Notti in bianco, baci a colazione di Francesco Mandelli

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Un mese circa dopo Tre piani di Nanni Moretti (https://close-up.info/tre-piani/) abbiamo visto, presentato alla Festa di Roma (ma è già uscito in alcune sale italiane) Notti in bianco, baci a colazione di Francesco Mandelli, rispetto al quale l’ultima opera del regista romano si carica di un valore assoluto, di una inaudita grandezza. Nel cinema come nella vita è tutta questione di valutazioni comparative. Perché viene spontaneo, pur nella diversità dello spessore dei due registi e nella diversità delle ambizioni oltreché dei generi di riferimento, paragonare questi due film? Perché entrambi rappresentano una riflessione sullo stato in cui versa la famiglia mononucleare. Ma tanto il film di Moretti, disilluso e triste, depresso e senile quanto si vuole, rappresenta comunque una spietata radiografia di questa istituzione borghese, tanto quello di Francesco Mandelli appare stucchevole e dolciastro nel rappresentare un universo famigliare così posticcio e così incapace di porre e di porsi problemi veri, cullandosi in false alternative che portano indietro l’evoluzione della società civile di decenni.

Tratto da un romanzetto di Matteo Bussola, scrittore e fumettista, che non abbiamo letto e che al termine del film certamente non ci è venuto voglia di leggere  – lo stile e il tono si intuiscono dalla voce fuori campo del protagonista che si chiama Matteo (Alessio Vassallo), che è scrittore e fumettista, un testo quindi con tutta evidenza autobiografico, forse neanche in grado di ambire alla patente di autofiction -, il film racconta di un padre casalingo che si occupa delle tre figlie in una casa colonica incasinata di Bracciano che avendo in passato lasciato un posto fisso avrebbe accarezzato forse ancora accarezzerebbe il progetto di sfondare nel mondo del fumetto. Le promettenti tavole incentrate su un supereroe antieroe se ne stanno tuttavia sul tecnigrafo a prendere polvere e le zampate di cani ribelli. Bambine e cani fanno del protagonista dunque un individuo a forte rischio frustrazione.

E uno/una si chiede: la mamma dov’è? I genitori sono per caso separati? Nient’affatto, mamma Paola (Ilaria Spada), lei sì, è una fumettista affermata che, così si dice ma mai si vede, lavora di notte (da qui il titolo) peraltro da un certo tempo in qua senza costrutto: non disegna, non scrive, è vuota e svuotata, al punto che è costretta a vampirizzare storie altrui per portare faticosamente avanti un progetto, a proposito del quale la sua agente la incalza. Dunque lui è stressato, lei è stressata, la classica situazione lose/lose.

Il film che dura novanta minuti, più o meno ne impiega la metà per descrivere questo stato di partenza, che si regge su piccoli sketch, personaggi di contorno, come l’addestratore del nuovo cane, pseudo-Don Giovanni new age a cui la protagonista ruba la storia o l’amico di lui, consigliere se possibile ancor più sfigato. L’unica vera novità accade quando all’orizzonte ricompare una ex stagista (neanche troppo segretamente innamorata) di Matteo che è diventata una scout nel settore del fumetto e che viste le cartelle impolverate di lui e avendo stabilito, bontà sua, che Matteo è talentuoso assai, le apre la strada nella ville Lumière (raffigurata dal regista senza la minima traccia di originalità). E qui si aprirebbe il conflitto, o presunto tale: può l’ultratrentenne Matteo accettare la proposta di stare sei mesi a Parigi, con un contratto da favola e benefit pagati abbandonando così il disfunzionale nido di Bracciano? Ma stiamo scherzando, certo che no, anche perché qui parte un monologo insopportabile sul fatto che stare a Parigi significherebbe perdersi la commovente crescita delle bambine e i riti quotidiani a esso connessi. Un finto conflitto, appunto, una finta alternativa, visto che neanche per un istante viene presa in considerazione l’ipotesi, porca miseria, di trasferirsi tutti e cinque a Parigi, non sia mai che le figlie vedano qualcosina di diverso dalle sponde del lago e dal paesaggio da cartolina della campagna laziale. Questa visione esclusiva della genitorialità è parsa così retrograda, così appunto stucchevole, che il film – regolarmente finanziato dal Mibact, sarebbe interessante chiedersi perché, e prodotto dalla Rai – ha provocato a più riprese una profondissima irritazione. In una recensione dove, per una volta, abbiamo rivelato molto, vi risparmiamo per lo meno la scena finale, autentico acme del prevedibile.

A rendere il tutto anche banalmente ammiccante: l’uso di tecniche pseudo-avanguardistiche, split screen e soprattutto, soluzione di rara originalità, effetti grafici stile fumetto appunto, con drin, plof, bang, gulp.

In sala dal 21 ottobre.


Cast & Credits

Notti in bianco, baci a colazione  – Regia: Francesco Mandelli; sceneggiatura: Salvatore De Mola; fotografia: Massimo Schiavon; montaggio: Julian Panzarosa; interpreti: Alessio Vassallo, Ilaria Spada, Giordano de Piano, Tess Masazza, Niccolò Senni, Enzo Garinei, Francesco Mandelli; produzione: Red Film, Raicinema, Selenium Films; origine: 2021, Italia; durata: 90′; distribuzione: Altre Storie.

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