopda): – Regia: Park Chan-wook; sceneggiatura: Park Chan-wook, Lee Kyoung-mi, Jahye Lee, Don McKellar; fotografia: Kim Woo-hyung; montaggio: Kim Sang-beom, Kim Ho-bin; musica: Cho Young-wuk; scenografia: Ryu Seong-hie; ; costumi: Cho Sang-kyung; effetti visivi: Lee Seungje; interpreti: Lee Byung-hun, Son Yej-in, Park Hee-soon, Lee Sung-min, Yeom Hye-ran, Cha Seung-won; produzione: Moho Film, KG Productions; origine: Corea del Sud 2025; durata: 139 minuti; distribuzione: Lucky Red.
